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The Power of Music – Henry Wakes Up!

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Henry, a nursing home patient with alzheimers, who normally assumes a vegetative state, comes alive upon hearing music from his youth.

Figli che assistono i genitori malati di Alzheimer: il dolore e la rabbia in un film

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Vol VII n.9

Si intitola “Vittorio, Capitan Pistone…e tutti gli altri” il documentario scritto, diretto e prodotto da Mara Consoli che intreccia il racconto del padre Vittorio con le testimonianze di persone che hanno familiari affetti dalla malattia, senza aiuti e senza informazioni

14 febbraio 2014
fonte: http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/454687/Figli-che-assistono-i-genitori-malati-di-Alzheimer-il-dolore-e-la-rabbia-in-un-film

ROMA – “Per capire cos’è l’Alzheimer, bisognerebbe entrare nella testa di un malato. Per capire cosa vuol dire assisterlo, bisogna passarci insieme giorni, mesi, anni”. E’ un diario di viaggio, che ripercorre le fasi di una malattia che colpisce in Italia un milione di persone, il documentario “Vittorio, Capitan Pistone…e tutti gli altri” scritto, diretto e prodotto da Mara Consoli. Il lavoro si muove su un doppio binario, intrecciando il racconto di Vittorio, padre di Mara, con le testimonianze di persone che hanno, o hanno avuto, familiari affetti d’Alzheimer. E mostrando così  il progressivo spaesamento di malati e familiari, abbandonati a loro stessi, nella quasi totale mancanza d’informazione, di assistenza, di strutture e di aiuto.

“Ho impiegato quasi 8 anni per realizzare questo documentario – afferma l’autrice – convinta che la storia di Vittorio, Enzo, Pina, Massimo, Rinaldo, Eva, Franco, Amedeo … e tutti gli altri abbia un senso solo se non la si consegna all’oblio. La memoria è un patrimonio al quale attingiamo per immaginare e costruire un futuro migliore. E una società migliore è quella che non dimentica, nemmeno chi è vecchio, malato, bisognoso”. Il film è stato selezionato da numerosi festival internazionali , e ha il patrocinio dell’Aima (Associazione Italiana Malattia d’Alzheimer ) e dalla Sigos (Società Italiana Geriatri Ospedalieri)

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=VU2KT-X097I[/youtube]

“Mentre mio padre, poco a poco, perdeva pezzi di sé, io cercavo di ottenere informazioni su come   aiutarlo, dargli sollievo. Una lotta solitaria, perché in Italia i servizi di assistenza socio sanitaria per i malati di Alzheimer sono carenti, male distribuiti e di difficile accesso –continua la regista -. Spesso ai familiari non viene spiegato cosa accadrà, come accudire al meglio il malato o quali servizi hanno a disposizione. E si trovano caricati di un peso psicologico, emotivo, sociale ed economico enorme. Al dolore di vedere il tuo caro diventare perdere la memoria, alla fatica di assisterlo, si aggiunge la rabbia verso un paese che vorrebbe togliergli anche la dignità. Eppure è bastato guardarmi attorno per rendermi conto di quante persone vivevano il mio stesso problema”.

Come Adriana,  sua madre è al terzo stadio della malattia, non parla più e deve essere vestita, lavata, imboccata. Passa le sue giornate dentro casa, facendo avanti e indietro per le stanze, ormai quasi completamente spogliate dei mobili, oggetto delle sue molteplici ossessioni. O come Marco, che per stare vicino al padre ha dovuto abbandonare il lavoro, perché solo così può essere sempre pronto ad accompagnarlo dal medico, intrattenersi con lui, accorrere quando c’è un’emergenza. E, naturalmente, sostenere sua madre. “Sono vite dimenticate, come quella di Rinaldo, Franco, Enzo, Amedeo, Eva… tutti malati di Alzheimer –aggiunge l’autrice – Ho cominciato così a raccogliere le pagine strappate di altri libri, di altre storie. E le ho rilegate insieme in questo documentario, dando voce e spazio a emozioni, pensieri, realtà che la scienza non può descrivere e che, solitamente, rimangono confinate nelle mura di una casa, chiuse nella prigione silenziosa in cui ti costringe l’Alzheimer”. Nel titolo Consoli cita “Capitan Pistone”:  “è uno degli  innumerevoli personaggi immaginari di mio padre –spiega -. Ho scelto lui come rappresentante della categoria perché, oltre ad essere uno dei più frequenti, ha un nome divertente, come tanti momenti passati con mio padre. Tutti gli altri… sono il milione di malati presenti oggi in Italia”. Consoli ha deciso anche di usare “Capitan Pistone” come nome del sito che sta allestendo come piattaforma per lo scambio di informazioni tra caregiver. Il documentario invece sarà trasmesso in anteprima domenica 16 febbraio su Rai3 in tarda serata, tra le 23 e le 24.

Music therapy helping stroke victims speak again

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Vol VI n.51

Fonte: http://www.king5.com/health/Music-singing-helps-stroke-victims-regain-speech-203653311.html


PORTLAND, Ore. — It steals your speech, scrambles your thoughts and robs you of your ability to move.  Stroke is the third leading cause of death in America and the number one cause of disability. Now, some stroke victims are turning to song to get their voices back.

Different stroke patients, similar stories.

“I woke up and I was numb on one side,” said Barbara Pope.

“I cannot move my right arm,” said Lee Jordan.

“It’s all in there, it’s in there, but I can’t have it outlet,” Phil Liu.

A stroke left Liu unable to speak.

“The only word I could say was yes,” Liu said.

Music got him talking again. Patients at the Oregon Stroke Center gather each week to sing. New research suggests singing or playing music, maybe even just hearing it, helps rewire the brain after a stroke.

“Music is represented more in the right side of the brain in most people, and language more on the left side,” said Helmi Lutsep, MD, Professor of Neurology at the Oregon Health & Science University.

Doctors are trying to use music to move language skills from one side of the brain to the other.

“Maybe we can allow language also to, um, sort of rewire itself,” Dr. Lutsep said.

And it may never be too late.

“We’ve done trials with people as late as 17 years out from their stroke and they still showed improvement,” Dr. Lutsep explained.

New studies out of Temple University found that music not only affects a person’s motor abilities, but also lowered stroke patients’ blood pressure, heart rate, and level of anxiety.

LE PIETRE ‘INCANTATE’ DI SAN SPERATE…

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Pinuccio Sciola e il suo giardino di pietre sonore

pietre_suonanteC’è un luogo incantato in Sardegna (uno dei tanti!).. un giardino di pietre sonore, uno spazio artistico senza tempo, che mette d’accordo tutti i sensi, li unisce, amplifica, li contempla. Una città di suoni, edificata con pietre, in un angolo della campagna sarda di San Sperate, paese-museo in provincia di Cagliari dove l’arte ha cittadinanza onoraria. Dal 1968 infatti San Sperate ha catturato l´interesse di artisti locali, nazionali e internazionali. Tra questi, forse il più illustre, Pinuccio Sciola pittore e scultore locale. E’ grazie alla sua intuizione che il paese negli anni ha subito una rivoluzione estetica, il progetto che Sciola ipotizzava e ha concretizzato era quello di modificare “l’aspetto dei muri anonimi delle case” per farli diventare veri e propri “protagonisti”. Popolazione e amministrazione, in collaborazione con artisti provenienti da tutte le parti del mondo, hanno abbracciato l’idea e contribuito attivamente alla realizzazione dell’attuale patrimonio artistico. Gli autori hanno lasciato che le loro opere rimanessero esposte tra le mura delle case o nelle vie colorate del paese: murales, sculture, fotografie, attirano lo sguardo curioso di innumerevoli visitatori…

Tra queste opere: le pietre di Sciola, strumenti musicali fatti ad arte…

Sciola e le sue pietre sonoreBasalti creativamente lavorati, monumenti scolpiti  con raffinata tecnica, incisioni parallele, tagli sulla roccia, sculture capaci di produrre suoni e creare atmosfere particolari. Un incontro con la materia, una carezza che genera note, un museo all’aperto a disposizione del pubblico. Le opere di Sciola si possono toccare, nel suo ‘incantato’ giardino  si è invitati a partecipare, a muovere le mani, per farle entrare in contatto con le pietre. Sono suoni diversi quelli che si riesce a riprodirre, a seconda della qualità e della lavorazione della pietra. Sogno.. poesia.. note che sembrano ora elementi naturali (vento, fuoco acqua…), ora suoni che ricordano il vetro o il metallo, a volte sembrano addirittura voci, in altre, veri e propri strumenti musicali: arpe, xilofoni, didgeridoo, dischi armonici. Le sculture hanno forme varie, ci si possono intravedere pettini e vele, monumenti funebri, poltrone, soli, spartiti musicali, bocche, simboli sessuali, in una infinità di ritmi, timbri e colori. Un luogo silente che si armonizza al tocco del nostro passaggio. Un modo di assaporare l’arte, uno spazio culturale, in cui con rispetto e creatività, si può persino giocare. Le pietre sonore di Pinuccio Sciola  sono esposte a San Sperate ma anche a Venezia, Assisi, Roma e nelle mostre itineranti di tutto il mondo. (s.lup)

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=lFgswskoAiU[/youtube]

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=-hKdPnZjgpQ[/youtube]

The Piano

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Vol V n.107

Video animazione
Amazing Short – Animation by Aidan Gibbons, Music by Tirsen

[youtube]http://youtu.be/-ZJDNSp1QJA[/youtube]