Alzheimer, lo studio: “I cani curano meglio degli uomini”

Vol VII n.26

fonte: www.redattoresociale.it

La ricerca è stata condotta dal Centro Amaducci di Sesto Fiorentino e sarà presentata al Congresso dei Centri Diurni a Pistoia. Lo studio ha coinvolto due cuccioli e dieci anziani. Il contatto ha ridotto le manifestazioni di ansia e di tristezza, mentre ha aumentato in modo evidente quelle di piacere e interesse

PISTOIA – Alzheimer, i cani curano meglio degli uomini. E’ l’estrema sintesi della ricerca condotta dal Centro Diurno Alzheimer Amaducci di Sesto Fiorentino (Firenze), pubblicata dalla rivista scientifica International Psychogeriatrics e presentata a Pistoia nell’ambito del 5° Congresso nazionale sui Centri Diurni Alzheimer. Lo studio è stato condotto dall’Unità di Ricerca in Medicina dell’Invecchiamento dell’Università di Firenze (dottor Enrico Mossello insieme ai professori di Geriatria Giulio Masotti e Niccolò Marchionni) con la psicologa Francesca Mugnai, presidente dell’associazione Antropozoa e responsabile all’ospedale pediatrico Meyer del progetto Pet therapy. La ricerca ha coinvolto due cuccioli e dieci anziani malati, ultrasessantenni afflitti da demenza grave ed è stato condotto in due fasi. Prima sono stati sottoposti i pazienti per tre settimane ad attività con l’aiuto di peluche. Poi sono stati sostituiti i peluche con i due cani sempre per un periodo di tre settimane. Ciò che non è accaduto nella prima fase si è invece verificato nella seconda. Il contatto con Muffin e Gynni, i due cuccioli, ha ridotto le manifestazioni di ansia e di tristezza, mentre ha aumentato in modo evidente quelle di piacere e interesse, sentimenti che in questa categoria di pazienti sono decisivi indicatori di qualità della vita. Nel corso della seduta i malati sono usciti anche dall’immobilità con un  significativo risveglio delle attività motorie. Ma ciò che ha dato particolare valore al test è che le positive variazioni di umore e di comportamento sono state osservate anche successivamente a distanza di ore.

Secondo il dottor Mossello, questi fenomeni sono da interpretare in un solo modo: “la pet therapy è più efficace del semplice contatto umano per migliorare il tono affettivo e aumentare l’attività fisica dei pazienti, peraltro secondo uno schema di benefici sulla demenza già ben individuato. La pet therapy può infatti ravvivare i meccanismi cerebrali dell’attenzione, stimola il coordinamento psicomotorio, riaccende motivazioni, aiuta a relazionarsi. Può ridurre i sintomi psicologico – comportamentali evocando emozioni positive, stimolazioni tattili piacevoli, elementi ludici. Arriva perfino a costruire una relazione non verbale con l’animale e, spingendo a portarlo a spasso, incentiva l’attività fisica”. (js)

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