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Quale medicina cura?

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Vol V n.64

Quale medicina cura?
Per una ricerca partecipata aperta alle professioni del sanitario e del sociale
Evento accreditato ECM 20 – 21 aprile 2012 – Certosa di Avigliana (To)

IL PERCHÉ DI UNA DOMANDA

“Quale medicina cura?”. Una domanda trasversale, sofferta, diffusa tra i mondi della cura con le loro professioni che si rendono conto di ave- re molte sfide in comune e si chiedono come farne un discorso pubblico, ma anche una leva di cambiamento per una medicina giusta, appropria- ta, sobria, sostenibile. Una domanda segnata dalla crisi finanziaria, ma che rilancia l’urgenza di non ragionare solo in termini finanziari. La crisi non può essere un alibi per non affrontare i problemi, piuttosto un’occa- sione per ripensare le pratiche della medicina. Mentre abbiamo da difendere, nonostante sprechi e manchevolezze, l’attuale sistema sociosanitario, c’è molto da fare per ripensare quale medicina oggi sia di aiuto in una società attraversata da fenomeni enormi come l’invecchiamento, l’appesantirsi delle sofferenze urbane, l’aumento di bambini e ragazzi con fatiche legate allo sviluppo psicofisico e al loro inserimento socio-educativo, i casi di anoressia o bulimia… Tutti problemi che mettono in gioco professioni e organizzazioni diverse, in quanto non sono delegabili a una sola disciplina e organizzazione. La cura è un even- to collettivo, un bene comune che necessita di cooperazione nel pensare e nell’agire qui e ora, in questa situazione e contesto. Per farlo le professioni e i mondi organizzativi del socio-sanitario e del sociale sono chiamati a “sospendere” le loro appartenenze professionali e i loro atteggiamenti difensivi entro protocolli e mansionari per mettere al centro la domanda di partenza nelle sue diverse declinazioni: come può essere re-immaginata e arricchita la medicina oggi perché sia giusta, ap- propriata, sobria, sostenibile? E dunque come evitare che la cura diventi un’ulteriore sofferenza per chi vive, come paziente o come familiare, la condizione di vulnerabilità e di malattia? Come, invece, sviluppare inter- venti che recuperino il significato profondo della dicitura socio-sanitario? Come tutto ciò può divenire risorsa per un nuovo assetto di welfare volto a garantire l’universalità della cura e il coinvolgimento attivo delle per- sone, anche in un periodo di crisi economica?

Sono interrogativi che sollecitano ad aprirsi a orizzonti sempre meno “dipendenti” dalle necessarie diagnosi, dai protocolli di intervento, dalla specializzazione delle cure, per farsi sempre più protesi verso l’integra- zione e la risignificazione degli interventi a fianco del soggetto vulnerabi- le e della sua famiglia. Come, per fare un passo avanti, costruire percorsi di cura sostenibili e integrati, evitando l’eccesso di cure, ma anche l’ab- bandono, facilitando scelte consapevoli e adeguate alla realtà di vita della persona e della sua famiglia?

L’INVITO A UNA RICERCA

PARTECIPATA E SPERIMENTALE

Problemi enormi perché coinvolgono cambiamenti a livello di politi- che, ma anche, a nostro avviso, un diverso uso (un “buon uso”) delle innumerevoli competenze e risorse esistenti. Gli stessi tagli, se vanno contrastati là dove offendono i diritti delle persone, possono essere letti come un appello improrogabile a generare risorse attraverso cambiamen- ti che possono alleggerire le sofferenze umane e che, per non pochi versi,dipendono dalle scelte degli operatori, dal loro modo di “esserci” nel servizio, dal loro ripensare le relazioni con le persone e le famiglie, ma anche dai luoghi fisici della cura in modo che siano accoglienti e (perché no?) belli, dal collaborare tra professioni per arricchire la “densità di cura” della medicina.

Per avviare i lavori si è scelto di privilegiare una precisa ango- latura da cui vedere i problemi e costruire delle ipotesi di lavoro: la radicale riorganizzazione delle cure primarie. A nostro avviso, il futu- ro delle politiche sanitarie è nelle cure primarie, sul cui ammoderna- mento devono concentrarsi gli sforzi dei decisori e dei professionisti. Il momento di particolare difficoltà potrebbe contribuire a superare con forza quegli ostacoli che finora hanno impedito una sostanziale riorganizzazione.

Alla luce di queste considerazioni, la Certosa vuol essere un luogo dove medici e infermieri, pediatri e geriatri, medicina del territorio e medicina ospedaliera, assistenti sociali e psicologi, psichiatri ed educa- tori possono ricavarsi “momenti di sosta e di pensiero”, con l’intento di attivare nei territori delle sperimentazioni da rielaborare poi insie- me. Un percorso partecipato entro cui possono confrontarsi letture, ipotesi politiche e strategie, attenti alla loro trasferibilità sui terri- tori. Un percorso pertanto sperimentale, alla luce delle ipotesi che si andranno a maturare, che impegna a mettere in atto localmente quei cambiamenti relazionali, fisici e organizzativi che possono avvicinare la medicina ai cittadini.

TRE LABORATORI

Nei lavori preliminari al seminario sono emerse tre aree-problema che sembra importante affrontare nel corso della riflessione e nei laboratori che potrebbero prendere l’ avvio in tale occasione. Altre potranno emergere fra i partecipanti.

Le cure primarie

La riorganizzazione delle cure primarie è l’orizzonte entro cui col- locare l’interrogativo iniziale “Quale medicina cura?” e pertanto è tra- sversale a tutto il percorso e a tutti i laboratori, ma può anche essere visto come oggetto specifico di riflessione. La prima area si pone quin- di l’obiettivo di unificare la figura del medico del territorio, superare il lavoro in solitudine dello stesso, sviluppare la sanità di iniziativa, mettere lo specialista al servizio dei percorsi di diagnosi e cura (anche coinvolgendo i professionisti ospedalieri), individuare punti di riferi- mento sul territorio che affianchino – e sostituiscano quando possibile – la struttura ospedaliera (strutture di comunità, case della salute, ecc., aperte tutto il giorno).

La vecchiaia pesante

Una seconda area è quella degli anziani la cui salute con il pas- sare degli anni vede il convergere della medicina di territorio, della medicina ospedaliera, ma anche dell’assistenza sociale e delle reti di prossimità. Come accompagnare gli anziani in un percorso umano per quanto possibile autonomo, attraverso la collaborazione degli stessi anziani e della famiglia, degli operatori professionali e delle reti di prossimità, con gli interrogativi etici ed esistenziali, oltre che sanitari e sociali, che l’invecchiamento porta con sé?

L’infanzia fragile

Una terza area è quella che rimanda all’infanzia fragile, a volte fin dalla nascita, altre volte con problemi di salute che esplodono nell’ar- co dopo pochi mesi o anni a livello non solo fisico, ma anche emotivo, relazionale, cognitivo. Problemi che non sono confinabili nel mondo degli specialisti ma chiamano sulla scena la medicina del territorio e quella specialistica, l’assistenza sociale, la scuola, le associazioni, chiedendo loro di uscire dalla logica della suddivisione dei compiti per farsi insieme prossimi alle situazioni.

PROGRAMMA

Venerdì 20 aprile 2012 – Ore 9,00-13

Organizzazioni che hanno scelto di uscire dai loro confini per interrogarsi sulla medicina che cura Lucia Bianco

DIALOGO SULLA MEDICINA CHE CURA

• Tra riconversione delle risorse e micro-innovazioni Nerina Dirindin

• Per una medicina giusta, appropriata, sobria Andrea Gardini

• “Esserci” con le persone o sconfiggere malattie? Ivo Lizzola

• Coordina: Vittorio De Micheli PROSPETTIVE DI LAVORO A PARTIRE DAL “DIALOGO SULLA CURA”

Discussione coordinata da Silvana Quadrino e Marco Zanchi

Ore 14.30-19.00

Lavoro in gruppi-laboratorio Introduce Silvana Quadrino

Il seminario propone tre aree di lavoro partecipato. • Cure primarie • Vecchiaia pesante • Infanzia fragile

Nel corso dei lavori, ogni area terrà presenti quattro interrogativi. – La delega e la dipendenza nei confronti del sistema sanitario sono un “effetto

collaterale” di processi di cura impoveriti e impoverenti? – La relazione paziente-professionista è oggi substrato portante della cura o sem-

plicemente un atto di compassione asimmetrica? – Di chi è il problema del riconoscimento e sviluppo delle capacità del paziente per

divenire risorsa a se stesso? – Come la macro sfida dell’integrazione tra sanitario e sociale, può essere una

sfida di cui farsi carico nel lavoro quotidiano, con micro esperimenti significa- tivi e sostenibili?

Sabato 21 aprile 2012 – Ore 9.00-14.00

Le cure primarie sul territorio come orizzonte strategico Da dove ripartire e verso dove incamminarsi? Serafino Zucchelli

RESTITUZIONE IN PLENARIA

dei materiali dei gruppi-laboratorio

Pensare e sviluppare nel territorio una medicina che cura Le questioni trasversali sollevate dai tre gruppi-laboratorio Riletture di Leopoldo Grosso, Eleonora Artesio, Giorgio Bert, Nerina Dirindin

Proposte organizzative per una ricerca partecipata Lucia Bianco e Silvana Quadrino

Intervengono:

Eleonora Artesio – Consigliera Regionale Regione Piemonte Giorgio Bert – Slow Medicine Lucia Bianco – Certosa Gruppo Abele Vittorio De Micheli – ASL Alessandria

Nerina Dirindin – Università di Torino e CORIPE Piemonte Andrea Gardini – Slow Medicine Leopoldo Grosso – Gruppo Abele Ivo Lizzola – Università di Bergamo

Silvana Quadrino – Istituto Change Marco Zanchi – Università di Bergamo

per info e iscrizioni scarica brocure

Educare i Caregiver a cantare: tocca al musicoterapeuta

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Vol III n.90

Un recentissimo studio portato avanti dalla musicoterapeuta Felicity Baker e collaboratori presso l’University of Queensland ha dimostrato che il cantare dal vivo alle persone con demenza potrebbe essere uno strumento sottoutilizzato ma molto accessibile per i caregiver, indipendentemente dalle loro qualifiche. In questa review della letteratura gli Autori hanno cercato di capire gli obiettivi del canto dal vivo e se sia più efficace la canzone o il cantante. La review mostra che mentre i musicoterapisti cercano di raggiungere obiettivi cognitivi, comportamentali, fisiologici e sociali, i caregiver in genere sono orientati al miglioramento della qualità di vita, attraverso una facilitazione delle attività quotidiane. In tutti gli studi analizzati si è riscontrato un effetto positivo e, in alcuni casi, viene sottolineato come le percezioni positive delle persone con demenza possano aver influenzato l’efficacia di questi interventi con il canto. In conclusione, gli Autori ritengono che i musicoterapisti dovrebbero rinforzare nei caregiver l’abilità di cantare ai pazienti durante la loro attività professionale.

Fonte: http://www.mtonline.it/?p=406

Gestire l’Alzheimer con il Dementia Diary

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Vol III n.89

“Gestire l’Alzheimer – Modelli Internazionali, metodologie e strumenti di caregiver” è il titolo con cui il dottor Gianni Perilli, studioso di tecniche manageriali delle organizzazioni sanitarie e cofondatore della Fondazione Alzheimer Gianni Perilli Onlus, ha riproposto in Italia il volume nato negli USA e noto in inglese come “Dementia Diary”. Il volume riporta più di 350 problemi realmente accaduti ai pazienti incontrati dall’autore e si propone di fornire ai familiari caregiver un supporto pratico fatto di consigli ed indicazioni utili e attuabili.

“Nel testo,” riporta la presentazione dell’opera, “l’autore contorna questo utile strumento di sostegno con capitoli che, caratterizzati dall’imperativo metodologico della misurazione di qualità, suggeriscono alcune buone pratiche gestionali di assistenza domiciliare del paziente, tratteggiano con dovizia di particolari il ruolo delle associazioni di pazienti e familiari, valorizzando il ruolo di questi ultimi. L’autore interpreta l’assistenza domiciliare sia come virtuosa eticamente sia conveniente economicamente: in questa forma di assistenza, «economia ed etica» si stringerebbero la mano, non giocando un rapporto a somma zero, ma intrecciandosi perfettamente. Nel testo sono proposti concreti espedienti per bandire l’uso improprio dell’assistenza ospedaliera e per garantire assistenza residenziale appropriata, in modo puntuale e qualificato; inoltre si riportano esperienze di assistenza a domicilio di pazienti poco abbienti della città di Ne w York, in zone come il Bronx.”

Perilli Gianni, “Gestire l’Alzheimer – Modelli Internazionali, metodologie e strumenti di caregiver”, Il Sole 24 Ore Pirola, 2010.
Fonte: www.centromaderna.it

Torino: un musical in casa di riposo

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Vol III n.88

Nella RSA-RAF Carlo Alberto Maria Bricca di Torino, a gestione diretta della ASL Torino 2, gli anziani ospiti hanno recentemente messo in scena i risultati del Laboratorio Teatrale “Grease 40 anni dopo”. L’allestimento ha visto l’integrazione delle diverse figure assistenziali presenti, ovvero operatori, fisiokinesiterapisti e volontari, sotto il coordinamento della Cooperativa di Animazione Quadrifoglio. Gli attori partecipanti al Laboratorio hanno un’età dai 65 ai 95 anni.

Per informazioni: Armanni Loredana – Direttore, telefono 011 8199050

mail: rsa.carloalberto-bricca@aslto2nord.it
fonte: www.centromaderna.it

Musicoterapia in Hospice

Holding Hands with Elderly Patient

Vol III n.87

Musicoterapia in Hospice