Category Archives: strumenti musicali

The Aquasonic Waterphone

Vol V n.69
The Waterphone was invented and is patented by Richard Waters (pat.#3896696). Each instrument is unique and made to order. Richard personally makes, tunes, signs and dates each Waterphone. The sound of the Waterphone has been compared to the haunting melodies of the Humpback Whale and voices from inner/outer space. Waterphones have been described as acoustic synthesizers, Waterharps, a musical “Aladdin’s Lamp”, and “Whalephones”. Waterphones are in fact stainless steel and bronze monolithic, one-of-a-kind, acoustic, tonal-friction instruments that utilize water in the interior of their resonators to bend tones and create water echos. In the world family of musical instruments, the Waterphone is between a Tibetian Water Drum, an African Kalimba (thumb piano) and a 16th century Peg or Nail Violin. Each Waterphone is custom made using a hot metal process developed over the past 40 years. The tonal rods are tuned to a combination of micro-tonal and diatonic relationships presented in two distinct but intergrated scales having both even and uneven increments.

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Theremin

Vol V n.50


Presento in questo articolo uno strumento relativamente nuovo che potrebbe dare qualche idea riguardo attività in musicoterapia…

Questo strumento è composto fondamentalmente da due antenne poste sopra e a lato di un contenitore nel quale è alloggiata tutta l’elettronica. Il controllo avviene allontanando e avvicinando le mani alle antenne: mediante quella superiore (posizionata verticalmente) si controlla l’altezza del suono, quella laterale (posta orizzontalmente) permette di regolarne l’intensità. Il suono può variare tra quello di un violino e quello vocale. Lo strumento è considerato molto difficile da suonare proprio perché lo si suona senza toccare.

Il theremin è stato utilizzato anche in numerose colonne sonore di film, tra cui La moglie di Frankenstein di James Whale, Io ti salverò di Alfred Hitchcock e Ultimatum alla Terra di Robert Wise ed è indimenticabile in Qualcuno volò sul nido del cuculo, nella commovente scena finale. Altri esempi noti sono la sigla iniziale dei cartoni animati di Scooby Doo e il tema della serie televisiva L’ispettore Barnaby. Tra i compositori classici v’è Charles Ives che ne ha fatto uso nella sua quarta sinfonia.

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Stylophone

Vol V n.49

Lo stilofono (Stylophone) è uno strumento musicale elettronico di ridotte dimensioni. È formato da una tastiera metallica collegata attraverso un resistore ad un piccolo oscillatore interno a bassa tensione. La tastiera è controllata da una piccola penna elettronica (detta stilo, da cui il nome) il cui contatto con i tasti genera il suono.

 Lo stilofono è stato creato nel 1967 da Brian Jarvis. È stato venduto (tra i vari testimonial pubblicitari dello strumento vi era anche il musicista Rolf Harris) in circa tre milioni di esemplari sotto il marchio Dubreq, soprattutto come strumento musicale giocattolo. Lo strumento è stato utilizzato da diversi gruppi musicali o da musicisti nelle loro incisioni: tra questi vi sono per esempio David Bowie, per i brani Space Oddity, After All, Slip Away e i Kraftwerk, che lo hanno utilizzato nella prima versione di Pocket Calculator per ottenere i bassi.

Tra gli italiani che usano questo strumento vi è il gruppo italiano The Transistors (Maurizio Mansueti, Luca Cirillo) che utilizza abitualmente lo Stylophone per le proprie incisioni e negli spettacoli dal vivo e Marco Castoldi, in arte Morgan, che lo usa prettamente nei live e in alcune apparizioni televisive.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=xjAYyEqnTaw[/youtube]

Disco Armonico

Vol III n.86

Il disco armonico è uno strumento a percussione, la sua particolarita è che produce una scala musicale composta da 8 o 9 note. Nato dall’unione di un Udu-Drum e  di uno steel-pan è stato inventato in svizzera nel 2000 da 2 artigiani, da circa 3 anni ho cominciato a studiare i metalli e il modo per poter creare questo strumento.Ho sempre ritenuto che possedere e suonare uno strumento auto costruito trasmetta una emozione aggiuntiva e dia un gran senso soddisfazione, e con questo tipo di strumento ancora di più, il fatto di plasmare dei suoni e delle armonie da una lastra di metallo, sentir nascere dal rumore delle martellate un suono è un qualcosa di indescrivibile. Oggi mi sento immerso in un viaggio fatto di studi, di esperimenti, di suoni, musica, metalli e tanto martellare. Il disco armonico può produrre varie tonalità provenienti da ogni parte del mondo, scale pentatoniche maggiori, minori, scale arabe, giapponesi, cinesi creando atmosfere molto diverse tra loro. Il bello di questo strumento è quello di essere molto intuitivo in quanto tutte le note che produce fanno parte di una tonalità predeterminata, questo è un vantaggio perche permette anche a ci non ha nessuna nozione di armonia di improvvisare liberamente.
Disco armonico in scala pentatonica di Fa maggiore  http://www.youtube.com/watch?v=MDbTBG-DnxI
Disco armonico il scala “Akebono” (Sol Do Re Mib Sol Lab Do Re) http://www.youtube.com/watch?v=IAf9E1oEoos

Per informazioni  marcodellaratta@yahoo.it

 

Il setting Itinerante

Vol III n.39

Un’azione, il suo contesto, l’ambiente. Che rapporto lega azione e ambiente? Questo ambiente condiziona quello che stiamo facendo e in che modo?In ogni pratica dove c’è di mezzo la parola “terapia”, non si sottovaluta mai l’ambiente dove si agisce, anzi, talvolta assume un aspetto dominante nella cura. Così anche in musicoterapia tutti gli aspetti che riguardano un incontro (luogo, orario, costo, ecc.) sono presi attentamente in considerazione e si parla di “setting”. Lo spazio fisico e la sua organizzazione hanno gran peso e ne parlano un po’ tutti i manuali. La funzionalità dell’ambiente all’attività svolta (dimensioni, forma, qualità acustica), la presenza di elementi che rendano riconoscibile il carattere dell’incontro (strumenti musicali), l’assenza di elementi che possano avere significati non coincidenti con l’oggetto del trattamento (colori, foto, pitture), la delimitazione rispetto ad altri spazi dove si fanno altre cose. Alcuni testi importanti indicano come requisito l’isolamento acustico da e verso l’esterno. In un centro per anziani sarebbe ideale avere una stanza con tutte queste caratteristiche (improbabile nella situazione economica attuale dei servizi), luogo che tornerebbe utile anche al musicoterapista che vedrebbe oltretutto consolidata l’immagine della propria professionalità (quello che ha la sua stanza). Mi sono posto in merito un paio di domande. Lavoro con una persona disorientata la cui patologia potrebbe essere malattia di Alzheimer. Non parla, non ha molte possibilità di scegliere quello che preferisce. Che faccio, la allontano da un ambiente dove forse è riuscita a trovare qualcosa di vagamente familiare e la porto nella stanza isolata acusticamente (quindi piuttosto disorientante)? Se svolgo un’attività isolata non rischio di perdere legami e continuità con quello che la persona vive quando è fuori della stanza? Sarà quindi giusto allontanarla da quel contesto comunque suonante e risuonante che sarà ben diverso da quello offerto nel mio incontro (breve)? Ecco come sono giunto ad avvicinarmi al concetto di “setting itinerante”. Una definizione che ha del paradosso essendo riferita a qualcosa che in principio è estremamente rigido, invariabile, precostituito, cornice stabile di un evento dinamico. Assumiamo come setting anche la cornice abituale in cui vivono le persone, un ambiente quotidiano fatto di strutture architettoniche, luci, arredamenti, ritmi delle varie attività e naturalmente di altre persone. Andiamo oltre, facciamo vibrare questa cornice, rivolgiamole i nostri suoni determinando un processo di armonizzazione che non riguarda esclusivamente l’ospite. Un semplice corridoio dopo che ci abbiamo cantato “è un’altra cosa” (lo dicono i suoi abitanti).  Suoni e musiche saranno inoltre calibrati sulla vita effettiva delle persone, su quello che si coglie stando nei loro spazi, parlando con chi le vede tutti i giorni pulendo loro la camera o servendo loro da mangiare. Il personale assistenziale potrà dal canto suo prendere atto di come la persona appaia in una condizione diversa dal solito, osservare una persona che si sta esprimendo.
“Il carrello della musica” Un elemento riconoscibile che definisce il contesto nei diversi momenti delle attività itineranti: un carrello di legno con tre ripiani sul più alto dei quali troneggia un vecchio grammofono di legno col diffusore a tromba dorata. Un mini impianto hi-fi, una chitarra, alcuni strumenti a percussione, almeno un tamburo grande,  dischi, cassette, spartiti,  saxofono personale e in alcuni casi un  riproduttore per dischi a 45 e 78 giri. Un collega (S. Iacopozzi), ha introdotto una variante aggiungendo un apparecchio a batterie per riprodurre musica. In questo modo può fare musica anche durante gli spostamenti, evocando ad esempio il suono di una banda di paese che si avvicina o allontana. Ilsetting viene proposto ancor prima di apparire visivamente. La mobilità inoltre consente, come sostiene un altro collega, Luca pozzi (Abbiategrasso, MI, conferenza del 29/9/2001),  di rispecchiare in musica un comportamento tipico della malattia di Alzheimer, il wandering. L’accompagnamento musicale di quello che viene definito “girovagare afinalistico” di queste persone dà loro dei punti di riferimento, un ritmo che aiuta anche noi nella ricerca di un senso di un’azione che ne appare priva.
Giacomo Downie casa di riposo “Il Gignoro” Firenze Articolo pubblicato sul sito www.pamonline.it