Category Archives: Esperienze

Alcune considerazioni riguardo il caso di M. donna affetta da ritardo mentale gravissimo

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Alcune considerazioni riguardo il caso di M.
di Pavan Marco – musicista – musicologo – musicoterapista – Alessandria.

M. è una donna di 61 anni affetta da Ritardo Mentale gravissimo, residente all’Istituto Divina Provvidenza di Alessandria nel quale io lavoro da 8 anni. M. partecipa già alle sedute di musicoterapia recettiva di gruppo nel suo reparto, con cadenza settimanale e alterna periodi di tranquillità ad altri nei quali è molto nervosa. Durante uno di questi suoi periodi di agitazione nei quali è autolesionistica, urla e fatica più del solito ad avere relazioni sociali (perché diventa aggressiva anche con gli altri), mi è stato richiesto un ciclo di sedute di musicoterapia individuale, del quale vorrei presentarvi in questo articolo i tratti salienti. Premetto che durante i succitati periodi di nervosismo M. di solito alterna urla molto forti a una produzione s/m (una terza minore ascendente sulle le vocali O ed E che suona tipo “dov’è”). In questo modo continua per tutto il giorno senza interrompersi se non per mangiare e per dormire. Il mio intervento è nato proprio con l’obiettivo principale di ridurre queste produzioni almeno all’interno della seduta di musicoterapia, come contenitore per sfogare il suo malessere e poi anche per fare in modo di avere uno strumento sul medio-lungo termine per gestire questi periodi; un altro obiettivo era quello di contenere la sua aggressività attraverso la manipolazione dello strumentario orff. La durata del ciclo è stata di 10 sedute di musicoterapia attiva, il setting è stato inizialmente la sua stanza da letto, poi dopo 3 sedute un’altra stanza sempre molto simile alla sua. La durata delle sedute oscilla tra i 20 e i 25 minuti effettivi; sono io che la vado a prendere e che la riporto nella sala dove si trova di solito. Lei si muove quasi sempre volentieri con me e mi conosce da quando ho iniziato a lavorare nell’Istituto, per questo mi ubbidisce (alzati, siediti, non mi picchiare/farmi male,…). Il suo comportamento osservabile è di tipo resistivo, asociale e auto-offensivo; i suoi arti non hanno compromissioni motorie gravi e si muovono in modo fluido, non noto nessuna compromissione uditiva e visiva; il suo contatto visivo è discreto. Mantiene l’attenzione in modo sporadico, non si riscontrano manierismi. La sua andatura è impacciata e la postura scarsa. Per ciò che riguarda il dominio motorio cammina da sola e mantiene tutte le abilità non locomotorie quali piegare le braccia e il tronco avanti e indietro, in alto e in basso, si gira e fa dietro-front, ha un equilibrio dinamico controllato e quello statico è stabile. Ha un uso non appropriato del suo corpo e agisce molte volte su imitazione, la motricità fine è regolare. Il dominio comunicativo è inadeguato, M. non ha un linguaggio comprensibile, ha un vocabolario ristretto e non forma frasi di senso compiuto, ma accosta alcune parole una dopo l’altra. Quando è molto agitata grida oppure canta le vocali O e E compulsivamente, una dopo l’altra con un tono di voce forte e sonoro (di solito, come già detto, produce una terza minore ascendente) e intercala la sua produzione con delle risa, sempre ad alto volume. L’articolazione non è intellegibile, la prosodia è cadenzata e la velocità moderata; non dimostra di capire le parole di una canzone e ha poca consapevolezza del proprio corpo. Per quanto riguarda il dominio affettivo, l’espressione del viso è dura, solo a volte piacevole, ha una gamma di sentimenti labile, raramente ha delle risposte emotive appropriate e comunque mai correlate agli stimoli musicali proposti. Ha consapevolezza relativa di sé, degli altri e dell’ambiente in cui vive; partecipa ballando da in piedi insieme a me alle sedute di gruppo e a volte canta le melodie di alcune canzoni religiose.

La musica come intervento
Molte attività che si fanno con persone disabili sono indispensabili non per curare o per guarire, ma per tenere attivo il Sé, per evitarne l’impoverimento e il collasso, sono misure preventive la cui assenza sarebbe dannosa, ma non sono terapie nel senso sanitario del termine, non per questo valgono meno o hanno minore importanza. Fatta questa premessa si può passare a spiegare l’azione che la musica, in forma attiva e passiva, ha su soggetti affetti da varie patologie ad espressione psichica, limitandosi ad alcune considerazioni generali:

– in primo luogo, l’apporto musicale, inteso sia come un senso passivo (ascolto) che attivo (far musica) agisce indipendentemente dal quoziente intellettivo. La musica – ritmo, melodia – è di per sé uno stimolo; a seconda poi dell’assetto personale (competenze culturali comprese), può essere ampiamente discusso;
– esso facilita la comunicazione ed il contatto, rappresenta un canale lungo il quale è possibile veicolare dei rapporti e costituisce, nella sua forma attiva, una concreta occasione per favorire la partecipazione;
– permette di esprimere il Sé, realizzando una specie di “autoritratto” che consente di conoscere inediti aspetti della persona ritardata (che ha, in genere, pochi modi ed occasioni di manifestarsi);
– fornisce agli operatori una possibilità di contatto più attiva e creativa della maggior parte delle procedure d’intervento che si fanno con i soggetti ritardati.
Certamente molte questioni restano aperte, tra le più importanti il ruolo che il musicoterapista ricopre in un lavoro lasciato così libero all’iniziativa personale (che peraltro accade in ogni psicoterapia). Ciò che conta di più però è l’apporto che la musicoterapia dà nella prassi operativa col Ritardo Mentale, soprattutto quando si lavora con pazienti istituzionalizzati o con pazienti gravi (proprio come M.), casi nei quali queste tecniche più fluide e meno codificate si dimostrano valide. Uno dei compiti della musicoterapia è quello di tenere vivo il Sé, di evitare l’impoverimento della persona ritardata che costituisce il più grave pericolo in quanto rappresenta la morte dell’individuo quando ancora la vita biologica lo abita; un compito non facile se lo si vuole svolgere, professionalmente, ad alti livelli.

Le sedute
L’obiettivo primario del ciclo di sedute era quello di tranquillizzare, calmare M. non solo nel tempo del trattamento ma anche di portare la sua calma fuori dalla seduta di musicoterapia. Per me inoltre era quello di stabilire prima un contatto utilizzando l’elemento s/m e il non-verbale che portasse appunto all’obiettivo di cui sopra. Lo schema delle sedute è la classica tecnica di svolgimento del trattamento individuale con la musicoterapia attiva (dato che le competenze del paziente non sono sufficienti per provare a utilizzare il trattamento della musicoterapia recettiva). M. accetta senza problemi di permanere all’interno della stanza (che in questo caso è il “setting”) senza cercare mai di uscire; contestualmente propongo a M., sempre utilizzando il canale non-verbale, di esplorare il mio strumentario (composto principalmente da tamburelli, maracas e sonagli che io porto con me in una borsa di stoffa verde) e di impiegarlo in un rapporto dialogico con me. La fase iniziale di accoglienza, in questo caso, è quella nella quale io vado a prendere M. e la porto in stanza ( come già precedentemente descritto). Nella fase centrale si sviluppano processi espressivi, comunicativi e relazionali non-verbali, mediati sempre dall’elemento s/m che è il mezzo attraverso il quale poter raggiungere il nostro obiettivo. Per ultima una fase conclusiva di congedo nella quale verbalizzo un breve commiato a M. (per esempio: “Ciao, sei stata brava oggi! Ci vediamo Venerdì.) anche come incoraggiamento e stimolo per rimandarle col tono della mia voce un feedback positivo e rassicurante. Qualche volta nella fase centrale delle sedute arriviamo ad avere un breve dialogo s/m che inizialmente sembrava un obiettivo irraggiungibile; la proposta s/ m parte sempre da M. (lei utilizza maracas come battenti tra loro e io tengo un tamburello e un altro sonaglio nella mano destra).

Conclusioni
Il ciclo di sedute è servito a M. per raggiungere alcuni degli obiettivi precedentemente illustrati quali quello principale di ridurre al minimo le sue produzioni sonore nell’arco della giornata e contenerle all’interno della seduta di musicoterapia e di rilassare M. al punto di ridurre l’assunzione di comportamenti lesionistici con gli altri e con sé stessa. Mi propongo di ripetere le sedute a distanza di qualche mese per dare continuità al percorso intrapreso da me e per raggiungere gli obiettivi anche sul lungo termine. Questo ciclo di sedute diventa un punto di partenza per affrontare la sua disabilità e le sue problematiche psichiatriche in un modo diverso, complementare alle cure mediche a lei necessarie, e avere un supporto psicologico adeguato inserito nell’ambiente nel quale si trova.

Bibliografia:

  • –  Garzantina della psicologia – Garzanti – 2004;
  • –  C. Moretti in Musica & Terapia – Vol. 5 n. 1 Gennaio 1997 – Ugo Boccassi Editore;
  • –  G. Manarolo – Manuale di musicoterapia – Edizioni Cosmopolis – Torino 2006;
  • –  E. H. Boxill – Il mondo interpersonale del bambino e la sua musicalità – Bollati Boringhieri – Torino 2000.

Swedish music therapy method for aged strikes chord in nursing homes

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Vol VII n.25

An increasing number of nursing homes are introducing a Swedish therapeutic method that enables elderly people to play music.Developed by Swedish music therapist Sten Bunne, 64, for elderly people, children and the disabled in 1980, the unique method overcomes physical difficulties and has proved to be an effective therapy even for dementia patients. The Bunne method uses easy-to-play musical instruments such as a guitar that has a lever that strikes chords when the player moves it right or left by following an instructor’s hand movements. Special flutes are among other instruments of the method, which makes playing music possible for anyone. A home for the aged operated by Maihama Club Co. in Urayasu, Chiba Prefecture, conducts two concert sessions per week based on the Bunne method. Participants are divided into several groups and play assigned instruments or sing while following a teacher’s instructions. Each session lasts about 40 minutes.

“I can’t wait” for the sessions, said Taeko Arakawa, an 80-year-old resident. “I feel elevated after participation.”

The Bunne method creates a sense of unity among participants as they complete a concert together, said 44-year-old instructor Takanori Shimamura. “All participants play instruments and become confident because they have a sense of accomplishment by playing their roles.”In addition to two weekly sessions, Maihama Club holds a 20-minute session before meals almost every day for residents heavily in need of nursing care. Many of them have their appetite stimulated as a result and can eat without assistance, said staff members. Since 2009, some 50 care facilities in Japan have introduced the Bunne method. In Sweden, about 1,500 facilities have already adopted the method. The Bunne method helps many elderly people stay healthy physically and mentally and avoid increases in the level of required nursing care, according to Gustav Strandell, the president of Maihama Club.The method is said to improve a person’s brain function, memory and voicing capacity.In addition, it was found to enhance the breathing capacity of participants, according to a 2010 survey of people in their 50s to 90s who visit care centers for dementia patients in Tokyo.

Fonte:http://www.japantimes.co.jp/news/2014/01/09/national/swedish-music-therapy-method-for-aged-strikes-chord-in-nursing-homes/#.U44mBZR_s-M

“Musicoterapia e Alzheimer”: al via il quarto incontro di “Neuroscienze cafè”. Appuntamento alla biblioteca “Bernardini”

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Vol VII n.21

LECCE – Torna con il suo quarto appuntamento “Neuroscienze cafè”, la rassegna culturale-scientifica organizzata dall’Istituto di arti terapie e scienze creative di Carmiano. Al centro dell’incontro di venerdì 16 maggio, che si terrà dalle 17 alle 20 nella sala teatrino della Biblioteca provinciale “Nicola Bernardini” a Lecce, il tema “Musicoterapia e Alzheimer”.

Un’argomento quanto mai attuale, dunque, in una realtà dove questa malattia sta diventando sempre più comune e diffusa. L’importanza di introdurre la musicoterapia nella riabilitazione dell’Alzheimer è supportata da una serie di studi scientifici che hanno valutato attentamente le condizioni degli anziani durante e dopo ogni seduta. In generale, si osserva che si riducono i sintomi più invalidanti della malattia e, pur sottolineando che i canti e le improvvisazioni strumentali non hanno alcuna pretesa di guarire, è palese che la partecipazione regolare alle sedute, soprattutto per pazienti ancora autosufficienti, aiuta a rallentare i processi degenerativi e migliora le condizioni generali, specie se il malato vive in istituto.

Articolato in otto incontri, uno al mese, sempre nella sala teatrino dell’ex Convitto Palmieri, “Neuroscienze Cafè” ha preso il via lo scorso 21 febbraio. Ogni appuntamento è strutturato in modo tale da unire ad una prima fase prettamente teorica, un successivo coinvolgimento del pubblico presente. La partecipazione a tutte le attività è gratuita. Il prossimo appuntamento della rassegna è in programma venerdì 6 giugno, dalle ore 17 alle ore 20, sempre nella sala teatrino della “Bernardini” a Lecce, con Ilaria Caracciolo, psicologa, psicoterapeuta ed arteterapeuta.

fonte: http://www.ilpaesenuovo.it/

 

Vi lascio un segno della mia esistenza

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Vol VII n.2

L’arte a sostegno del malato Alzheimer  di Chiara Salza
Ogni volta che mia madre, ormai anziana, non riesce a completare un cruciverba mi chiede aiuto affermando: “Tanto tu sai sempre dove andare a cercare la risposta se non la sai”! La curiosità è una caratteristica che mi ha sempre contraddistinto e che ancora oggi, fedele compagna, non demorde e mi sostiene nella mia attività professionale…  Terminata, nel 1997, la Scuola di Formazione nelle Artiterapie, avevo molto chiaro che la strada da fare, per potermi considerare un’arteterapista, era ancora molta. Quello che poteva sembrare un limite della scuola si è rivelato, col tempo, essere un pregio: instillare in me la certezza di non essere mai arrivata, e spingermi sempre più in là. E’ con questa predisposizione che nel 2003 vengo a conoscenza del CDT di Como (Centro Donatori del Tempo). Un’associazione che dal 1992 si occupa di sostenere il malato d’Alzheimer e i suoi familiari, comunicando informazioni sui loro diritti, sulla rete dei servizi offerti dal territorio comasco e organizza laboratori di stimolazione cognitiva attraverso diversi percorsi. L’arteterapia dal 2004 si affianca a queste iniziative e, attraverso il mio atelier, vengo a contatto per la prima volta con la realtà della malattia d’Alzheimer.

Per legere tutto l’articolo http://www.nuoveartiterapie.net/2014/01/23/vi-lascio-un-segno-della-mia-esistenza/

 

Music and Neurologic Function’s 2014 Winter Workshops

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Vol VI n.65

Schedule for the Institute for Music and Neurologic Function’s 2014 Winter Workshops
 

Month Year

  

The 2014 IMNF Winter Workshops is approved by the Certification Board for Music Therapists (CBMT) for 12 Continuing Music Therapy Education credits. Credits awarded by CBMT are accepted by the National Board for Certified Counselors (NBCC). The IMNF, #P-120, maintains responsibility for program quality and adherence to CBMT policies and criteria.

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Day 1: Music Therapy and Neurologic Rehabilitation 
Tuesday, January 21, 2014

(6 credits)

9:00am – 12:00pm (including one 15 minute break)
1:00pm – 4:00pm (including one 15 minute break)

The purpose of this full-day lecture course is to instruct on music therapy best practices in adult neurologic rehabilitation.  Reference will be made to Functional Independence Measures (FIM) as a tool for objective outcome measures.

 

Day 2: Analytical MusicTherapy for Pain Management with Patients Recovering from Medical and Psychological Trauma 
Wednesday, January 22, 2014

(6 credits)

9:00am – 12:00pm (including one 15 minute break)
1:00pm – 4:00pm (including one 15 minute break)

This workshop provides training in Analytical Music Therapy (AMT) techniques for physical, psychological and spiritual pain management.  Interested allied

health professionals involved in pain management are welcome.

 

 

 

 

Improvisational music therapy used psychotherapeutically is an effective intervention with pain management in patients suffering from pain-related medical trauma. The Instructor will share her integrative treatment perspective in working with the whole person.