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Dalla cantoterapia al neurocanto e le funzioni del nervo vago

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SABATO 4 MARZO 2017 La musica è un fattore culturale universale della natura umana in grado di suscitare un ampio spettro di emozioni: dal divertimento al rilassamento, dalla gioia alla tristezza, dalla paura alla rassicurazione. Le attività artistiche in generale coinvolgono diverse parti del cervello che agiscono simultaneamente portando ad una maggiore integrazione di tutto il sé. Ma è probabile che ciò sia più marcato per il canto , perché in questo caso lo strumento che stiamo suonando siamo noi stessi. Studi qualitativi e indagini su campioni diversi hanno dimostrato che i cantanti segnalano una vasta gamma di benefici sociali, psicologici , spirituali, e per la salute associati con il canto (ad esempio Clift e Hancox 2001 Bailey e Davidson 2005 Silber 2005 Beck et al . 2000). Il canto, con le sue microscosse, provoca costantemente in tutto il corpo, e in particolare nel cervello, una serie infinita d’interconnessioni, di trasformazioni biochimiche, aumentando considerevolmente le endorfine e, molto probabilmente, sollecitando particolari neurotrofine, i fattori di crescita che potenziano alcune sinapsi a favore della plasticità neuronale (De Fonzo, 2010). Questo corso si pone l’obiettivo di incrementare le conoscenze teorico-pratiche dei professionisti socio-sanitari sull’uso del canto nella riabilitazione, nella promozione della salute e in altri interventi terapeutici.

PROGRAMMA
9.00-10.15 Il potere terapeutico del Canto – Mirella De Fonzo
10.15-11.15 Il neurocanto nella riabilitazione linguistica e nelle patologie senili – Mirella De Fonzo
11.15-11.30 Pausa
11.30-12.30 Intonati alle emozioni – Meghi Moschino
12.30-13.00 Il canto come attività per l’integrazione del Sé – Francesca Galvani, Ester Boccasso
13.00-14.00 Pausa pranzo
14.00-15.00 Laboratorio pratico di Neurocanto – Mirella De Fonzo
15.00-16.00 “Il progetto “Note che Cullano”: il Canto in Gravianza- Francesca Galvani, Ester Boccasso
16.00-16.15 Pausa
16.15-18.00 Voce, Movimento e Integrazione: laboratorio pratico – Francesca Galvani, Ester Boccasso

Docenti
Dott.ssa Mirella De Fonzo- Psicologa, autrice del libro “Cantoterapia: il teorema del canto”
Dott.ssa Francesca Galvani- Psicologa Psicoterapeuta
Dott.ssa Ester Boccasso- Psicologa Psicoterapeuta
Meghi Moschino-Insegnante di Canto

Adesioni e Iscrizioni
Il corso è aperto a tutti gli interessati fino a un numero massimo di 25 partecipanti. Per iscriversi, inviare la scheda di iscrizione e per ulteriori informazioni contattare lo Sportello informativo: dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 19:00

Tel: 049.7389287  Fax: 049.723961 info@psicoterapiafunzionale.it www.psicoterapiafunzionale.it

Il Centro di Psicologia e Psicoterapia Funzionale-Istituto S.I.F. di Padova realizza il Corso in collaborazione con la S.I.F. “SOCIETÀ ITALIANA DI PSICOTERAPIA FUNZIONALE” e con la S.E.F. “SCUOLA EUROPEA DI PSICOTERAPIA FUNZIONALE” (www.psicologiafunzionale.it) Sedi: Padova, Napoli, Firenze.

Il corso ha ottenuto 8,4 crediti Ecm per le professioni di Assistenti sanitari,Psicologi (tutte le discipline), Medici (tutte le discipline), Logopedisti, Fisioterapisti, Infermieri professionali, Educatori professionali, Infermieri Pediatrici, Ostetriche, Terapisti della neuro e della psicomotricità, Terapisti occupazionali, Tecnici della riabilitazione

In occasione del Corso Gli effetti terapeutici del Canto MIRELLA DE FONZO parlerà delle funzioni del nervo vago stimolate dall’azione canora esposte nel suo ultimo libro in uscita a marzo da ARMANDO EDITORE

Salute e benessere dalla cantoterapia al neurocanto

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Nuove frontiere e vuove sfide della cantoterapia

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Venerdì 20 febbraio presso la Fondazione Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone (MI), si è tenuto un incontro sul tema “Il Potere Terapeutico del Canto”.

L’argomento è stato presentato dalle fondatrici del CENTRO DI NEUROCANTO, Mirella de Fonzo e Federica Berti. Il CENTRO, recentemente attivato a Brugherio (MB), ha distinto al suo interno l’area dei PROGETTI da quella della RICERCA SCIENTIFICA sugli effetti terapeutici del canto, parallelamente alla corrispondente ricerca internazionale attinente alla Neuromusica. L’area dei PROGETTI permane sul fronte degli specifici itinerari di CANTOTERAPIA indirizzati ad una vasta gamma di patologie, proprio perché nel suo cammino ha incontrato, oltre ai più comuni disturbi depressivi e d’ansia, una pluralità di invito  sacra famigliadisabilità, dai deficit motori e linguistici (come accade nell’Afasia post-Ictus), a quelli associati a malattie neurodegenerative quali Parkinson, Alzheimer, Sclerosi Multipla. In quest’area è presente non solo la malattia nei suoi profili più o meno gravi (asma, ipoacusia, disturbi neurovegetativi, problemi relativi all’ospedalizzazione, ecc.), ma anche ogni forma di disagio che spesso assorbe e assimila adulti in difficoltà pur con problematiche di minore gravità, ma sempre a danno del viver bene e sano. Ed è per questo che, a seconda del caso, il termine terapia viene spesso alternato a quello di riabilitazione o di specifico supporto attraverso il metodo dei “Livelli Vocali”. Il passaggio o il passo dall’adulto alla fascia adolescenziale e pediatrica è breve, allorché nasce l’esigenza di un trattamento di sostegno o di supporto a beneficio di una serie di disturbi che fanno capo a quelli dello sviluppo neurologico (disturbi dello spettro autistico, della comunicazione, dell’apprendimento), oppure di aiuto per i piccoli pazienti dell’Oncologia Pediatrica, qualche volta in parallelo con la clown-terapiaE’ in questa direzione che il CENTRO, con l’attivazione del “Bosco Canoro”, sta dedicando ampio spazio anche ai bambini in età prescolare, con un percorso che non ha come obiettivo la cura della malattia, bensì il naturale sviluppo dell’equilibrio psicofisico e il raggiungimento di uno stato ottimale di energia, che solitamente va sotto il nome di “benessere”. Quando malata è la società e non il bambino, indirettamente l’intervento si trasferisce al piccolo fruitore della normale routine della vita quotidiana, con tutti gli annessi e connessi sotto forma di problematiche e non di patologie. E quando la società sta bene, il canto per i bambini non sarà più un “intervento”, ma una naturale “espressione di vita” che dovrebbe accompagnare la crescita e qualsiasi percorso pedagogico. L’area della RICERCA SCIENTIFICA va invece ad affondare le proprie radici, non tanto sulla considerazione dell’azione benefica del canto sull’organismo, che è ormai indubbia, ma su quanto questa sia estesa, pervasiva, efficace e scientificamente valida; un’area nella quale si muovono attivamente neuroscienziati, talora accompagnati da altrettanti orientamenti teorici, messi in pratica da psicologi, fisiatri, logopedisti, psicomotricisti, fisioterapisti, professionisti del canto. Questa azione diffusa ben si presta alla presa in carico di alcune fra le malattie neurodegenerative, invalidanti per la vita dell’anziano, nel quale si accompagnano alla sintomatologia principale proprio quelle patologie depressive, ansiogene e neurovegetative, che si sovrappongono con esiti viziosi, ma sulle quali il canto si dimostra efficace. In questi casi, l’azione canora assomma in un unico intervento sia la riabilitazione dei deficit motori, (Parkinson) o rallentamento della perdita di funzioni mnemoniche (Alzheimer), sia il trattamento dei disturbi accessori, attraverso un’attività che risulta gradita all’anziano e gli consente di rafforzare, quando effettuata in gruppo, quegli aspetti relazionali che risultano gravemente inficiati dal progredire della malattia. Il CENTRO di NEUROCANTO nella sua attività di studio oggi si integra nella più recente ricerca scientifica, viaggiando parallelamente alla Neuromusica, ramo delle neuroscienze dedito ad analizzare gli effetti dell’ascolto e della produzione musicale sul sistema nervoso umano, e che ad oggi vede nel ruolo di protagonisti internazionali il BRAMS (Università di Montreal, Canada), l’EBRAMUS (Consorzio di Enti di Ricerca Europei) e la Fondazione Mariani di Milano. Proprio quest’ultima, fiore all’occhiello della neuropsichiatria infantile italiana, è la promotrice e principale partner dei Congressi internazionali “The Neurosciences and Music”, organizzati ogni tre anni (a partire dal primo Congresso di Venezia del 2002) e durante i quali i principali ricercatori, attivi in questo campo a livello mondiale, possono presentare le loro ricerche e soprattutto le novità in termini di strumenti terapeutici basati sulla musica. Durante l’ultimo Congresso, tenutosi a Digione nel maggio 2014 e intitolato “The Neurosciences and Music – Cognitive Stimulation and Rehabilitation”, Mirella de Fonzo è stata invitata dalla Fondazione a presentare i risultati del suo lavoro: “Vibratory Singing Phenomenon: stimulation and rehabilitation in neurodegenerative disease” ovvero: del Fenomeno Vibratorio del Canto. Nello stesso anno a seguito dell’invito dei “Parkinsoniani” di Mestre, l’argomento veniva preso in considerazione anche a Venezia, in occasione della presentazione del film “Flawless” all’interno del Congresso sul tema “La riabilitazione divertente”. Il Fenomeno Vibratorio del Canto rappresenta la dinamica connessa al suo stesso Potere Terapeutico e alla sua capacità di intervenire con un effetto di riequilibrio e di rigenerazione sull’organismo, capacità così potente da spiegare i suoi effetti su molteplici livelli, di natura fisica e psicologica, come evidenziato dall’ampiezza dell’ambito in cui è possibile intervenire con efficacia terapeutica.
Quali sono “le nuove frontiere e le nuove sfide della Cantoterapia”? Tra le nuove frontiere la “teoria del nervo vago”, elaborata da Mirella de Fonzo nel suo fondamento centrale sia a Venezia che a Digione, è stata ripresa in esame presso il CENTRO DI NEUROCANTO dalle due fondatrici, per delineare e sviluppare in modo organico tutte le interconnessione tra azione canora e sistema vagale, attraverso cui si stabilisce l’effetto–riequilibrio, per il quale il canto si rivela in tutte le sue potenzialità terapeutiche.
Perché il canto dunque è così potente?
Perché è verosimile che in ognuna delle diverse fasi in cui può essere teoricamente scomposta l’azione canora (respirazione, fonazione, risonanza e ascolto) si verifichino due macro conseguenze:

  • Il corpo entra in uno stato di VIBRAZIONE COSTANTE derivante dalla trasmissione interna delle onde sonore e dall’utilizzo e trasformazione dell’energia in esse incorporata. Da questo punto di vista il canto si configura come un vero e proprio “GENERATORE DI ENERGIA
  • Si determina una profonda ATTIVAZIONE DEL NERVO VAGO con un conseguente effetto di RIEQUILIBRIO OMEOSTATICO e rigenerazione delle funzioni dell’organismo.

Analizzando le fasi dell’azione canora, è possibile dimostrare come – per ognuna di esse – questi effetti, potenziandosi, agiscano con influenza reciproca.
La produzione del suono avviene nella laringe, che è il cuore del processo fonatorio, attraverso la messa in vibrazione delle corde vocali in conseguenza della pressione aerea sottostante. Ciò che le corde vocali fanno, vibrando centinaia di volte al secondo, è frammentare il flusso d’aria in altrettanti centinaia di sbuffi che producono movimenti di contrazione e rarefazione dell’aria dando origine all’onda sonora.
Già a questo livello l’onda comincia a propagarsi all’interno dell’organismo: ecco che il corpo entra in stato di vibrazione. Il suono, attraversando le cavità risonanti (faringea, buccale e nasale), si amplifica e si arricchisce, e ancor di più si diffonde nelle strutture circostanti, proseguendo e rinforzando lo stato vibratorio e generando quella che viene definita “vibrazione costante”, ciò che spiega quelle sensazioni così particolari, esperite durante il canto, descritte come microscosse, come piccole punture, come biglie che esplodono in tutte le direzioni o come flusso di corrente elettrica. La sensazione della microscossa che partorisce l’azione canora è infatti la somma di specifiche vibrazioni che pulsano in tutte le direzioni, determinando il momento della trasformazione di ENERGIA: l’energia meccanica contenuta nell’onda sonora viene a convertita in energia elettrochimica a disposizione di tutto l’organismo e di ogni sua cellula. Il corpo ha bisogno di molta energia per funzionare al meglio e, se il livello di energia è troppo basso, il corpo si adatta a tale minor livello, con depressione di tutte le sue attività. Ma non appena il livello di energia aumenta si possono rimettere in moto funzioni che erano rimaste latenti, compare la forza che consente di sciogliere le contratture muscolari, potenziare le difese immunitarie, aumentare la produzione di sostanze che sostengono positivamente il tono dell’umore, fino alla fatidica influenza in termini di plasticità cerebrale, con recupero e/o stimolazione di processi cognitivi, formazione di nuovi network e anche crescita di nuove strutture neurali. Come diceva A. Lowen, padre della Bioenergetica: “La vibrazione è dovuta a una carica energetica nella muscolatura ed è simile a quella di un “filo elettrico” quando è attraversato da una corrente… Un corpo sano è in uno stato costante di vibrazione, sia da sveglio che Progetto Digionedurante il sonno, proprio perché il corpo vivo è in moto costante, che si arresta solo con la morte. Questa intrinseca motilità … è alla base dell’attività spontanea di un essere vivente…” ed in definitiva: “La vibrazione è la chiave della vitalità”. La seconda direzione “riequilibrativa e rigeneratoria” dell’azione canora si sviluppa lungo le ramificazioni del NERVO VAGO, il nervo cranico più lungo e complesso, che per le sue estese ramificazioni e per la presenza contemporanea di fibre sensitive e motorie, sia di tipo somatico che viscerale, nonché di un centro regolatore di controllo, può essere considerato come un vero e proprio “sistema” (qualcuno lo ha nominato appunto “sistema vagale”). La teoria vagale elaborata da Mirella de Fonzo appare affascinante e ricca di implicazioni euristiche, ed infatti ci auguriamo che gli scienziati che si occupano di Neuromusica possano cogliere le intuizioni in essa più o meno dichiarate e magari ricavarne il fulcro per una ricerca futura. Ad oggi, a livello di neuroscienze, gli studi sugli effetti terapeutici del canto si sono soffermati su un numero ristretto di applicazioni, essenzialmente riferibili alla riabilitazione di deficit motorii o linguistici insorti a seguito di ictus (e conseguente afasia di Broca) o correlati a disturbi dello sviluppo neurologico (autismo) o patologie degenerative (Parkinson), a cui si affiancano studi – pochi – sulle potenzialità del canto nel riattivare zone di memoria oscurate dall’Alzheimer. Questi studi hanno dimostrato che il canto ha, più di qualsiasi altra produzione musicale attiva (ovvero con strumento), effetti in termini di plasticità cerebrale strutturale e funzionale, ovvero è in grado di dar vita a processi di ristrutturazione dei network neuronali che presiedono alle funzioni vocali-linguistiche e addirittura all’incremento di strutture neurali: sinapsi, assoni, dendriti e forse anche nuovi neuroni. Nel caso dell’ictus cerebrale, di fronte ad una lesione dei circuiti del linguaggio localizzati nell’emisfero sinistro, è stato dimostrato che terapie di riabilitazione basate sull’intonazione melodica (Melodic Intonation Therapy o MIT), quindi incorporanti l’elemento canoro, unitamente a tecniche di induzione motoria manuale (tapping con la mano sinistra in accompagnamento al canto) sono in grado di attivare analoghi circuiti linguistici nell’emisfero destro, con sviluppo di nuovi network fronto-temporali e modifiche strutturali (incremento di strutture di collegamento fra le aree cerebrali), migliorando infine le capacità comunicative del soggetto afasico. Nel caso del morbo di Parkinson, sono attive già da parecchi anni tecniche di riabilitazione linguistica che sfruttano l’intonazione melodica (ad esempio il Lee Silverman Voice Treatment o LSVT). Entrambe le tecniche (MIT e LSVT), pur ufficialmente riconosciute, non sfruttano comunque a pieno le potenzialità dell’azione canora, limitandosi ad appoggiarsi ad un piccolo frammento, ovvero l’intonazione melodica di poche sillabe o frasi. Nel corso del 2013, Mirella de Fonzo con la realizzazione di uno studio su un gruppo di pazienti parkinsoniani ospiti della struttura “Bosco in Città” di Brugherio (MB), ha verificato che la terapia basata sul canto, quindi con l’utilizzo di specifiche tecniche canore (vocalizzi, canto libero, ecc.), è in grado di produrre concreti miglioramenti, non solo per quanto riguarda i deficit linguistici, ma più in generale nei deficit motori, come evidente dal perfezionamento nell’andatura e nella coordinazione (misurata con il finger tapping). Dunque oggi possiamo affermare che, grazie al supporto scientifico e agli studi condotti dai ricercatori della Neuromusica, comprovanti ormai una vasta letteratura sul rapporto musica-cervello, anche il numero di sperimentazioni sull’azione canora inizia a prendere consistenza, lasciando che il Canto si configuri come un reale, efficace, naturale ed estremamente piacevole strumento terapeutico, privo di controindicazioni e di effetti collaterali. Inoltre, quando è associato ad una pratica costante, si dimostra in grado di indurre un profondo processo di riequilibrio e rigenerazione interna, nonché di intervenire specificamente su un ampio range di patologie di tipo fisico e psichico.

Ci auguriamo che i lettori desiderino sperimentare in prima persona quale sia la forza – e la bellezza (lasciatemelo dire) – del Potere Terapeutico del Canto.

Federica Berti

Ricordiamo i testi già pubblicati da Mirella de Fonzo: Cantoterapia. Il Teorema del Canto, Armando Editore, 2010 (in ristampa nel 2015); L’Altra Faccia della Musica, Note Musicali, 2011; Canta che ti passa! Il Fenomeno vibratorio della voce, Sovera Edizioni, 2012.

Mentre di Federica Berti, dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche, cantautrice e chitarrista, ricordiamo il Metodo Livelli Vocali”, diretto a migliorare l’equilibrio e lo sviluppo psico-fisico attraverso la voce e il canto, con percorsi rivolti non solo agli anziani, ma anche alle scuole dell’infanzia.

 CENTRO DI NEUROCANTO
Via Volturno, 80 – Edilnord, Brugherio (MB), Italia – 039 882659

Cinque Laboratori di FELICITA’ organizzati da @zonafrancaoderz

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“Cinque pillole di felicità” si intitola così il ciclo di laboratori artistico creativi in cui l’emozione FELICITA’ è il filo conduttore di un percorso individuale, la cui priorità non è la destinazione, ma l’ascolto del proprio viaggiare. In questi workshop organizzati da Zona Franca di Gorgo al Manticano (Treviso) come protagonista verrà offerto un percorso individuale per provare a trovare delle risposte sul tema della “felicità” che si potrà vedere, sentire toccare, ascoltare e comunicare in forma grafica artistica plastica e d’opinione. L’operato è “posto sulle basi dei principi dell’arte sociale nella sua forma espressiva (senza fini terapeutici), dove l’attività diventa pretesto e opportunità individuale e di gruppo per ascoltare emozioni, sentire valori, assaporare il piacere di fare, riaccendere l’inclinazione alla cultura e all’incontro.

In Zona Franca la Felicità è anche solidarietà. I partecipanti infatti avranno l’occasione di destinare i propri elaborati artistici all’evento solidal-culturale ZonaFest, i cui proventi da offerte libere saranno donati a Comitati Genitori del territorio Opitergino-Mottense. Trasformando quindi i frutti della creatività sociale in sostegno alla cultura delle generazioni del futuro. L’evento sarà ospitato da Fondazione Ada e Antonio Giacomini. (slup)

 

UN PIANO PER TUTTI! Le grandi stazioni ferroviarie si fanno adottare dalla musica

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Musica dal vivo, no-profit e pianoforte per tutti. Le stazioni ferroviarie adottano pianoforti, anzi sarà la musica a prendersi cura di questi spazi e di tutti coloro che li attraversano. Alla stazione di Venezia S. Lucia, ad esempio, l’11 settembre 2014 è arrivato Lucy, un “pianoforte da strada” dedicato al compositore e scrittore veneziano Ernesto Rubin de Cervin, scomparso a marzo del 2013. Un video ne racconta l’arrivo.  Tutto nasce da un tenero progetto culturale chiamato “United street pianos” e nato da un’idea della cantante e pianista italiana Sofia Taliani che ha avuto l’ispirazione grazie ad una esperienza di due mesi vissuta suonando pianoforti da strada nella stazione londinese di St Pancras. La partecipazione delle persone che in quei “non luoghi” (sempre più veloci e spersonalizzati), si fermavano ad ascoltare o a suonare, comunicavano e condividevano “quasi 24 ore al giorno rendendo la stazione un posto più umano”, l’ha spinta a desiderarne una versione simile a Venezia e magari in tutte le altre stazioni di grandi città italiane ed europee. Lucy ad oggi è l’unico piano pubblico legato al progetto, ma, come spiega l’ideatrice “stiamo lavorando a Vienna, dove ora mi trovo, per metterne almeno due in Austria”.

[youtube width=”600″ height=”338″]https://www.youtube.com/watch?v=U_Hqup3gYAc[/youtube]
Lo scopo dei “pianoforti di strada” 
è principalmente quello di unire le persone. Curiosi, viaggiatori, musicisti, adulti, vecchi e bambini, possono incontrarsi e ritrovarsi in un luogo che grazie alla musica diventa per tutti spazio comune, condiviso, uguale. United street piano  vuole ricordare semplicemente al mondo che “siamo umani”. Il progetto si mantiene a seguito del lavoro e dell’amore per la musica di tutti coloro che gli ruotano intorno: c’è chi lo sostiene con entusiasmo e donazioni, chi regala il proprio tempo, la propria professionalità, chi può far dono del proprio strumento. Per il resto, spiega Sofia Taliani “non ha bisogno di nulla” e comunque “offrire” è il massimo che si possa fare. Gli organizzatori ringraziano per la collaborazione all’iniziativa l’artista inglese Daisy Rickman, Dakota West, scrittrice veneziana che ha tenuto in piedi il blog e sostenuto Sofia Taliani durante tutta l’estate del 2014 mentre si cercavano aiuti per rendere possibile la nascita di Lucy. Pierluca Albanese grafico e beatboxer italo-francese, Sergio La Saponara che si prenderà cura del pianoforte della stazione di Venezia e naturalmente Grandi Stazioni perché, come sottolinea la stessa Taliani “senza di loro non si faceva nulla”. (sl) [youtube width=”600″ height=”450″]https://www.youtube.com/watch?v=Pz7GksjQc1M[/youtube]

Il gruppo musicale Geria-Trio

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Vol VII n.22

Un progetto che diventa musica nato dalla passione e dall’esperienza geriatrica il gruppo Gera-Trio
Della provincia di Venezia. Nato per Hobby e per Passione con finalità d’allietare, divertendosi, Simposi, Eventi vari Organizzati da Associazioni, Club, Circoli, Residenze Sanitarie, Enti ecc., da oltre 20 anni.

Costituito da: Sax Flautista GARONI FLAVIO. Imprenditore Mestrino. Ha frequentato presso l’Università di PD la facoltà di Economia e Commercio. Ha suonato, come Polistrumentista fin dalla giovane età. Si è esibito in tutta Europa. E’ stato anche musicista crocierista.

Pianista e Tastierista Dr RUGGERI CARMELO SEBASTIANO Laurea in Medicina e Chirurgia. Psicoterapeuta, Sessuologo, Specialista in Gerontologia Medicina Interna Gastroenterologia Farmacologia. Già assessore alle politiche sociali a Spinea. Musicista fin dalla giovane età. Ha suonato come fisarmonicista in gruppi Folkloristici di Taormina e Messina. Ha suonato inoltre come tastierista in gruppi musicali del Messinese e come Pianista bar. Organista.

Voce Solista M° STOCCO BENITO Commendatore della Repubblica. Diplomato in Massoterapia Orientale, esercitata da libero professionista presso l’Hotel Des Bains Lido di Venezia. Musicista fin dalla giovane età. Ha frequentato il Conservatorio Pollini di PD E’ stato Fisarmonicista e Cantante Bassista, suonando in diversi gruppi musicali ad Abano Terme.

Potremo ascoltare il Geria-Trio presso

UNIVERSITÁ POPOLARE MESTRE  Domenica 15 giugno 2011 CONVIVIUM
Villa Contarini Nenzi ore 11.45 Via Guizzetti 78/82, Dosson di Casier (TV)
Alle ore 12.00, il gruppo Geria-trio eseguirà brani di musica latino-americana, italiana e francese.

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