Category Archives: Riabilitazione

Alzheimer, lo studio: “I cani curano meglio degli uomini”

Vol VII n.26

fonte: www.redattoresociale.it

La ricerca è stata condotta dal Centro Amaducci di Sesto Fiorentino e sarà presentata al Congresso dei Centri Diurni a Pistoia. Lo studio ha coinvolto due cuccioli e dieci anziani. Il contatto ha ridotto le manifestazioni di ansia e di tristezza, mentre ha aumentato in modo evidente quelle di piacere e interesse

PISTOIA – Alzheimer, i cani curano meglio degli uomini. E’ l’estrema sintesi della ricerca condotta dal Centro Diurno Alzheimer Amaducci di Sesto Fiorentino (Firenze), pubblicata dalla rivista scientifica International Psychogeriatrics e presentata a Pistoia nell’ambito del 5° Congresso nazionale sui Centri Diurni Alzheimer. Lo studio è stato condotto dall’Unità di Ricerca in Medicina dell’Invecchiamento dell’Università di Firenze (dottor Enrico Mossello insieme ai professori di Geriatria Giulio Masotti e Niccolò Marchionni) con la psicologa Francesca Mugnai, presidente dell’associazione Antropozoa e responsabile all’ospedale pediatrico Meyer del progetto Pet therapy. La ricerca ha coinvolto due cuccioli e dieci anziani malati, ultrasessantenni afflitti da demenza grave ed è stato condotto in due fasi. Prima sono stati sottoposti i pazienti per tre settimane ad attività con l’aiuto di peluche. Poi sono stati sostituiti i peluche con i due cani sempre per un periodo di tre settimane. Ciò che non è accaduto nella prima fase si è invece verificato nella seconda. Il contatto con Muffin e Gynni, i due cuccioli, ha ridotto le manifestazioni di ansia e di tristezza, mentre ha aumentato in modo evidente quelle di piacere e interesse, sentimenti che in questa categoria di pazienti sono decisivi indicatori di qualità della vita. Nel corso della seduta i malati sono usciti anche dall’immobilità con un  significativo risveglio delle attività motorie. Ma ciò che ha dato particolare valore al test è che le positive variazioni di umore e di comportamento sono state osservate anche successivamente a distanza di ore.

Secondo il dottor Mossello, questi fenomeni sono da interpretare in un solo modo: “la pet therapy è più efficace del semplice contatto umano per migliorare il tono affettivo e aumentare l’attività fisica dei pazienti, peraltro secondo uno schema di benefici sulla demenza già ben individuato. La pet therapy può infatti ravvivare i meccanismi cerebrali dell’attenzione, stimola il coordinamento psicomotorio, riaccende motivazioni, aiuta a relazionarsi. Può ridurre i sintomi psicologico – comportamentali evocando emozioni positive, stimolazioni tattili piacevoli, elementi ludici. Arriva perfino a costruire una relazione non verbale con l’animale e, spingendo a portarlo a spasso, incentiva l’attività fisica”. (js)

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VII CONGRESSO NAZIONALE S.I.Ria.

Vol VI n.43

VII CONGRESSO NAZIONALE S.I.Ria. Società Italiana di Riabilitazione
L’unità biopsicosociale: idee e proposte innovative per allineare “performance” e “capacità”
Assemblea generale dei soci S.I.Ria.
4 – 5 – 6 Dicembre 2013
Marina di Castello Resort Golf & Spa Hotel 4* (ex. Holiday Inn Resort)

Presidente del Congresso: Michele Maglione

Comitato Scientifico:
Vincenzo Baldassarre
Claudio Cimmino
Marcello Ricci
Giovanni Romano
Francesco De Carolis

Segreteria organizzativa: 
Evoluzione e Salute

Modalità di partecipazione
Il VII Congresso Nazionale di S.I.Ria è accreditato ECM per l’intero programma di svolgimento e da diritto complessivamente a 40 crediti formativi ECM, di cui 4 per l’attività residenziale e 36 per l’attività FAD dal titolo: “Aspetti medico legali dell’assistenza riabilitativa: l’errore, il rischio e la cartella clinica”, la cui inaugurazione e la relativa convalida alla partecipazione avverrà nel corso del congresso.
Per aderire è necessario compilare l’apposito modulo d’iscrizione ed effettuare il pagamento della quota associativa di partecipazione tramite bonifico bancario, su conto corrente intestato a S.I.Ria., codice IBAN IT89N0101040101100000001571.
Il corso è dedicato a tutte le figure professionali.

Quanto costa
La quota associativa di partecipazione, comprensiva di coffee Break è pari a € 150,00.

******* Il Congresso è riservato esclusivamente ai soci S.I.Ria. ed a quelli che si assoceranno prima dell’inizio (quota di adesione euro 20,00).

Mercoledì 4 dicembre 2013

Ore 16,30 Assemblea Generale degli associati

Corso d’aggiornamento
L’unità biopsicosociale: idee e proposte innovative per allineare “performance” e “capacità”

Target partecipanti: tutte le figure professionali

Motivazioni: in quest’ultimo secolo si è assistito ad un progressivo aumento nello scenario delle cure mediche, della patologia cronica e ciò ha determinato negli operatori la necessità di focalizzare l’attenzione sulle conseguenze della malattia piuttosto che sulla malattia intesa come un’entità in sé stessa limitata. Da un intervento diagnostico e curativo episodico e di breve durata (sufficiente per la maggior parte delle malattie acute), l’incremento della patologia cronica associato alla aumentata spettanza di vita, ha portato con sé la necessità di prese in carico a lunga durata in cui acquista sempre maggior importanza la conseguenza della malattia, cioè le reazioni alla malattia sia dell’individuo affetto che dai suoi familiari e di chi è preposto alla sua assistenza. Nel 1986 l’OMS pubblicava la Carta di Ottawa contenente un’esplicita definizione del concetto di promozione della salute inteso come: «Processo che mette in grado l’uomo di aumentare il controllo sul proprio stato di salute al fine di migliorarla attraverso l’individuazione e la realizzazione delle proprie aspirazioni, il soddisfacimento dei propri bisogni e l’interazione produttiva con l’ambiente circostante».
La nuova definizione di benessere sanciva la necessità di non considerare l’individuo malato, ma un’unità bio-psico-sociale, affermando la centralità del rapporto uomo/ambiente, al fine di individuare le diverse variabili e la loro influenza sulla qualità della vita del singolo e delle comunità. Si può pertanto affermare, secondo l’attuale modalità di definire i diversi ambiti, che la sanità è soltanto una delle variabili della funzione salute, o meglio che essa è uno dei diversi enti che appartengono all’insieme salute.
La riabilitazione si è nel frattempo evoluta grazie allo sviluppo di nuove tecniche che hanno consentito recuperi funzionali prima insperabili e il progresso tecnologico ha reso disponibili materiali innovativi grazie ai quali realizzare ausili di nuova generazione, l’urbanistica ha dettato nuovi criteri e principi per lo sviluppo delle città e per la progettazione di arredi urbani privi di barriere e fruibili da tutti i cittadini.
Negli ultimi decenni, in sintesi, il progresso scientifico e tecnologico ha migliorato le possibilità di cura delle malattie, ridotto l’invasività di molte pratiche diagnostiche e terapeutiche e offerto ausili a elevato contenuto tecnologico prima impensabili.

Obiettivi: a conclusione del corso i partecipanti dovranno acquisire ulteriori conoscenze teoriche su:

nuove metodiche in riabilitazione;
– ausili ed altri facilitatori;
– riferimenti normativi in riabilitazione;
– reti socio-sanitarie;

abilità tecniche e pratiche su:
– moderne tecnologie in ambito riabilitativo;

miglioramento delle capacità relazionali e comunicative:
– nei confronti dei colleghi;
– nei confronti degli utenti.

Metodologia didattica: lezioni magistrali, relazioni su tema preordinato, confronto/dibattito tra pubblico ed esperto guidato da un conduttore, dimostrazioni tecniche senza esecuzione diretta da parte dei partecipanti, presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria.

Verifica apprendimento: test di valutazione con questionario.

Programma del Corso

Giovedì 5 Dicembre 2013
ore 08.30-09.30 Inaugurazione del Congresso(Michele Maglione)
Presentazione e Saluti(Vincenzo Maria Saraceni)
Lettura Magistrale: Unità bio-psico-sociale: benessere soggettivo e di comunità nel sistema Italia(Alessandro Giustini)

ore 09.30-10.30 Sessione I: Idee e proposte innovative relative a d465 – d470 – e120
“Idee e proposte innovative relative allo spostarsi, anche mediante mezzi di trasporto, utilizzando prodotti e tecnologie per la mobilità ed il trasporto in ambienti interni e esterni”
Presidente Maurizio Iocco
Moderatori Franco Cirillo – Vincenzo Baldassarre
– La mobilità domestica(Claudio Trombetti)
– Il montascale: è vera autonomia?(Salvio Zungri)
– Una città per tutti(Nunzio Racioppi)

ore 10.30 Coffee Break

ore 11.00-12.00 Sessione II: d – e
I fattori ambientali come barriera per qualsiasi attività e partecipazione”
Campania Felix”: attualità nella diagnosi e nel trattamento delle neoplasie e principi di riabilitazione oncologica
Presidente Clemente Servodio Iammarone
Moderatori Pasquale Bove – Carlo Melchionna
– Nuove frontiere della Radioterapia ed aspetti riabilitativi correlati(Marcella Gaetano)
– Aspetti fisici nelle nuove frontiere della Radioterapia(Pietro Castellone)
– Gli sviluppi della Radioterapia fra tecnica e tecnologia(Alessandro Indini)

ore 12.00-13.30 Sessione III: Tavola Rotonda: e5 “Servizi, sistemi e politiche come facilitatori e/o barriere per tutte le attività e partecipazioni”
Progettare per il benessere fra assistenza part time, veleni ambientali e spending review
Conduttore Vincenzo Niola
Intervengono: Maurizio D’Amora, Ernesto Esposito, Giuseppe Ferraro, Giovanni Persico, Maria Triassi ed altri rappresentanti delle Istituzioni

ore 13,30 Lunch

ore 14.30-16.30 Sessione IV: Idee e proposte innovative relative a d310 – d320 – e125
“Idee e proposte innovative relative alla comunicazione attraverso il linguaggio, i segni ed i simboli, utilizzando prodotti e tecnologie per la comunicazione”
Comunicazione Aumentata Alternativa
Presidente Giovanni Delrio
Moderatori Roberto Militerni – Giampina Grimaldi
– 
Comunicare per immagini(Paola Magri)
– 
Percorsi di CAA(Elisabetta Brancaccio)
– 
La CAA dalla parte della scuola(Stefania Sansone)
– 
La CAA dalla parte dei bambini (Paolo Vassallo)
– 
Il punto di vista del Neuropsichiatra Infantile(Domenico Dragone)
– 
Il punto di vista dello psicologo(Guido Militerni)
– 
Ausili di CAA touch screen dedicati(Caterina Di Sorbo)
– 
Una APP di CAA Made in Sud(Francesca Gramella – Rocco Sapienza – Domenica Sileo – Gianvito Summa)
– 
Sguardi di parole(Elvira Luongo)

ore 16.30-18.30 Sessione V: Idee e proposte innovative relative a d330 – e125
“Idee e proposte innovative relative al parlare e produrre messaggi non verbali, utilizzando prodotti e tecnologie per la comunicazione”
Presidente Raffaele Izzo
Moderatori Antonio Ciccone – Nicola Abbamondi
– 
La balbuzie: ruolo delle funzioni esecutive nella fluidità verbale e nella balbuzie(Andrea Di Somma – Vincenzo Di Maro)
– 
Le funzioni esecutive nello sviluppo degli apprendimenti del linguaggio, lettura, scrittura e calcolo(Andrea Di Somma)
– 
Il training integrato nella abilitazione dei disturbi del linguaggio e dell’apprendimento della lettura, scrittura e calcolo: due casi clinici(Valentina Costagliola – Imma Buonanno)
 “Dalle parole ai fatti: percorso operativo di didattica integrata”(Luisa Amitrano – Aurora D’Amore – Cristina Veneruso – Maria Soria)

ore 18,30 -19,00 Presentazione corso FAD
Dibattito su ““Aspetti medico legali dell’assistenza riabilitativa: l’errore, il rischio e la cartella clinica”(Arturo Armone Caruso)

ore 20,00 Cena Sociale

Venerdì 6 Dicembre 2013
ore 09.00-11.00 Sessione VII: Idee e proposte innovative relative a b280 – d – e580
“Idee e proposte innovative relative al trattamento del dolore ed alle modalità assistenziali in fisioterapia per facilitare le attività e partecipazioni”
Presidente Aldo Morelli
Moderatori Salvatore Calvaruso – Raffaele Di Mizio
– 
Digitalizzazione della pubblica amministrazione: i risultati del progetto dell’ASL Napoli 2 Nord sui percorsi terapeutici(Marcello Ricci)
– 
Tape Therapy – Applicazioni del taping neuromuscolare(Romano De Santis)
– 
Applicazioni di biorisonanza magnetica pulsata(Antonio Sacco)
– 
Valutazione baropodometrica piede piatto v/s piede cavo(Guido Boniello)

ore 11.00 Coffee Break

ore 11.30-13.30 Sessione VIII: Question Time – e140 
Prodotti e tecnologie per la cultura, la ricreazione e lo sport”
L’utilizzo di prodotti e tecnologie per il miglioramento della performance degli sportivi ed il recupero funzionale degli atleti infortunati
Conduttori Massimo Costa e Giorgio Caraffa
Risponde: Alfonso De Nicola e altri componenti lo staff sanitario del Calcio Napoli
Discussant Vincenzo Avallone, Mariano Malanga, Patrizia Morra, Domenico Tafuri, Luigi Fiorenza

ore 13,30 Lunch

ore 14.30-15.30 Sessione IX: Idee e proposte innovative relative a d530 – e580
“Idee e proposte innovative relative alla pianificazione ed all’espletamento dell’eliminazione di prodotti organici”
Presidente Francesco De Carolis
Moderatori Giuseppe Panariello – Luigi Iacobacci
– 
Appropriato utilizzo degli ausili ad assorbenza: i risultati del progetto dell’ASL Napoli 2 Nord nel contesto nazionale(Claudio Cimmino)
– 
Indicazioni cliniche e metodologie operative dell’Idrocolonterapia(Mario Perone)

ore 16.30-18.30 Sessione X: Idee e proposte innovative relative a e550
“Idee e proposte innovative relative ai servizi, sistemi e politiche legali come barriera e/o facilitatori per tutte le attività e/o partecipazioni”
Il Rischio Clinico in Riabilitazione ed implicazioni Medico Legali
Presidente Raffaele Gimigliano
Moderatori Giovanni Romano – Arturo Armone Caruso
– 
Aspetti Medico Legali(Claudio Buccelli)
– 
Aspetti Giuridici(Sabato Romano)
– 
Aspetti Assicurativi(Lorenzo Polo)

ore 18,30 -19,00 Approfondimento corso FAD e validazione iscrizioni
Dibattito su “Aspetti medico legali dell’assistenza riabilitativa: l’errore, il rischio e la cartella clinica”
(Arturo Armone Caruso)

ore 19,00 Chiusura Congresso

Ringraziamo
– 
Giuseppe Di Biase per il logo congressuale
– Evoluzione e Salute per la segreteria organizzativa e la grafica

 

MUSICOTERAPIA E RIABILITAZIONE INFANTILE

Vol VI, n.38

Applicazioni musicoterapeutiche presso Bethesda Children Hospital (Budapest)

Come è ben noto la Musicoterapia si sta sempre più diffondendo in Italia ed oltre i confini nazionali; i suoi benefici si consolidano e tutti gli esperti di calibro internazionale sono d’accordo sugli effetti positivi che la musica ha se viene applicata come terapia. Ad esempio, in questo periodo ho la possibilità di verificare personalmente tecniche e metodi applicati presso un ospedale pediatrico ungherese: Bethesda Children Hospital a Budapest.

L’ospedale è costituito da vari reparti, tra cui la riabilitazione e la neurologia. Proprio in questi due reparti si tiene regolarmente, una volta a settimana una seduta di musicoterapia condotta dalla musico terapeuta dott.ssa Christiane Hecker. Normalmente i bambini che prendono parte a queste sedute hanno un’età compresa tra 3 e 18 anni, principalmente con storie di epilessia o deficit motori, conseguenti a danni cerebrali o stati comatosi di gravità intermedia ed, infine, pazienti reduci da un periodo nel Centro ustionati che hanno quindi visto indebolita la propria capacità di movimento ed autonomia, dopo incidenti che hanno interessato severamente la loro mobilità, autonomia e funzionalità.

I principali obiettivi che ci si pone svolgendo queste sedute di musicoterapia sono: migliorare la capacità dei bambini di stare in gruppo, quindi tornare a socializzare con gli altri bambini che prendono parte all’attività e con i genitori; dare la possibilità ai pazienti di distrarsi e ridurre il livello di stress che, durante l’esperienza di malattia e di ricovero, è di sicuro alta ed infine, aiutare i bambini a utilizzare i cinque sensi in modo integrato ed appropriato. Fondamentalmente l’approccio terapeutico è finalizzato a riabilitare le capacità del paziente, che sono state perse od indebolite a causa dell’evento destabilizzante.

Ogni seduta di Musicoterapia è improvvisata: non c’è uno schema fisso perché tutto dipende dal numero dei partecipanti, dalla loro patologia, dalla loro compliance e partecipazione. Il musico terapeuta stesso capisce in che modo condurre la seduta grazie a segni indiretti che gli stessi bambini, inconsapevolmente inviano all’operatore: il linguaggio corporeo (mimica facciale, espressioni di divertimento o di noia, suzione del pollice, sorriso), la vicinanza o la lontananza dal genitore che indica se il bambino è a proprio agio o meno sono segni che il conduttore della seduta può intercettare per dirigere la seduta stessa.

L’elemento cardine che non manca ovviamente in queste sessioni è la musica. La particolarità è che la canzone che apre e chiude l’ora insieme è una canzone popolare ungherese che tutti, bambini e genitori, conoscono perché viene insegnata negli asili e nelle scuole primarie. Come spiega la dott.ssa Christiane Hecker, questa attività serve a permettere ai bambini di poter entrare in confidenza con l’ambiente e la situazione stessa che potrebbe scompensare l’equilibrio del bambino, già di per sé precario, a socializzare con gli altri componenti per poter formare un gruppo, a poter memorizzare i nomi dei partecipanti visto che tra una strofa e l’altra, ogni bambino pronuncia il proprio nome e ripete quello degli altri compagni. Vengono anche stimolate le abilità motorie visto che il gioco è condotto da una palla che viene lanciata tra i vari componenti del gruppo ed, infine, si stimola la capacità di memoria ed orientamento verso se stessi e verso gli altri che, in situazioni di ricovero o di deficit psico-motori, può essere compromessa.

A questo punto è il conduttore della seduta che decide come andare avanti: i giochi che vengono svolti  mirano sempre a rafforzare le abilità dei bambini che sono indebolite e ridotte  a causa del processo patologico e del decorso della malattia: dalla memoria all’orientamento (ad esempio: i bambini devono indovinare chi, tra gli altri bambini si nasconde dietro un lenzuolo), dalle abilità motorie alla socializzazione, al rilassamento, fino al rafforzamento della percezione sensoriale (tattile, uditiva, visiva) e della sfera cognitiva (i bambini devono individuare dove è stata nascosta la sveglia che suona).

Dopo circa un’ora insieme, si conclude la sessione tornando a cantare la stessa canzone che aveva aperto la seduta.

E’ possibile osservare come il comportamento dei partecipanti si possa evolvere durante quest’ora di musicoterapia, come la musica possa influenzare il loro modo di comportarsi: alcuni manifestano segni di rilassamento e sentendosi piuttosto adatti al contesto, altri bambini invece risultano essere più confusi e distratti dalla situazione, preferiscono rimanere distanti e non partecipare al momento di socializzazione. Questo accade perché ognuno di loro, ognuno di noi,  è legato al proprio vissuto, al proprio corpo e alla propria mente; ha un diverso modo di comportarsi, di esprimere le proprie emozioni e sentimenti.

Ovviamente questi risultati non devono essere interpretati come negativi: la musicoterapia e qualsiasi altro tipo di terapia riabilitante alternativa non devono essere abbandonate solo perché i risultati non coincidono con quelli previsti ed attesi, ma bisogna saper accettare qualsiasi segno perché ciò significa che comunque ciò che si è fatto, ha permesso di attivare arre sensitive del cervello, ha procurato sentimenti, ha sollecitato la mente, ha garantito sensazioni al corpo. Perciò ne è comunque valsa la pena!

 

Graziana Carbotti

 

L’ISOLA CHE NON C’È: VIAGGIO ATTRAVERSO LA MUSICA, EFFETTI SUL SONNO NEI PAZIENTI PSICHIATRICI. ANALISI NELLA STRUTTURA VILLA IGEA

Vol VI n.30
Dott.ssa
Graziana Carbotti, Dott.ssa Nadia Lami, Dott. Gaspare Palmieri

INTRODUZIONE

Nonostante risulti difficile riuscire a teorizzare la musica, questa è nata con l’uomo. Viene definita come una vera e propria colonna sonora della propria vita, un’autobiografia unica ed irripetibile. Nel corso della storia ne hanno parlato filosofi, sociologi, letterati, scienziati che hanno formulato varie teorie; alcuni pensavano che la musica avesse un funzione puramente estetica, altri come Aristotele pensavano che invece potesse educare e formare l’individuo e la collettività. Da secoli si parla anche della funzione terapeutica che la musica può avere: gli stregoni consideravano la musica come la “forza guaritrice” che, se associata a medicamenti e pozioni miracolose, mirava a ricreare l’equilibrio primordiale con l’Universo. Varie interpretazioni si sono susseguite nel corso del tempo fino a quando si è teorizzata la Musicoterapia nello scorso secolo. È una terapia integrativa, complementare che si inserisce in un nuovo approccio al paziente. Egli viene concepito come un’entità biopsicosociale , quindi l’équipe multidisciplinare interagisce in un processo che  ha come obiettivo quello di sviluppare le funzioni potenziali e/o residue dell’individuo, in modo tale che il paziente stesso possa migliorare l’integrazione inter ed intrapersonale e, consequenzialmente, possa migliorare la qualità della propria vita grazie ad un processo preventivo, riabilitativo e terapeutico (F. Burrai, 2008).

La musicoterapia si dimostra versatile, in quanto i suoi benefici, analizzati in varie sperimentazioni svoltesi in numerose realtà nazionali ed estere, sono significativi in pazienti con patologie differenti. Si è visto come la musicoterapia attiva aiuta i bambini autistici ad attivare livelli di espressione di abilità, a comunicare emozioni in modo pertinente ed adeguato e ad inserirli adeguatamente nella società. Anche nei pazienti con patologie cronico-degenerative la musica ha diminuito gli episodi di apatia, deliri ed allucinazioni. Inoltre la musica può essere utilizzata come analgesico nei pazienti sottoposti ad intervento chirurgico: analizzando una revisione sistematica, si è visto come, nell’immediato postoperatorio il decremento dell’uso di equivalenti della morfina è di 1 mg in 2 ore (riduzione del 18.4%), fino ad arrivare ad una diminuzione di 5.7 mg in 24 ore (riduzione del 15.4%) dopo l’intervento.

La musica si associa perfettamente anche ai pazienti con disturbi psichiatrici: forse perché esiste una similitudine tra musica e mondo della psichiatria. La prima ci permette di aprire nuovi orizzonti sensoriali e di entrare in uno stato di grazie e benessere psicofisico, di evadere verso “L’Isola che non c’è”, quando vogliamo; il secondo invece, cerca di studiare ed “entrare nella mente” di chi vive in modo diverso, non rinchiuso nelle regole imposte dalla nostra società. Come scrive Carlo Dossi: “I pazzi aprono le vie che poi percorrono i savi”. La musicoterapia viene applicata in pazienti con sindromi malinconiche, con sindromi presuicidarie, con sindromi depressive, ma soprattutto nei pazienti schizofrenici. La musica quindi aiuta a: distendere e rilassare, rafforzare i sentimenti positivi e ridurre l’intensità di quelli negativi; permette di percepire sensazioni fisiche, lascia immaginare, viaggiare con la mente, fa pensare ed emozionare. Può condurre a sensazioni piacevoli o meno a seconda del vissuto dell’individuo, del significato attribuito alla specifica canzone per la persona, ai ricordi che può suscitare.

Ponendo l’attenzione sull’effetto rilassante della musica, i disordini del sonno possono manifestarsi con: senso di fatica, stanchezza, depressione, difficoltà ad addormentarsi, facilità nel risveglio e problemi nello svolgere le attività giornaliere. Possiamo più semplicemente dire che molti pazienti soffrono di insonnia, cioè hanno difficoltà ad addormentarsi, a non interrompere il sonno e spesso non sono riposati e soddisfatti del proprio riposo. Questi fenomeni devono presentarsi almeno per un mese. La musica può ridurre l’attività del sistema nervoso simpatico, diminuendo il livello d’ansia, la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca e respiratoria e può avere effetti positivi sul rilassamento muscolare.

MATERIALI E METODI

L’indagine è stata condotta nel Reparto 40 di Psichiatria Generale della struttura Villa Igea di Modena, che ospita pazienti con disturbi di personalità d’affettività e nevrosi. In questo reparto vengono tenute sedute di terapie di gruppo di rilassamento, di mindfullness, di skills training ed anche di musicoterapia. Proprio grazie a questa collaudata esperienza, ci si è posti un nuovo quesito di ricerca: la musica può aiutare i pazienti psichiatrici a migliorare la propria qualità del sonno, durante il periodo di degenza?

Inizialmente è stato distribuito a 30 pazienti un questionario appositamente redatto, che indagava le abitudini musicali dei pazienti, l’uso che facessero della musica durante la degenza, quanto loro la considerassero un mezzo per alleviare momenti di ansia, solitudine, tristezza e rabbia; infine con questo test si chiedeva ai pazienti ricoverati se loro fossero disposti ad ascoltare musica come una terapia al bisogno, in sostituzione di quella farmacologica.  Il questionario è stato utilizzato per selezionare i 10 pazienti che si sarebbero sottoposti alla sperimentazione vera e propria, che si è articolata in due momenti. Dopo aver effettuato una ricerca bibliografica, consultando varie banche dati (PubMed, Medline e Cochrane Library), utilizzando come parole chiave (Music Therapy[MeSH] AND mental disorders[MeSH]), si sono selezionati in particolare due articoli. Il primo parlava degli effetti della musica di rilassamento sulla qualità del sonno e sulle emozioni in 24 pazienti affetti da schizofrenia; i pazienti nella prima settimana presa in considerazione non ascoltavano musica, mentre nella seconda settimana associavano la terapia farmacologica alla musicoterapia. I cambiamenti venivano monitorati grazie ad un actigrafo e grazie a vari questionari, che valutavano le fluttuazioni emozionali, i sintomi positivi e negativi, lo stato d’ansia, l’anedonia e la qualità della vita (Boaz Bloch, Alon Reshef, Limor Vadas, Yamit Haliba, Naomi Ziv, Ilana Kremer, Iris Haimov. The effects of music relaxation on sleep quality and emotional measures in people living with schizophrenia). Mentre il secondo articolo riassumeva i risultati ottenuti in una sperimentazione, in cui la musica migliorava la qualità del sonno in un gruppo di 94 studenti. Sono stati suddivisi in tre gruppi: nel  primo  i partecipanti ascoltavano musica rilassante per 45 minuti, nel secondo invece gli studenti invece ascoltavano un audiolibro, mentre il terzo era il gruppo di controllo che non riceveva nessun trattamento. La qualità del sonno è stata misurata con l’indice di qualità del sonno di Pittsburgh (PSQI) e con la scala che valuta la depressione di Beck. I risultati sono stati significativi: la musica di rilassamento migliora in modo statisticamente importante la qualità del sonno (Làszlò Harmat, Johanna  Takàcs, Robet Bòdizs.  Music improves sleep quality in students).

A questo punto è iniziato il primo momento di sperimentazione: durante la prima settimana i pazienti non erano sottoposti a nessun trattamento musicoterapico di rilassamento, ma solo alla terapia farmacologica, associata ai trattamenti psicoterapeutici; nella seconda veniva integrata la terapia standard con l’ascolto della musica di rilassamento a letto, per venti minuti dopo cena. Ai pazienti veniva chiesto di ascoltare la musica nel modo che a loro più si adattava: stesi al letto, nella saletta ricreativa, nel giardino. Venivano muniti di un lettore mp3, di un notebook oppure mettevano a disposizione dei loro dispositivi, preferendo l’ascolto attraverso cuffie, ma tutto dipendeva sempre dalla loro preferenza. Al termine di entrambe le settimane è stato somministrato l’indice di qualità del sonno di Pittsburgh (PSQI). È stato scelto questo questionario perché rispondeva al meglio alle priorità assistenziali, agli obiettivi e agli interventi individuabili dall’equipe infermieristica.

RISULTATI

Analizzando i risultati del primo questionario sull’uso personale della musica in un reparto psichiatrico, vediamo come il campione di 30 pazienti era composto per il 63% donne e il 37% uomini. Di questi la diagnosi di ingresso era così distribuita: 6,7% nevrosi, 70% disturbo della personalità e il 23,3% disturbi dell’affettività.

Si evince che il 53% dei pazienti non ha l’abitudine di ascoltare musica durante la degenza mentre il 47% si. Il 36% degli intervistati preferisce ascoltare musica per meno di 30 minuti al giorno, il 17% ne ascolta per un’ora circa, il 27% per più di due ore, mentre il 20% dei pazienti non ha l’abitudine di ascoltarne durante la degenza. La fascia oraria preferita per l’ascolto è quella del pomeriggio (31%), poi sera (30%), mattina (18%), notte (16%) ed infine coloro che non ascoltano mai musica costituiscono il 5% delle preferenze.

La domanda 4 del questionario chiedeva se fosse un’abitudine del paziente addormentarsi ascoltando musica: il 47% ha risposto qualche volta, il 40% riferisce che non lo fa mai, mentre il 13% sempre. Dopo aver inquadrato le abitudini di ascolto dei pazienti, gli si è chiesto quale genere di musica ascoltassero a seconda del loro stato d’animo. Quello più utilizzato per rilassarsi è la musica classica (6 casi), mentre per caricarsi la più quotata è la rock (9 casi); lo stesso genere viene scelto quando ci si sente allegri (10 casi). La situazione cambia quando i sentimenti percepiti sono negativi. I pazienti preferiscono non ascoltare nessun genere di musica quando si tratta di tristezza (6 casi), solitudine (6 casi) e rabbia (9 casi), qualcuno sceglie la leggera (tristezza: 6 casi, solitudine: 6 casi, rabbia: 2 casi) o la rock (tristezza: 4 casi, solitudine: 4 casi, rabbia: 7 casi). 10 intervistati su 30 non esprime alcuna preferenza. I pareri di distinguono abbastanza omogeneamente quando si discute di quanto la musica risulti utile per aiutare la persona a superare momenti di disagio psicologico. Essa risulta abbastanza utile se si tratta di ansia (8 casi), rabbia (11 casi), tristezza (13 casi), solitudine (13 casi). Ovviamente sono presenti pareri discordanti: non pochi dicono che la musica non aiuta per niente a superare questi sentimenti (ansia: 5 casi, rabbia: 4 casi, tristezza: 4 casi, solitudine: 8 casi), altri ancora definiscono la musica molto importante per superare il disagio psicologico (ansia: 9 casi, rabbia: 9 casi, tristezza: 6 casi, solitudine: 5 casi). Infine i pazienti dicono che la musica li aiuta moltissimo nel superare momenti di ansia in 8 casi, rabbia in 6 casi, tristezza in 7 e solitudine in 4 casi.

Inoltre si è chiesto ai pazienti le loro considerazioni riguardo la musica come terapia. I risultati sono confortanti ed incoraggianti: l’83% dei pazienti considera la musica un aiuto per superare momenti di disagio psicologico, il 14% forse, solo il 3% dice che non lo è. Il 57% degli intervistati indica tra 8 e 10, su una scala numerica con valori compresi tra 0 e 10, il grado di beneficio che pensa di ricevere dall’ascolto di musica durante il periodo di degenza, il 20% invece lo immagina tra 5 e 6. Il restante 23% pensa di ricevere un beneficio scarso o inutile, compreso da 0 a 4.

Ovviamente a volte capita di ascoltare dei brani che agitano il paziente, ma mai nella totalità dei casi, anzi nel 47% dei casi non ci sono canzoni che innervosiscono gli intervistati, mentre nel 53% dei casi capita qualche volta. Se si tratta di generi musicali che innervosiscono, i pareri di dividono: per il 26.7% dei pazienti non ce n’è uno, il 23.3% afferma che la musica rock li agita, il 16.7% dei pazienti non sa dare una risposta, un altro 16.7% è innervosito dalla musica leggera ed infine il restante 10% dei pazienti viene innervosito da musica rap (3.3%), metal (3.3%) e classica (3.3%). Un importante segnale ci arriva dalle risposte ricevute, chiedendo ai pazienti se la musica può essere utilizzata come terapia al bisogno: il 57% dei pazienti afferma che potrebbe essere associata ad una terapia farmacologica a dosaggio minore. Addirittura il 23% afferma che la musica può essere utilizzata come terapia al bisogno a tutti gli effetti e solo il 20% non la considera come terapia da somministrare nei momenti di disagio acuto. Questi risultati incoraggiano ad utilizzare un piano terapeutico integrato con terapia farmacologica e non (es. musicoterapia, aromaterapia, terapia di gruppo, terapie di rilassamento ecc.). Il 53% dei pazienti si dichiara disponibile a provare un brano musicale, invece di assumere la terapia al bisogno ed il restante 47% nega questa possibilità. É evidente un’altra forte dimostrazione di quanto siano i pazienti a richiedere all’équipe professionale sanitaria, di integrare gli interventi terapeutici. Questa è la loro risposta affermativa (93% dei casi) ad avere la musica in filodiffusione in reparto; solo il restante 7% non la gradirebbe. Si evince poi, che il 30% dei pazienti vorrebbe che qualsiasi genere musicale venisse trasmesso in reparto, il 20% preferirebbe la musica classica, gli altri generi preferiti vanno dalla musica leggera (16.6%), alla pop (3.3%), alla rock (3.3%), a quella di rilassamento (13.3%) ed infine al jazz-blues (3.3%) e a quella anni ’60 (6.7%).

Successivamente tra i 30 pazienti intervistati, ne sono stati selezionati 10 (6% donne e 40% uomini), per essere sottoposti alla sperimentazione vera e propria. Di questi la diagnosi di ingresso era così distribuita: 10% nevrosi, 60% disturbo della personalità e il 30% disturbi dell’affettività. Si sono confrontati i risultati scaturiti dall’indice sulla qualità del sonno di Pittsburgh (PSQI) della prima settimana senza l’ascolto della musica di rilassamento, con quelli della seconda settimana, in cui i pazienti sono stati sottoposti a sedute di musicoterapia ricettiva. Questa sarebbe anche chiamata passiva perché consiste nell’ascoltare brani scelti in base ai gusti musicali dei pazienti, per un totale di venti minuti a sera, dopo cena per sette giorni consecutivi; i partecipanti erano muniti di un lettore mp3, di un notebook oppure mettevano a disposizione dei loro dispositivi, preferendo l’ascolto attraverso cuffie. In più erano sempre loro che sceglievano dove e come ascoltare i brani: stesi al letto, nella saletta ricreativa, nel giardino.

Si sono valutati: l’ora in cui i pazienti sono andati a dormire con 3 casi stazionari, 2 miglioramenti e 5 peggioramenti, i minuti necessari per addormentarsi  e si osservano 3 casi stabili, 4 miglioramenti e 3 peggioramenti, l’orario di sveglia alla mattina che mette in evidenza 6 pazienti che hanno verificato un miglioramento e 4 un peggioramento e le ore di sonno effettive calcolate ogni notte  che invece dimostra 3 miglioramenti, 2 stabilità e 5 peggioramenti. Dopo si sono valutate le cause che hanno contribuito a rendere il sonno disturbato; si sono quindi calcolati gli episodi in cui in una settimana e nella successiva il paziente: non si è potuto addormentare entro 30 minuti, si è svegliato nel mezzo della notte o al mattino presto, ha dovuto fare uso del bagno, non ha potuto respirare correttamente, ha tossito o russato rumorosamente, ha avvertito troppo freddo, ha avvertito troppo caldo, ha fatto brutti sogni, ha avuto dolori. Il risultato più importante ancora una volta, è quello che riguarda l’assenza di variazioni tra le due settimane, con nessun miglioramento né peggioramento. Analizzando ancora nel dettaglio, i pazienti che hanno riscontrato dei miglioramenti addormentandosi in meno di 30 minuti nella settimana in cui sono stati sottoposti alla musicoterapia ricettiva, sono stati 4; quelli rimasti stazionari sono 3 ed infine quelli che hanno visto peggioramenti sono stati 3. Per il secondo parametro si sono verificati 5 cambiamenti in positivo, 2 in negativo e 3 non hanno verificato variazioni. Coloro che hanno dovuto fare più spesso uso del bagno nella settimana sperimentale sono stati 3, 4 invece ne hanno avuto meno necessità e 3 non hanno cambiato la loro abitudine. 7 pazienti non hanno visto cambiamenti, 2 dei miglioramenti, solo un peggioramento. Gli episodi di russamento sono rimasti stazionari in 5 pazienti, diminuiti in 2 e aumentati in 3. Mentre confrontando gli episodi in cui gli intervistati hanno avvertito freddo o caldo, i valori sono quasi sovrapponibili: quando si parla di freddo ci sono state: 5 assenze di variazioni, 1 variazione positiva e 4 in negativo; mentre per il caldo verifichiamo 6 stabilità, 1 miglioramento e 3 peggioramenti. La musica si dimostra poco efficace se si tratta di brutti sogni: 10 pazienti su 10 non hanno verificato nessun cambiamento tra le due settimane. I dolori invece sono diminuiti in 3 pazienti, aumentati in 1 e rimasti uguali in 6.

Piuttosto stazionaria risulta anche la valutazione globale della qualità del sonno dei pazienti con 6 pareri stabili, solo in 1 caso si è verificato un peggioramento e un miglioramento in 3 casi.

Ulteriori risultati in linea con i precedenti si evincono valutando la difficoltà a restare svegli durante i gruppi, il pasto o durante le attività della giornata. La metà di pareri indica un’assenza di variazione (5 casi), con 3 miglioramenti ed i restanti 2 hanno verificato dei peggioramenti. Si è chiesto inoltre ai partecipanti in che misura è stato un problema avere abbastanza entusiasmo per fare ciò che doveva fare; si è verificato che 2 pazienti si sono sentiti più motivati, 4 non hanno avuto cambiamenti e i restanti 4 si sono sentiti meno entusiasti.

Nell’ultima parte del questionario sono stati intervistati i compagni di stanza dei partecipanti alla ricerca; gli è stato chiesto se ci sono stati cambiamenti nella qualità del sonno tra le due settimane prese in considerazione del paziente sottoposto alla sperimentazione. Si sono valutati: gli episodi di forte russamento con 5 pazienti stabili, 1 miglioramento, 2 peggioramenti e 2 che non sapevano dare risposta alla domanda. Se si parlava di lunghe pause respiratorie durante il sonno, gli stazionari si confermano (5 casi), aumentano i miglioramenti (3 casi) e quelli che non sanno restano 2. Chiedendo se durante la notte si sono verificati episodi di movimenti o scosse ritroviamo i 5 pazienti stabili, un solo miglioramento, due peggioramenti ed ancora 2 che non danno risposta. Infine episodi di confusione o disorientamento durante il sonno sono diminuiti in 2 casi, rimasti invariati in 3 casi così come i peggioramenti (3) e vengono ribaditi i 2 casi non valutabili. I risultati restano in linea con i precedenti. Globalmente non ci sono cambiamenti, i miglioramenti sono quasi sovrapponibili ai peggioramenti ed infine c’è una parte dei risultati che non è valutabile perché i compagni di stanza non sapevano quale risposta dare (2 casi).

Confronto dei dati: Discreti miglioramenti sono emersi valutando vari fattori che riguardano la qualità del sonno, confrontando i due indici che differivano per il trattamento aggiuntivo musicoterapico. I risultati ci dicono che, in generale i pazienti hanno per la maggior parte verificato una stabilità delle condizioni 36% dei casi poi, in una quantità leggermente inferiore, ci sono stati dei miglioramenti 30% dei casi ma sono presenti dei peggioramenti 31% dei casi ed il restante 3% dei casi non ha dato nessuna risposta, quindi resta trascurabile.

CONCLUSIONI

Questa sperimentazione vuole dimostrare che la musicoterapia non può essere utilizzata come terapia unica e principale, ma andrebbe applicata in un piano terapeutico integrato in cui la musica si inserisca per alleviare i sentimenti negativi dei pazienti (ansia, rabbia, tristezza, solitudine) e contribuire a rafforzare quelli positivi come la carica, l’allegria, l’entusiasmo, il rilassamento e la calma. Dopo aver somministrato un questionario sulle abitudini musicali dei pazienti durante il periodo di degenza, si è visto come essi gradirebbero molto ascoltare della musica in reparto; la definiscono un importante supporto psicologico necessario per superare momenti di tensione psicologica. È meno utile nei momenti di rabbia, quando preferiscono non ascoltarne. Significative sono le loro risposte quando gli è stato chiesto se fossero disponibili ad ascoltare della musica rilassante, invece di assumere la terapia al bisogno: molti di loro si sono dichiarati favorevoli, associando la musica ad una terapia farmacologica a dosaggio minore, per poter ridurre gli effetti collaterali di ansiolitici e benzodiazepine assunti per conciliare il sonno che risulta disturbato e poco riposante. È ovvio che il ritmo circadiano di sonno-veglia influisce sia sul benessere della persona, che è la priorità fondamentale dell’équipe sanitaria, sia sul carico di lavoro dell’infermiere che più di tutti si trova a contatto col paziente di giorno e di notte, e mette al centro del suo operato il paziente come unità biopsicosociale.

Un altro risultato incoraggiante è la loro risposta a favore della trasmissione della musica in filodiffusione in reparto. Accetterebbero qualsiasi genere, ma apprezzerebbero soprattutto quella rilassante e quella classica.

Quindi se la musica può essere utilizzata come terapia che migliori il benessere globale del paziente, l’infermiere può servirsi di questo mezzo non farmacologico (come di altre terapie alternative) per prendersi cura dell’ammalato, per instaurare una relazione d’aiuto più efficace, per alleviare il suo disagio psicologico che non è riscontrabile solo nei pazienti psichiatrici, ma che riguarda qualsiasi paziente ricoverato in un reparto d’ospedale, lontano dalle abitudini e dai suoi cari, dalla propria privacy e influenzato dai ritmi incessanti e precisi dettati da “un esercito di camici bianchi”.

Successivamente sono stati selezionati dieci pazienti. A loro è stato somministrato un questionario, necessario per valutare la qualità del sonno nella prima settimana, in cui hanno seguito un programma terapeutico standard. Nella settimana successiva i pazienti hanno ascoltato della musica, alla sera dopo cena, per sette giorni consecutivi. I pazienti esprimevano le loro preferenze riguardo ai brani musicali da ascoltare, che venivano riprodotti attraverso lettore mp3, pc, con o senza cuffie, nel posto che loro ritenevano opportuno. Al termine della seconda settimana è stato somministrato lo stesso questionario, che valutava la qualità del sonno. Dal confronto dei risultati dei questionari sulla qualità del sonno è emerso che la musicoterapia, associata al trattamento terapeutico standard, ha risultati incoraggianti. I pazienti che hanno registrato miglioramenti, associati a quelli che non hanno verificato cambiamenti tra i due periodi di valutazione, sono una somma consistente. Si conclude quindi che somministrare della musica nelle varie unità operative può essere un nuovo strumento terapeutico infermieristico che si inserirebbe nel Processo d’assistenza, articolato in aree d’interesse (attività/riposo, dolore/discomfort, integrità dell’Io, interazioni sociali), che mira ad incrementare il benessere dell’assistito. Si proporrebbe quindi di utilizzarla come sottofondo e come terapia vera e propria strutturata in precise sedute, visti i risultati incoraggianti di numerose sperimentazioni.

Essa migliora la qualità del sonno in quanto: diminuisce il tempo necessario per addormentarsi, riduce il numero di risvegli notturni, migliora la qualità del sonno, aiuta durante il giorno ad essere più rilassati.

Se in più ci aggiungiamo che questa terapia è semplice, facile da applicare, economica, non invasiva ci si allinea anche con le richieste del mercato odierno che richiedono un rapporto costi-benefici maggiore.

Suonare il pianoforte: con esercizi di ritmo, anziani più “equilibrati”

Vol V n.88

Suonare il pianoforte e fare esercizi – di difficoltà crescenti – tenendo il ritmo con i piedi aiuta le persone anziane ad avere più equilibrio, a essere più coordinati, a camminare con più facilità – diminuendo il rischio di cadute – e a migliorare le capacità di multitasking: è quanto emerge da uno studio che verrà pubblicato su Archives of Internal Medicine da Andrea Trombetti della Facoltà di Medicina di Ginevra (Svizzera). I ricercatori hanno preso in considerazione 134 anziani di 75 anni di età media (di cui il 96% donne), e li hanno sottoposti, un’ora a settimana per sei mesi, a esercizi basati sulla musica –  come tenere il ritmo con i piedi – progressivamente più difficili. I risultati ottenuti sono stati paragonati con il gruppo di controllo che non era stato sottoposto alle esercitazioni, e hanno fatto rilevare che gli anziani che si erano esercitati con il pianoforte e affini avevano un equilibrio migliore, camminavano meglio e con falcate più lunghe e cadevano la metà delle volte rispetto al gruppo di controllo che non aveva seguito gli esercizi.

di m.c. (02/12/2010)

Fonte Salute24: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/12156-suonare-il-pianoforte-con-esercizi-di-ritmo-anziani-piu-equilibrati