Vol IV n.64
Vol III n.85
Ogni anno nel mondo una persona su tre sopra ai 65 anni cade. E spesso da una piccola caduta iniziano i dolori: fratture e contusioni, periodi di riposo forzato, difficoltà nel recuperare tono muscolare e salute. Chi finisce a terra, tende poi a cadere nuovamente dopo il primo incidente (accade a metà di questa popolazione). Per questo i ricercatori della facoltà di medicina dell’Università di Ginevra hanno indagato sui modi per incoraggiare la popolazione adulta a esercitarsi per migliorare equilibrio e postura e scongiurare il pericolo cadute.
LEZIONI DI PIANO – Scoprendo un legame tra il suono del pianoforte e la percentuale di cadute: chi si allena seguendo le melodie suonate con questo strumento finisce infatti per cadere meno. Lo studio è durato un anno intero e ha osservato i comportamenti di 137 senior ospitati da una comunità per anziani in Svizzera, in maggioranza donne. Gli ospiti sono stati divisi in 2 gruppi: il primo ha seguito per un’ora alla settimana lezioni di ginnastica ed esercizi di equilibrio con un accompagnamento al pianoforte mentre il secondo gruppo ha continuato a svolgere le sue attività abituali. Nel secondo semestre i ruoli si sono capovolti, per permettere a tutti di seguire le lezioni al piano. La lezione prevedeva una serie di esercizi come il camminare lungo una traiettoria a tempo di musica, oppure variare il passo per assecondare il ritmo dettato dalla tastiera.
RISULTATI – Dopo sei mesi di allenamento, chi aveva lavorato con il pianoforte cadeva percentualmente meno: 24 cadute in tutto per i 66 partecipanti contro le 54 cadute del secondo gruppo, composto da 68 persone. Stesso risultato raggiunto poi anche dal secondo gruppo, che aveva ricevuto le attenzioni e svolto gli allenamenti nel secondo semestre. C’è di più: come racconta Andrea Trombetti, a capo della ricerca, «l’esercizio può contrastare i fattori chiave delle cadute, come un equilibrio incerto, e permette conseguentemente di ridurre il rischio di cadere tra gli anziani». Quegli anziani che dopo un’ora la settimana di esercizi con piano non solo cadevano meno, ma mostravano maggiore sicurezza nel passo, decisione nella falcata, oltre che velocità di camminata.
fonte: www.mtonline.it
Vol III n.69
In questa immagine visibili gli accessi alle pagine della rivista avvenute nel mese di Ottobre 2010. Dalla sua prima pubblicazione la rivista ha visto una crescita esponenziale di lettori, merito questo anche della implementazione di nuovi servizi Online. Di seguito la geolocalizzazione degli accessi in Italia in cui si ben evidenzia che la rivista è seguita da lettori sparsi in ogni regione. I numero maggiore di accessi dalle città di Roma e Milano. Continuate a seguirci.
Vol III n.32
Dal mese di Novembre 2001 a Maggio 2002, è stata realizzata una attività di Musicoterapia con pazienti anziani.Gli incontri musicali si sono incentrati sull’ascolto e sul canto, la musica è sempre stata realizzata dal vivo senza l’ausilio di registratori o impianti stereofonici. Gli incontri musicali hanno avuto una modalità di gruppo, ad ogni incontro erano presenti dalle 10 alle 20 persone. Il repertorio dei canti proposti dal Musicoterapeuta era di tipo popolare. Gli anziani hanno partecipato con entusiasmo, molti di loro hanno cantato seguendo i testi delle canzoni, altri hanno ascoltato con attenzione. I canti sono stati seguiti da verbalizzazioni e discussioni di gruppo sui ricordi e sulle sensazioni emotive che le musiche suscitavano nelle persone. La musica ha permesso il riaffiorare di ricordi della loro giovinezza, l’intensità emotiva raggiunta in determinate situazioni è risultata molto coinvolgente. Soprattutto in alcuni pazienti privi della vista l’attività del canto è stata vissuta come un appuntamento settimanale importante dal punto di vista personale. Durante gli ascolti alcuni pazienti hanno sentito il bisogno di esprimere la carica vitale espressa dalla musica tramite il corpo, chi cercando di ballare, chi battendo il tempo con le mani. La Musicoterapia ha fini socializzanti importanti, è una occasione per ritrovarsi insieme e per esprimere i propri stati d’animo positivi e negativi. Il Musicoterapeuta deve creare quel “clima” ideale dove riesce ad esprimersi sia il paziente estroverso sia quello più schivo e riservato. Nel gruppo di anziani che hanno seguito l’attività di Musicoterapia è stato possibile riscontrare un coinvolgimento ed una partecipazione progressiva anche in quei pazienti più chiusi e meno socializzati.
Articolo già presente nell’archivio articoli del sito www.pamonline.it
Autore Andrea Benecchi
Vol III n.13
Tutta la musica, ad eccezione del canto, è prodotta attraverso strumenti musicali e/o oggetti sonori. Non esiste genere musicale che non abbia bisogno dei propri specifici strumenti.
Anche la musicoterapia ha un proprio strumentario di base. Ci sono strumenti complessi e strumenti più accessibili all’essere suonati.Ogni strumento ha una propria voce ed un proprio gesto musicale, come pure una propria forma, colore ed a volte anche odore. Normalmente chi pensa di iniziare a far musica, pensa subito ad uno strumento gia esistente, non pensa invece che magari la propria musica abbisognerebbe di uno strumento particolare che ancora non è stato commercializzato, standardizzato, codificato o costruito. La questione diventa ben più evidente nel caso della musicoterapia, dell’educazione musicale e dell’animazione musicale, infatti, scoprire lo strumento più adatto ad una specifica applicazione è cosa di fondamentale importanza e quindi l’avere a disposizione strumenti e oggetti sonori di vario tipo è indispensabile. I motivi che spingono alla realizzazione di un laboratorio per la costruzione di strumenti musicali e oggetti sonori sono molteplici, non ultimo il fatto di potersi costruire uno strumentario a basso costo magari riciclando materiali inutilizzabili. Costruendo strumenti è possibile partire dai gusti, dalle aspirazioni, dalla fantasia e dalle potenzialità specifiche dell’utente con un progressivo apprendimento di nozioni relative allo strumento costruito e a metodologie di lavorazione. Lo strumento in questione inoltre gratifica il costruttore e crea in questo un legame affettivo ben più importante che con uno strumento anonimo. Il laboratorio musicale fa vivere inoltre una diversa dimensione della musica, quella che non è dei conservatori o delle sale da concerto e neanche quella delle feste da ballo o dei concerti rock, ma neppure quella di un incontro di musicoterapia o di una lezione di musica. Costruendo strumenti si può parlare di loro e di noi, si può stare ad osservare come lavora un compagno oppure si può ascoltare musica a programma o fischiettare una canzonetta mentre si lavora, si può inoltre provare il nostro strumento in fase di realizzazione udendone i primi vagiti. Oltre a tutto quello che è stato detto ci sono una miriade di attività che possono nascere come conseguenza al laboratorio di costruzione musicale creando una rete con l’ambiente sociale circostante e con le realtà del lavoro (artigianale, commerciale ed industriale) presenti sul territorio, ad esempio mostre degli strumenti realizzati, spettacoli particolari ed originali, fiere, mercati, realizzazione di musiche e suoni nuovi altrimenti irrealizzabili, musiche d’insieme con organici non convenzionali. Altro aspetto non meno importante è che possono essere realizzati strumenti con note diverse dalle 12 da noi anche troppo conosciute, ad esempio strumenti quartitonali, pentafonici, ad ottavi di tono, a temperamenti differenti dal nostro, a scale naturali, etniche o intonate diversamente secondo i nostri gusti. Si possono realizzare inoltre, oggetti sonori dal suono o rumore complesso. In questa nuova dimensione l’accademismo perde di significato ma in compenso acquistano valore la creatività e la peculiarità delle persone, in qualsiasi situazione fisica o psicologica che siano. Il valore educativo del laboratorio di costruzione musicale può essere visto come integrato ed integrante in altre attività quali la drammatizzazione, l’educazione musicale, la storia dei popoli, la matematica, la geometria, la fisica, il disegno, le applicazioni tecniche, la composizione, la geografia, l’educazione artistica, la psicologia e la psicomotricità. Dall’esperienza fatta si può affermare che questo tipo di attività si adatta a diverse tipologie di utenti, bambini, ragazzi, portatori di handicap, tossicodipendenti, anziani, disadattati, psicotici ed addirittura malati del morbo di Alzheimer ed ai musicisti. Chiaramente ogni utenza necessita di propri accorgimenti, tempi e progetti e in ogni modo, giacché l’attività parte dalla persona e dalle sue scelte, sì riesce sempre a realizzare dei percorsi creativi.
Vol III n.2
Musicoterapia come scambio intergenerazionale tra bambini e anziani.
“I nonni sono coloro che vengono da lontano e vanno per primi, ad indagare oltre la vita;sono i vecchi da rispettare per essere rispettati da vecchi; sono il passato che vive nelpresente ed i bambini sono il presente che vedrà il futuro
Anziani e bambini insieme protagonisti di un importante progetto della Dott. Achilli AnnaChiara, musicoterapeuta nel centro diurno della Cooperativa sociale C.A.D.I.A.I. diBologna: un gemellaggio tra due generazioni diverse che coinvolge il Centro Diurno perAnziani Cà Mazzetti di Casalecchio di Reno e la Scuola Materna Esperanto.Così la musica riafferma il suo potere di mezzo di comunicazione, linguaggio universale,capace di suscitare emozioni, stati d’animo ma soprattutto ricordi del passato ; diventaelemento essenziale per il superamento di stereotipi e pregiudizi e per lo sviluppo dellacreatività , della fantasia e del senso ritmico.L’ espressività spontanea individuale e di gruppo viene stimolata con la realizzazione digiochi del passato, quelli tradizionali, accompagnati dalla musica, filastrocche, fiabemusicali,oltre ai laboratori di creatività e di manipolazione con materiali diversi in particolarioccasioni festive pasquali, natalizie, di primavera, della mamma .Così gli anziani recuperano il proprio passato e la storia della propria collettività, diventano custodi e testimoni di antiche tradizioni fatte di giochi, canti, lavori, cibi, storie fantastichee/o popolari, raccontate con l’emozione del ricordo. Con i bambini gli anziani tornano adultiresponsabili, si risvegliano, come riaffiorassero lontane tracce del loro passato di bambinie genitori .Ai bambini, invece, viene data l’occasione di avvicinarsi all’anziano spesso percepitocome la figura di un nonno e di accostarsi alla conoscenza di una realtà spessoimmaginata e stigmatizzata dal mondo adulto secondo stereotipi negativi. Il contatto congli anziani rasserena e costringe i piccoli a ritmi più lenti e quindi a comportamenti piùtranquilli. Ne viene migliorata la loro capacità di concentrazione e di apertura verso gli altrianche in situazioni di handicap.Mettere in relazione anziani e bambini è favorire esperienze personali di arricchimento disé,del proprio mondo fatto di immagini diverse ma unite dallo stesso punto di partenza e diarrivo in cui la prima e la seconda infanzia convergono nel cerchio della nostra vita.
Musico terapeuta
Dott.Achilli Anna Chiara
Vol II n.35
I vecchi raccontano il Novecento
Il cofanetto si compone di un libro e di un DVD.
Il libro. Settanta ritratti di nonni scritti dai nipoti. Vite emozionanti di postini, maestre, ladri, pastori, preti, minatori e soldati… E il Novecento italiano appare, violentato dalle guerre, povero, mai disperato.
A cura di Giacomo Papi. Con interviste a Mario Monicelli, Alberto Asor Rosa e Alessandro Portelli.
Il Dvd. Una storia emotiva del secolo scorso. I giochi dei bambini di una volta, la paura dei bombardamenti, l’emozione di un viaggio di nozze in 500. La storia sono i cadaveri per le strade di Caltanissetta visti da un bambino una mattina di guerra, è il canto Lili Marlene dei tedeschi accampati una notte in Lucania. Sono i ricordi di Andrea Camilleri: l’arrivo dei pescherecci a Porto Empedocle, le luci di Sfax in Tunisia, i fatti di sangue narrati dai cantastorie e una lettera che inviò a Mussolini e la risposta che ottenne. Banca della memoria, che ha curato il cofanetto, è un progetto nato il 15 giugno 2008 per iniziativa di Lorenzo Fenoglio, Franco Nicola, Luca Novarino e Valentina Vaio. Ha raccolto in tutta Italia piú di 2000 interviste video e le ha pubblicate su www.bancadellamemoria.it
Banca della Memoria (a cura di), “Io mi ricordo”, Einaudi, Torino, 2009,pp. XXVIII
Vol II n.30
Filmato Youtube
Youtube comment: Universidade de Brasília usa a música no tratamento do mal de Alzheimer.
Reportagem: Leonardo Santos
Vol II n.29
Filmato Youtube
Youtube comment: Just what the title says, my granpa with alzheimers playing piano. Not sure how long it had been since he had played but I’m sure it was well over a decade.
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