N.54 Vol III
Articolo tratto dalla sezione Articoli di www.pamonline.it In “Storie di vita” – Consorzio dei servizi Socio–Sanitari della Valle Camonica
MUSICOTERAPIA E FORMAZIONE DEL PERSONALE Esperienza alla RSA di Pisogne (Bs) di Giacomo Downie
La musica appartiene a tutti. L’essere umano si sviluppa in un contesto di suoni (grembo materno prima, grembo sociale poi). In tale contesto ognuno si forma la propria “musicalità”, fatta di esperienze, passioni, attitudini. Il rapporto col mondo dei suoni è una caratteristica dell’essere umano. C’è poi chi si attrezza di competenze specialistiche per fare della musica un uso professionale in senso artistico o terapeutico (due termini che forse hanno bisogno l’uno dell’altro). Questo non vuole dire però che le pratiche musicali siano riservate agli esperti. In quel bagno di suoni, voci, pulsazioni, ritmi, musiche relative alla cultura d’appartenenza si sviluppano inevitabilmente competenze, “competenze comuni” come sono state definite dal semiologo G. Stefani. Competenze delle quali non siamo pienamente coscienti, ma sappiamo canticchiare un motivetto, intonare due note, distinguere il forte dal piano, il veloce dal lento, ripetere un ritmo e così via… Da queste considerazioni nasce la progettazione di un corso di musicoterapia destinato a persone che non diventeranno musicoterapisti o musicoterapeuti. Operatrici che continueranno a fare il loro lavoro di assistenza, animazione, fisioterapia, assistenza psicologica, coordinamento, con uno strumento in più: la musica e la capacità di gestirla in un rapporto di cura in virtù di quelle competenze accennate sopra. Mi ritengo fortunato di avere avuto l’opportunità di realizzare tale iniziativa. Perché la musica? Non è una scelta scontata. Vorrei sottolineare tre aspetti, che le varie scuole di musicoterapia hanno sviluppato, anche se in modi diversi. 1. La musica è un linguaggio, comunica dove la parola non è sufficiente o dove le parole non ci sono più, permette di entrare in relazione profonda anche con la persona che ha un grave decadimento cognitivo. 2. Il suono fa risuonare. Memorie, emozioni, schemi logici, schemi motori si attivano sollecitati dalla musica rivelando risorse insospettate. 3. Con la musica ci si esprime. Ed è una capacità che si conserva oltre il disorientamento. Quante poche opportunità ha di esercitare questo bisogno umano, ad esempio, un vecchio con demenza, che quando riesce a trovare un mezzo espressivo il più delle volte viene accusato di disturbare. Mettendo da parte principi o teorie, sono proprio le persone che vivono a stretto contatto con i vecchi a intuire il forte potere della musica. E sono proprio coloro che vivendo la quotidianità, in un rapporto spesso assai intimo, sono in grado di scorgere potenzialità della persona e possono usare la musica in modo efficace. Anche semplicemente facendo attenzione al modo di intonare la parola “buongiorno”. E’ un accorgimento che può cambiare la qualità della vita di un vecchio, forse più di una mezz’oretta settimanale di intervento musicoterapico.
Il corso aveva quindi i seguenti obiettivi.
· Creare un contesto favorevole all’avvio di intervento musicoterapico.
· Rendere i partecipanti più consapevoli del proprio rapporto con la musica. In particolare osservare come questa possa influire su cambiamenti di umore, suscitare ricordi, stimolare movimento.
· Rendere i partecipanti più consapevoli delle proprie competenze musicali
· Informare il personale sulle potenzialità della musicoterapia con persone anziane; sensibilizzare gli operatori circa l’aspetto sonoro musicale nella relazione con l’anziano partendo dall’osservazione.
· Mostrare un panorama di tecniche ponendo attenzione a quelle adeguate alle competenze degli operatori interessati (musica in animazione, musica in riabilitazione) per elaborare progetti, programmare e realizzare attività, effettuare verifiche.
· Far vivere esperienze piacevoli e profonde, rafforzare i legami fra i partecipanti (che sono anche colleghi). Valorizzare professionalità e scoprire opportunità per creare divergenze e nuovi stimoli in lavori che talvolta rischiano di essere ripetitivi.
Il lavoro si è articolato in due fasi
• Dopo una serata di presentazione abbiamo svolto un percorso esperienziale per due fine settimana attraverso le varie pratiche della musica: canto, ascolto, suonare strumenti, movimento. I vari momenti si alternavano a lezioni, proiezioni video e riflessioni su come realizzare tali pratiche in un rapporto di cura e i processi che ne sono implicati.
• Cinque pomeriggi centrati su un incontro con gli ospiti dei vari reparti della RSA. Tali incontri avevano lo scopo di fornire un riscontro delle tematiche trattate, di esercitare osservazione e di avviare riflessioni che potessero condurre alla progettazione di interventi musicali che avessero come punto di partenza i soggetti stessi, la loro storia, le loro scelte, le loro passioni, gusti, stili ecc.
Adesso che abbiamo terminato esprimo la mia soddisfazione nel notare l’estrema attenzione dei partecipanti nei confronti del linguaggio musicale nella relazione con gli ospiti e attendo fiducioso la verifica che avverrà fra qualche mese circa gli sviluppi degli spunti offerti dal corso.
Confesso la mia difficoltà iniziale nell’evitare termini e concetti che appartengono al sapere musicale specialistico dei quali comunque ho sempre cercato di svelarne il significato.
Altra difficoltà, a proposito di linguaggio, quando i vecchi si rivolgevano a me in dialetto non capivo un parola, sarebbe stata una relazione assai difficile, menomale che c’era la musica.
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