Category Archives: Valutazione

Psicoterapia delle psicosi e Integrazione sensoriale

Vol VI n.61

Seminario ECM ISTITUTO GAETANO BENEDETTI:

Psicoterapia delle Psicosi e Integrazione Sensoriale

Seminario con

 Claudia Mazzeschi, Maurizio Peciccia, Simone Donnari

 

Dipartimento Scienza Umane e della Formazione

 Istituto di Psicoterapia Psicoanalitica Esistenziale Gaetano Benedetti

International Federation of Psychoanalytic Societies che si terrà

 

Venerdì 06 dicembre 2013 ore 16,30- 18,30

 a Perugia, Piazza Ermini, 1 presso Dipartimento di scienze umane della Formazione, aula 7

L’Ingresso è gratuito ma è necessaria la prenotazione tramite e-mail.

Richiesti crediti formativi ECM

I seminari sono validi per il tirocinio degli studenti di STPPM. Informazioni: tel. +39 3939022836   

Prenotazioni entro Giovedì 05 dicembre: info@istitutogaetanobenedetti.eu  

La musicoterapia aiuta i bimbi a percepire meno dolore

Vol VI n.42

La musicoterapia aiuta i bimbi a percepire meno dolore

si riporta un articolo trovato nella navigazione in rete:
http://social-news.net1news.org/musicoterapia-aiuta-bimbi-a-percepire-meno-dolore-ricerca.html

All’estero già da diversi anni è una realtà, utilizzata per alleviare e accompagnare il dolore dei pazienti. Mentre del nostro Paese da sempre è trattata come una “stregoneria” da tenere al di fuori dei luoghi pubblici di cura. Per fortura però, il grandissimo valore della Musicoterapia inizia ad essere compreso anche da noi e, grazie ad uno studio condotto dall’Università di Alberta, la terapia svolta sui bambini malati con l’ultilizzo dei suoni viene rivalutata come molto utile per ridurre la percezione del dolore.
Pubblicato sulla rivista Pediatrics lo studio, gestito da Lisa Hartling, ricercatrice presso la Facoltà di Medicina e Odontoiatria che ha coinvolto anche i colleghi delDipartimento di Pediatria e quelli dell’Università di Manitoba e degli Stati Uniti, è stato condotto su 42 bambini di età compresa tra i 3 e gli 11 anni, ricoverati al pronto soccorso pediatrico.
“C’è una crescente evidenza scientifica che dimostra che il cervello risponde alla musica e a diversi tipi di musica in modi molto specifici”, ha detto Lisa Hartling.“Così come la ricerca sul “come e perché” la musica può essere una distrazione dal dolore potrebbe contribuire a rafforzare questo settore.”
Nell’operazione di inserimento della flebo i bambini che hanno ascoltato musica hanno percepito meno dolore rispetto a quelli a cui non è stata fatta ascoltare.
“Abbiamo trovato una differenza nel dolore così come riferito dei bambini, i bambini del gruppo che hanno ascoltato la musica hanno avuto meno dolore immediatamente dopo la procedura,” ha illustrato Lisa Hartling. “La scoperta è clinicamente importante ed è un intervento semplice che può fare una grande differenza. Far ascoltare musica ai bambini durante le procedure mediche dolorose sarebbe un intervento poco costoso e facile da usare in ambito clinico.”
Anche per medici, infermieri e genitori l’ascolto della musica ha migliorato l’operazione di inserimento della flebo. Il 76% degli assistenti sanitari dei bimbi che hanno ascoltato la musica ha detto che le flebo erano molto facili da gestire, mentre tra quelli che non l’hanno ascoltata solo il 38% degli assistenti sanitari ha detto che il procedimento era stato molto facile.

La musica contro il decadimento cognitivo

Vol V n.30

Uno studio americano effettuato presso la Northwestern University e pubblicato online sulla rivista Neurobiology of Aging, ha dimostrato come i ritardi nei tempi neurali legati all’età possano essere evitati o compensati con la formazione musicale. Due i gruppi di persone coinvolti nello studio, uno composto da musicisti giovani e anziani che hanno iniziato la propria formazione musicale all’età di 9 anni e sono stati costantemente impegnati durante la loro vita in attività musicali, e l’altro da “non musicisti” con solo due o tre anni di formazione musicale alle spalle. I ricercatori hanno misurato la reazione dei neuroni dei partecipanti all’ascolto di un video parlato in ambiente rumoroso rilevando come gli artisti più in là con l’età abbiano un distinto vantaggio in termini di tempi neurali. “Non solo vantano delle prestazioni migliori rispetto ai coetanei non musicisti, ma riescono a codificare gli stimoli sonori tanto velocemente e accuratamente quanto un giovane non musicista”, spiega Nina Kraus,una degli autori della ricerca. I risultati dello studio spiegherebbero il fenomeno delle interminabili carriere delle leggende del rock, ancora in forma e sulla cresta dell’onda anche dopo i 60 anni.

Fonte centromaderna.it 

Musicoterapia: definizione, contenuti e applicazione in ambito psicogeriatrico

N.9 Vol V

Presso la Fondazione Istituto di Sospiro Onlus (Cremona) è attivo da oltre vent’anni un Servizio di Musicoterapia che si rivolge a persone con disabilità intellettiva ma soprattutto a persone con patologie neurologiche dell’età senile. In particolare l’attività clinica e di ricerca è stata rivolta alle persone con demenza e ha dimostrato di ridurre disturbi psichici e comportamentali legati alla malattia.Gli studi realizzati sono stati oggetto di pubblicazioni internazionali e due di essi sono stati inclusi nella recente revisione Cochrane della letteratura relativa al tema musicoterapia e demenze. Su tali basi il Direttore del Dipartimento Anziani, Dr. Daniele Bellandi, e il Responsabile del Servizio di Musicoterapia, Dr. Alfredo Raglio, hanno ritenuto opportuno creare un documento inerente l’applicazione della musicoterapia in ambito psicogeriatrico.Tale documento è presente nell’archivio del sito del Centro Maderna sotto la sezione “Guide on line” del sito www.centromaderna.it

Fonte notizia Centro Maderna

Una ricerca sugli anziani in Emilia Romagna

N.3 Vol. V
Gli anziani ogni giorno offrono in media due ore e mezza del proprio tempo per accudire bambini, far compagnia a chi è solo, dare una mano in casa o assistere persone non autosufficienti: lo dimostra la ricerca condotta dall’Ires su 1.556 anziani dell’Emilia Romagna e presentata dallo Spi – Cgil regionale a Bologna. Il 79% degli intervistati offre un aiuto informale ai propri familiari, ma anche ad amici e vicini di casa. Il 21,8% lo fa accudendo bambini, il 21,6% tiene compagnia a chi è solo, l’11,2% dà una mano nelle pulizie di casa, cucina o fa la spesa, il 7,4% offre anche aiuti economici. Molti si occupano di persone non autosufficienti, l’11% aiutandole a vestirsi e lavarsi, il 6,2% offrendo un vero lavoro di cura. “Questa ricerca dimostra che gli anziani danno più di quanto ricevono”, spiega Maurizio Fabbri, segretario regionale dello Spi-Cgil. Senza il loro contributo, aggiunge la ricercatrice dell’Ires Florinda Rinaldini, “il Paese sarebbe più povero”. In media gli intervistati dedicano all’aiuto informale due ore e mezza ogni giorno, ma nel 3% dei casi le ore offerte sono 6-7 al giorno. Di cosa hanno bisogno gli anziani? L’aiuto più frequente è la compagnia (20% dei casi), seguita dal sostegno nelle pratiche burocratiche (13,1%), dagli aiuti domestici (11,7%) e di accompagnamento (8,6%). Anche in questo caso si ottiene sostegno principalmente dalla famiglia e dai parenti, ma l’aiuto di persone esterne (badanti e domestici) è presente nel caso di aiuti domestici e di assistenza a persone non autosufficienti. In altre parole, se gli “anziani giovani”, quelli fra i 60 e 65 anni, dovranno continuare a lavorare, non potranno più offrire il proprio aiuto in famiglia. Di fronte a questo scenario l’unica risposta, secondo Fabbri, “è potenziare il sistema del welfare pubblico, potenziandolo e non tagliandolo”.