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Video “Ricordi Sonori”

RICORDI SONORI -Gli anziani cantano e raccontano-

Il video è la condivisione di una esperienza di musicoterapia con persone anziane dalla quale è emerso un importante patrimonio umano-musicale che non può rimanere rinchiuso tra le mura della casa di riposo. Gli anziani protagonisti del video cantano e raccontano di sé stessi e del  territorio nel quale sono vissuti. Così come la musica può fare da ponte tra il presente e il passato degli anziani, il video vuole essere un ponte tra le generazioni mostrando come gli anziani siano persone vive e vitali, che possono raccontare e cantare il nostro passato.

[vimeo]http://www.vimeo.com/98711151[/vimeo]


Antonio Sodano, diplomando al Corso Quadriennale di Musicoterapia di Assisi, dal 2012 collabora stabilmente con la Casa Protetta VILLA SERENA di San Romualdo (RA). Nel 2014 ha condotto progetti di musicoterapia per le strutture gestite dall’ASP Bassa Romagna. Dal 2012 collabora con la Soc. Coop. CADIAI di Bologna realizzando progetti di musicoterapia per la disabilità.

Il video sarà presentato dall’autore durante la giornata seminariale de “La musica della vita” a Fognano Ravenna il 15 Febbraio 2015 maggiori info su www.lamusicadellavita.eu

UN PIANO PER TUTTI! Le grandi stazioni ferroviarie si fanno adottare dalla musica

Musica dal vivo, no-profit e pianoforte per tutti. Le stazioni ferroviarie adottano pianoforti, anzi sarà la musica a prendersi cura di questi spazi e di tutti coloro che li attraversano. Alla stazione di Venezia S. Lucia, ad esempio, l’11 settembre 2014 è arrivato Lucy, un “pianoforte da strada” dedicato al compositore e scrittore veneziano Ernesto Rubin de Cervin, scomparso a marzo del 2013. Un video ne racconta l’arrivo.  Tutto nasce da un tenero progetto culturale chiamato “United street pianos” e nato da un’idea della cantante e pianista italiana Sofia Taliani che ha avuto l’ispirazione grazie ad una esperienza di due mesi vissuta suonando pianoforti da strada nella stazione londinese di St Pancras. La partecipazione delle persone che in quei “non luoghi” (sempre più veloci e spersonalizzati), si fermavano ad ascoltare o a suonare, comunicavano e condividevano “quasi 24 ore al giorno rendendo la stazione un posto più umano”, l’ha spinta a desiderarne una versione simile a Venezia e magari in tutte le altre stazioni di grandi città italiane ed europee. Lucy ad oggi è l’unico piano pubblico legato al progetto, ma, come spiega l’ideatrice “stiamo lavorando a Vienna, dove ora mi trovo, per metterne almeno due in Austria”.

[youtube width=”600″ height=”338″]https://www.youtube.com/watch?v=U_Hqup3gYAc[/youtube]
Lo scopo dei “pianoforti di strada” 
è principalmente quello di unire le persone. Curiosi, viaggiatori, musicisti, adulti, vecchi e bambini, possono incontrarsi e ritrovarsi in un luogo che grazie alla musica diventa per tutti spazio comune, condiviso, uguale. United street piano  vuole ricordare semplicemente al mondo che “siamo umani”. Il progetto si mantiene a seguito del lavoro e dell’amore per la musica di tutti coloro che gli ruotano intorno: c’è chi lo sostiene con entusiasmo e donazioni, chi regala il proprio tempo, la propria professionalità, chi può far dono del proprio strumento. Per il resto, spiega Sofia Taliani “non ha bisogno di nulla” e comunque “offrire” è il massimo che si possa fare. Gli organizzatori ringraziano per la collaborazione all’iniziativa l’artista inglese Daisy Rickman, Dakota West, scrittrice veneziana che ha tenuto in piedi il blog e sostenuto Sofia Taliani durante tutta l’estate del 2014 mentre si cercavano aiuti per rendere possibile la nascita di Lucy. Pierluca Albanese grafico e beatboxer italo-francese, Sergio La Saponara che si prenderà cura del pianoforte della stazione di Venezia e naturalmente Grandi Stazioni perché, come sottolinea la stessa Taliani “senza di loro non si faceva nulla”. (sl) [youtube width=”600″ height=”450″]https://www.youtube.com/watch?v=Pz7GksjQc1M[/youtube]

Aula multi sensoriale

Vol VII n.25

In questi filmati alcuni spunti per realizzare un’aula multisensoriale….. dispositivi vibranti sulle varie superfici. Un buon inizio per pensare progettare un ambiente musicale di musica recettiva.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=FRxCJTVzFro[/youtube]

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=SK2TK4QSL80[/youtube]

per info dettagliate contattare gli autori dei video:GO SOUND Torino Via Cavalli 22 10138 Torino
Canali YouTube/Facebook: GOSOUNDTORINO p.coruzzi@go-sound.com  www.go-sound.com

Figli che assistono i genitori malati di Alzheimer: il dolore e la rabbia in un film

Vol VII n.9

Si intitola “Vittorio, Capitan Pistone…e tutti gli altri” il documentario scritto, diretto e prodotto da Mara Consoli che intreccia il racconto del padre Vittorio con le testimonianze di persone che hanno familiari affetti dalla malattia, senza aiuti e senza informazioni

14 febbraio 2014
fonte: http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/454687/Figli-che-assistono-i-genitori-malati-di-Alzheimer-il-dolore-e-la-rabbia-in-un-film

ROMA – “Per capire cos’è l’Alzheimer, bisognerebbe entrare nella testa di un malato. Per capire cosa vuol dire assisterlo, bisogna passarci insieme giorni, mesi, anni”. E’ un diario di viaggio, che ripercorre le fasi di una malattia che colpisce in Italia un milione di persone, il documentario “Vittorio, Capitan Pistone…e tutti gli altri” scritto, diretto e prodotto da Mara Consoli. Il lavoro si muove su un doppio binario, intrecciando il racconto di Vittorio, padre di Mara, con le testimonianze di persone che hanno, o hanno avuto, familiari affetti d’Alzheimer. E mostrando così  il progressivo spaesamento di malati e familiari, abbandonati a loro stessi, nella quasi totale mancanza d’informazione, di assistenza, di strutture e di aiuto.

“Ho impiegato quasi 8 anni per realizzare questo documentario – afferma l’autrice – convinta che la storia di Vittorio, Enzo, Pina, Massimo, Rinaldo, Eva, Franco, Amedeo … e tutti gli altri abbia un senso solo se non la si consegna all’oblio. La memoria è un patrimonio al quale attingiamo per immaginare e costruire un futuro migliore. E una società migliore è quella che non dimentica, nemmeno chi è vecchio, malato, bisognoso”. Il film è stato selezionato da numerosi festival internazionali , e ha il patrocinio dell’Aima (Associazione Italiana Malattia d’Alzheimer ) e dalla Sigos (Società Italiana Geriatri Ospedalieri)

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=VU2KT-X097I[/youtube]

“Mentre mio padre, poco a poco, perdeva pezzi di sé, io cercavo di ottenere informazioni su come   aiutarlo, dargli sollievo. Una lotta solitaria, perché in Italia i servizi di assistenza socio sanitaria per i malati di Alzheimer sono carenti, male distribuiti e di difficile accesso –continua la regista -. Spesso ai familiari non viene spiegato cosa accadrà, come accudire al meglio il malato o quali servizi hanno a disposizione. E si trovano caricati di un peso psicologico, emotivo, sociale ed economico enorme. Al dolore di vedere il tuo caro diventare perdere la memoria, alla fatica di assisterlo, si aggiunge la rabbia verso un paese che vorrebbe togliergli anche la dignità. Eppure è bastato guardarmi attorno per rendermi conto di quante persone vivevano il mio stesso problema”.

Come Adriana,  sua madre è al terzo stadio della malattia, non parla più e deve essere vestita, lavata, imboccata. Passa le sue giornate dentro casa, facendo avanti e indietro per le stanze, ormai quasi completamente spogliate dei mobili, oggetto delle sue molteplici ossessioni. O come Marco, che per stare vicino al padre ha dovuto abbandonare il lavoro, perché solo così può essere sempre pronto ad accompagnarlo dal medico, intrattenersi con lui, accorrere quando c’è un’emergenza. E, naturalmente, sostenere sua madre. “Sono vite dimenticate, come quella di Rinaldo, Franco, Enzo, Amedeo, Eva… tutti malati di Alzheimer –aggiunge l’autrice – Ho cominciato così a raccogliere le pagine strappate di altri libri, di altre storie. E le ho rilegate insieme in questo documentario, dando voce e spazio a emozioni, pensieri, realtà che la scienza non può descrivere e che, solitamente, rimangono confinate nelle mura di una casa, chiuse nella prigione silenziosa in cui ti costringe l’Alzheimer”. Nel titolo Consoli cita “Capitan Pistone”:  “è uno degli  innumerevoli personaggi immaginari di mio padre –spiega -. Ho scelto lui come rappresentante della categoria perché, oltre ad essere uno dei più frequenti, ha un nome divertente, come tanti momenti passati con mio padre. Tutti gli altri… sono il milione di malati presenti oggi in Italia”. Consoli ha deciso anche di usare “Capitan Pistone” come nome del sito che sta allestendo come piattaforma per lo scambio di informazioni tra caregiver. Il documentario invece sarà trasmesso in anteprima domenica 16 febbraio su Rai3 in tarda serata, tra le 23 e le 24.

La “sfida all’amore” di un figlio e un padre malato di Alzheimer

Vol VII n.5

“Un reto al cariño”: si intitola così il video realizzato da Richard, figlio di un uomo malato di Alzheimer, per condividere e raccontare i gesti quotidiani e le cure dedicate al genitore che soffre di allucinazioni e non si riconosce allo specchio

ROMA – “Alzheimer, un Reto al Cariño”, una sfida all’amore. Si intitola così il video che Richard, il figlio di un uomo malato di Alzheimer, ha realizzato per raccontare i gesti quotidiani e l’amore che lo lega al padre. “Mio padre si guardava allo specchio, ma non riusciva a capire quello che osservava, salutava la persona che aveva davanti, ‘Ciao buona giornata!’ Salutava sé stesso e ora penso che di fronte a uno specchio non vede nulla”, confida Richard.

[youtube]http://youtu.be/vsjohNujiXU[/youtube]

Nel video vengono proposti momenti della giornata in cui il padre crede di essere altrove, quando invece è a casa: allucinazioni, discorsi che senza senso, persone che esistono solo nella sua immaginazione. Al toccante racconto di come il figlio assiste suo padre, si sovrappongono le immagini dell’album di famiglia, quando era il padre ad occuparsi di Richard bambino. Una tenera storia, in cui la malattia, nel tempo, ha invertito i ruoli, ma l’essenziale, come l’amore, persiste. “Bisogna avere cura della sua vita e prendersi delle responsabilità perché sei tu che decidi, sei un po’ come un genitore, è questo quello che mi è accaduto. Essere il figlio più piccolo e diventare il padre di mio padre”. Il video è accompagnato da una serie di interventi come quello dello psichiatra Barry Reisberg che spiega come la caratteristica funzionale della malattia è esattamente l’ordine inverso di acquisizione di quelle stesse funzioni che si verificano nel normale sviluppo umano, questo significa che le fasi della malattia possono portare a corrispondenti età mentali. Capire il rapporto di ogni fase legata all’età mentale fornisce una maggiore comprensione della persona, dei suoi bisogni emotivi e delle cure necessarie nella relazione che si instaura. La malattia del “lungo addio” come in tanti chiamano l’Alzheimer, colpirà in Italia oltre 3 milioni di persone in trent’anni. (Itati Paulina)

Fonte: http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/452815/La-sfida-all-amore-di-un-figlio-e-un-padre-malato-di-Alzheimer