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Il progetto anziani musicoterapia Pam a sostegno del riconoscimento

Vol III n.74

Perugia, 09 novembre 2010
OGGETTO: MANIFESTAZIONE DI SOSTEGNO ALLA PROPOSTA DI LEGGE Disciplina della musicoterapia e istituzione della figura professionale del musicoterapista” (Atto Camera – 3761) e richiesta di ACCREDITAMENTO PER INCONTRO DEL 17 Novembre 2010 a Palazzo Marini da Lei promosso

All’On. Domenico Scilipoti   Camera dei Deputati

Gentile Onorevole, Innanzitutto, vorremmo esprimere il nostro ringraziamento per la proposta di legge da lei presentata, non solo perché dopo tanti anni di attesa rappresenta il primo atto concreto a favore degli operatori in musicoterapia e delle famiglia delle persone che stanno nel disagio e nelle difficoltà; ma anche perché per la sua articolazione e ottima struttura, rappresenta una grande opportunità per il riconoscimento del nostro lavoro e della  nostra professione.  La nostra Associazione, che esiste formalmente dal 2000, ha focalizzato il suo intervento su quella tipologia di persone che sono gli anziani, i malati di Alzheimer, e conseguentemente, gli operatori geriatrici e i familiari dei malati di demenza. Siamo una, se non l’unica, associazione italiana che ha scelto di indirizzare  la sua attività su una precisa tipologia di persone. Per questo in Italia, rifuggendo da logiche di potere molto più remunerative ma purtroppo vincolanti sul piano della libertà, siamo un punto di riferimento soprattutto per gli operatori che intendono specializzarsi sulla musicoterapia di carattere geriatrico. Nel corso di questi 10 anni di presenza sul territorio (apparteniamo a zone geografiche e a realtà istituzionali diverse) abbiamo operato con un costante lavoro di promozione e sensibilizzazione (seminari e stage), organizzando fra l’altro ben 6 convegni nazionali  su tematiche riguardanti il lavoro e la pratica musicoterapica. Riteniamo molto utile l’incontro con Lei per concordare forme e modi di supporto alla proposta di Legge. Riteniamo inoltre, che se anche la legislatura dovesse finire anzitempo, questa proposta di legge rappresenterebbe comunque la base per un futuro impegno nel quale speriamo di ritrovarla a qualunque titolo tra i promotori, soprattutto per la sensibilità e per la competenza dimostrati nella strutturazione della proposta.

Distinti saluti Francesco Delicati      Presidente Progetto Anziani Musicoterapia www.pamonline.it
Progetto Anziani Musicoterapia Via A. Monteneri, 8 06129 PERUGIA

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Il cuore non dimentica

Vol III n.64

Prefazione del Libro Per informazioni sul libro contattare l’autore:  fdelicati@yahoo.it

La demenza di Alzheimer rappresenta oggi una delle malattie di più frequente riscontro in età avanzata ma alla quale ancora non riusciamo a dare una terapia risolutiva. Come medici abbiamo imparato a curare soprattutto con i farmaci e per questo a volte abbiamo difficoltà a rapportarci con altre modalità terapeutiche che esulano dalla farmacopea. Ma la demenza di Alzheimer è una malattia che incide profondamente sulla persona come tale: sulla sua storia, i suoi legami con gli altri, forse (oppure no?) sulla coscienza e conoscenza intima che ciascuno ha con se stesso. Ecco allora che ci rendiamo conto che spesso la terapia non può limitarsi ad un farmaco ma anche a modalità non farmacologiche in grado di curare l’impalpabile (mente? coscienza? spirito?) che è dentro ogni persona. Tra queste un ruolo di primo piano è rappresentato dalla musicoterapia, che utilizza la musica come strumento privilegiato per tenere viva la plasticità cerebrale e per riattivare aspetti specifici dell’attività mentale, in particolar modo la memoria. Questo volume affronta dunque, basandosi su una forte esperienza personale, una tematica di grande interesse e attualità, come le recenti ricerche sulle neuroscienze testimoniano: il rapporto tra “musica” e “demenza”. Che cosa ha a che fare la musica con la malattia d’Alzheimer? Accostare una delle arti umane più illustri ad una malattia che progressivamente distrugge una vita e ne mette a dura prova altre, significa cercare di utilizzare la musica come mezzo di cura di una malattia degenerativa e provare a trovare una reale utilità a fini terapeutici. Numerose e rigorose esperienze documentano le potenzialità terapeutiche della musica che, nelle sue molteplici modalità espressive, è in grado di attivare il mondo emozionale dell’individuo, i suoi sentimenti, i suoi ricordi. Questo è tanto più vero per la persona colpita da malattia d’Alzheimer, perché la musica, agendo sulla sfera emozionale piuttosto che su quella cognitiva, soprattutto quando questa è già gravemente compromessa, aiuta il malato ad esprimersi e comunicare le proprie emozioni. La musica consente di tenere viva nelle persone affette da demenza Alzheimer la plasticità cerebrale e quindi riattivare le funzioni cognitive elementari legate all’attenzione, alla percezione e alla memoria. Questo, come dimostrato da rigorose ricerche scientifiche, attraverso il rilascio di sostanze chimiche nel cervello in grado di influire sull’umore e su emozioni e ricordi del passato. La ricerca dunque avvalora quello che da molti anni i musicoterapeuti, come Francesco Delicati, hanno scoperto con lo studio, l’intuizione e l’esperienza diretta sul campo, e cioè che la musica è un mezzo potente per evocare e recuperare il passato, specialmente ricordi intimi e profondi. Certo, la musicoterapia, non sempre riesce a ottenere la base scientifica forte richiesta dalla medicina basata sull’evidenza perché spesso non è possibile avere quelle condizioni di randomizzazione, doppio-cieco, confronto con altri trattamenti necessarie alla “scientificità”. Anche i risultati che si ottengono non sono sempre quantificabili e trasformabili in numeri, ma come vedremo dai risultati dell’esperienza che come medici abbiamo fatto insieme al musicoterapeuta, non possiamo non cogliere l’efficacia della musica. Probabilmente, viene da pensare, c’è necessità di imparare a misurare anche senza i numeri, adattando le nostre capacità di valutazione di efficacia su terapie diverse da quelle più classiche e tradizionali della medicina scientifica. Per questi motivi, come Istituto di Geriatria e Gerontologia dell’Università degli Studi, ho aderito con entusiasmo all’idea del progetto “La musica dei ricordi” realizzato, insieme al Consorzio Auriga e all’Associazione Malati Alzheimer Telefono Alzheimer (A.M.A.T.A) Umbria, nei tre Centri Diurni Alzheimer dell’A.S.L. 2 di Perugia, portando la nostra consolidata esperienza di centro di eccellenza nello studio sull’invecchiamento cerebrale e le demenze. E allora ben vengano testi come questo che nascono da progetti specifici e raccontano di esperienze concrete, dando voce a coloro che a causa della malattia hanno difficoltà a parlare e fanno fatica a farsi ascoltare dagli altri. Il testo, scritto da Francesco Delicati che da dieci anni collabora con A.M.A.T.A. Umbria, con i malati di demenza Alzheimer e con i familiari/caregiver dei malati ottenendo in ogni esperienza ottimi risultati, racconta di un’esperienza viva, vissuta in un rapporto di fiducia e in un’atmosfera calda improntata alla gioia, al dinamismo, al buonumore e all’entusiasmo. In questa prospettiva la musicoterapia, creando un’atmosfera di cura che risveglia le energie vitali dei malati, rappresenta una modalità di approccio e uno strumento terapeutico efficace nella cura di persone fragili che hanno difficoltà a comunicare verbalmente. E diventa tanto più efficace perché viene vissuta in un contesto di condivisione, o come dicono i musicoterapeuti, di convibrazione di emozioni e sensazioni che coinvolgono i malati tra loro e il musicoterapeuta stesso, perché la musica si segue non con la mente, ormai persa, ma con il cuore. Il volume può costituire uno strumento di informazione rivolto ai familiari e ai diversi operatori che lavorano nella relazione d’aiuto con i malati d’Alzheimer, ed essere di stimolo per avvalersi dell’utilizzo della musica o di un intervento di musicoterapia per valorizzare le residue capacità cognitive e le potenzialità emotive ed affettive che ogni persona affetta da demenza Alzheimer ancora possiede. E migliorare così la qualità della vita del malato stesso e del familiare che se ne prende cura.

Prof.ssa Patrizia Mecocci Direttore Istituto di Gerontologia e Geriatria Università degli Studi di Perugia

INDICE Presentazione
Prefazione Introduzione
Capitolo primo IL MALATO DI ALZHEIMER
Capitolo secondo LA MEMORIA Oltre la memoria
Capitolo terzo LA REMINISCENZA Memoria e affettività La memoria autobiografica
Capitolo quarto LA MUSICA E LA MUSICOTERAPIA Cos’è la musicoterapia Musicoterapia e malattia d’Alzheimer La voce e il canto nella persona malata d’Alzheimer Musica e reminiscenza Gli elementi fondanti
Capitolo quinto L’ESPERIENZA DI MUSICOTERAPIA NEI CENTRI DIURNI ALZHEIMER DELLA USL DI PERUGIA La proposta musicoterapica Rilevazione e valutazione Obbiettivi dell’intervento Principi metodologici L’Ascolto attivo Ascoltare con il corpo “La musica mi fa muovere!” Dal corpo alla parola “Era un volo bello!” La memoria semantica e quella musicale Il cantare e il valore delle canzoni La musica e il coinvolgimento emotivo La contrapposizione tra lo ieri e l’oggi L’evocazione affettiva dei luoghi del passato Il posto della musica nel passato e nel presente La giovinezza Gli affetti, gli amori, le serenate La vita quotidiana nei campi La vita quotidiana in casa La guerra Brevi ricordi legati alla memoria episodica
Capitolo sesto I RISULTATI POSITIVI DELL’ESPERIENZA DI MUSICOTERAPIA Cosa pensano gli anziani di questa esperienza? Cosa resta di questa esperienza?
BIBLIOGRAFIA APPENDICE n°1 Elenco musiche ascoltate
APPENDICE n°2 La valutazione neuropsicologica (a cura dell’Istituto di Gerontologia e Geriatria – Università degli Studi di Perugia)
APPENDICE n°3 Équipe multidisciplinare del progetto
APPENDICE n°4 Associazione A.m.a.t.a. Umbria Ringraziamenti

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Il recupero dei ricordi attraverso il canto

Vol III n.57

Per favorire il coinvolgimento e l’interesse degli anziani ospiti ho ritenuto, quindi, importante promuovere un’atmosfera familiare, un clima accogliente che li mettesse in grado di esprimersi e di manifestare il proprio vissuto. L’idea era quella che, ripristinando in qualche modo l’atmosfera dell’ambiente in cui i canti o i racconti furono appresi, ascoltati o sperimentati, si potesse renderne più facile e facilitante il ricordo, il richiamo, o il riapprendimento. Alcuni studiosi della memoria sostengono l’idea che essa dipenda dal contesto, per cui, ripristinando l’ambiente esterno in cui un dato fu appreso, un evento fu sperimentato, si possa renderne più facile il richiamo e far tornare il ricordo di tale evento (Baddeley 1990). Nella mia esperienza il ripristino del contesto per ovvi motivi si è limitato a dei “suggerimenti ambientali”, come ad esempio la disposizione a cerchio del gruppo di anziani, l’introduzione di singoli elementi come oggetti (strumenti di lavoro, strumenti musicali, oggetti della quotidianità), l’attenzione alla temporalità, la presentazione di “parole-bersaglio” o di “canti-bersaglio” che rendevano molto probabile l’accesso ai ricordi. Alan Baddeley rispetto al problema di come accedere a una traccia mnemonica o recuperare un ricordo, parla di praticabilità di una chiave d’accesso: “Alcuni inclinano… a pensare che noi immagazziniamo tutto ciò che sperimentiamo nel corso della nostra vita, e che ogni cosa è racchiusa nella nostra memoria semplicemente in attesa della chiave giusta che liberi i ricordi, consentendo loro di affluire in gran numero nella nostra coscienza”. Oltre alla ricostruzione ambientale del contesto in cui un dato fu appreso e all’utilizzo di “parole-bersaglio” facilitanti il recupero di un’informazione, la “chiave giusta” per accedere al passato e a ricordi dimenticati può essere qualsiasi cosa: oggetti di sapore autobiografico come fotografie, arnesi e strumenti di lavoro, sapori e odori, musiche e canti. Tutto questo “materiale” fornisce “indizi” o “suggerimenti” che consentono di recuperare ricordi dimenticati. È come se tali suggerimenti ci dirigessero nella ricerca della collocazione appropriata nella memoria, funzionando da mappa e da indicatori, consentendoci in tal modo di accedere a tracce che altrimenti si perderebbero. Tra tutti questi “materiali” la musica occupa un posto di rilievo come “chiave” per accedere al passato. In particolare, il canto e la canzone sono una fonte particolarmente efficace di ricordi: basta una certa canzone e dentro di noi scatta una molla sconosciuta che riporta a galla un ricordo legato a quella canzone e con essa trascina tanti altri ricordi.

Francesco Delicati

(tratto da: Delicati F., Il canto fa venire fuori il paese più in fretta, Pro Civitate Christiana, Assisi, 1997).

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L’esperienza con l’Associazione AMATA

Vol III n.41

Dall’archivio articoli del sito www.pamonline.it
Dal 1999, all’interno del progetto dell’Associazione A.M.A.T.A. di sperimentazione di un centro diurno per persone anziane affette da demenza, è stata inserita la musicoterapia, affiancata dalla terapia di riattivazione globale (supportate in una seconda fase da ginnastica dolce e laboratorio di manualità). Quattordici le persone coinvolte, con un’età media di 65-70 anni e con un grado di Demenza di Alzheimer lieve-medio e moderatamente severo. Durata dell’intervento: un mese e mezzo con una frequenza di tre incontri settimanali per ogni terapia di riattivazione, nei periodi: febbraio/marzo e maggio/giugno 1999, febbraio/marzo e maggio/giugno 2000. La struttura di ogni incontro prevedeva una progressione nelle proposte, con un’attività musicale iniziale più calma e con minore coinvolgimento (l’ascolto di canzoni e brani musicali registrati) seguita da un’attività più coinvolgente e partecipante (il cantare in gruppo) per andare poi verso esperienze musicali sempre più coinvolgenti, sia a livello fisico che emozionale (il suonare strumenti a percussione, le sequenze ritmiche o la danza) per chiudere con un ritorno ai tempi lenti dell’inizio. Nella prima fase di ogni incontro si iniziava con l’ASCOLTO di brani registrati: di musica classica, operistica, folklorica e soprattutto di canzoni del repertorio di musica leggera italiana e di canzoni popolari, in versione originale. I malati venivano incoraggiati, con modalità non-verbali, a cantare, e in modo spontaneo loro stessi cercavano di riconoscere il motivo e indovinarne il titolo dopo l’ascolto delle prime note, cantavano sulla voce dei cantanti o negli intermezzi strumentali. In una fase successiva si passava al CANTO A VIVA VOCE DI CANZONI CON ACCOMPAGNAMENTO DI CHITARRA. Il fare musica dal vivo aumentava il livello di partecipazione e di coinvolgimento, anche in termini di mobilizzazione di maggiore energia. Inoltre consentiva al musicoterapeuta di adattarsi al tempo del cantore, rallentando o velocizzando l’esecuzione, cambiando registro, improvvisando soluzioni musicali particolari. Si trattava di canzoni del repertorio di musica leggera italiana e di canzoni popolari. Modalità concrete del cantare canzoni: il cantare in gruppo, la struttura solista/coro, il cantare con accompagnamento di piccoli strumenti a percussione. La terza e quarta fase di ogni incontro prevedevano diverse attività centrate su un maggiore coinvolgimento gestuale-motorio, che venivano scelte alternativamente, a seconda dei loro potenziali effetti, dei bisogni che esprimevano i partecipanti direttamente o che venivano colti dal musicoterapeuta:

- il MUOVERSI CON GESTI STRUTTURATI IN SEQUENZE RITMICHE. Con musiche registrate utilizzate come base (brani caratterizzati da semplicità di forma e da riconoscibilità) venivano realizzate sequenze ritmico-motorie con gesti e movimenti ritmici precisi (ad es.: battito di mani, delle mani sulle cosce e il battere i piedi); passaggio più complesso: movimenti degli arti alternati: sia mani, che piedi, che cosce, con l’obbiettivo di coordinare il movimento secondo il ritmo e l’alternare il movimento di un arto con quello dell’arto controlaterale;

- il SUONARE STRUMENTI A PERCUSSIONE (maracas, legnetti, triangoli, tamburello, tamburo) usati per accompagnare sia canzoni che brani strumentali (in forma spontanea o con battito di tempo regolare, di misura e di particolari figurazioni ritmiche); usati pure sotto forma di improvvisazione strumentale collettiva spontanea e abbozzi di dialogo sonoro;

- il BALLO sia libero che sotto forma di semplici DANZE POPOLARI con i seguenti obbiettivi: coordinare il movimento secondo il tempo musicale; favorire la capacità di sapersi organizzare spazialmente, di adattarsi allo spazio, al tempo, alle regole, alla presenza di altre persone e di destreggiarsi tra varie posizioni spaziali; favorire una certa destrezza e la capacità di controllo del proprio corpo.

Nel momento finale, destinato alla CHIUSURA dell’incontro, si ridava spazio a brani melodici per ristabilire l’energia a livelli più bassi e preparare le persone al distacco. Era il momento del saluto, a volte segnato da canzoni di arrivederci. La finalità di questa strutturazione era quella di far entrare le persone nel clima dell’incontro, costruendolo lentamente insieme, in modo tale da favorirne la massima partecipazione ed espressione. Nel setting di musicoterapia si è fatto ricorso alla complicità nel gioco e nella comunicazione, perché l’affetto e il ricorso all’ironia ritempra lo spirito e suscita il buon umore e soprattutto l’esperienza di piacere stimola l’energia vitale e il desiderio di vivere. L’impatto della musicoterapia con il gruppo degli anziani affetti da demenza è stato molto positivo soprattutto per il miglioramento del tono dell’umore, per la capacità di relazione con gli altri e per la motivazione ad intraprendere nuove attività. L’azione terapeutica, in alcuni casi, ha consentito l’espressione comunicativa e la capacità di trasferire a livello simbolico il significato delle esperienze fatte. Pensiamo a quando i malati hanno sottolineato gli effetti benefici del fare musica assieme e il potere della musica di “dar nuova vita” o di “rifare nuove” le persone. Emblematiche, a tale proposito, alcune loro affermazioni legate alla metafora della crescita, come quella di una signora, che alla fine del primo incontro di musicoterapia, ha definito quanto appena fatto con la frase: “È come se fosse che ti sboccia un fiore!”. L’immagine dello sbocciare del fiore, utilizzata per esprimere il senso di “fioritura”, di apertura e di trasformazione dei malati, rappresenta simbolicamente il rimettersi in moto della vita dentro di sé. In senso sonoro-musicale è lo stare dentro alla vita convibrando, è il riscoprire un “corpo vibrante” di emozioni. Dal punto di vista delle caratteristiche musicali, il cantare è stata l’attività più praticata, quella più familiare e benaccetta, che consentiva anche di esibirsi in assolo. L’ascolto e il canto a viva voce di canzoni portavano i malati a muoversi a tempo di musica, coinvolgendo tutte le parti del corpo, e li spingevano anche a parlare: la verbalizzazione riguardava le impressioni suscitate dall’ascolto e gli elementi costitutivi del brano, oltre all’emersione di ricordi personali legati a momenti cruciali della propria vita: il lavoro, la guerra, le figure familiari, gli amori, ecc. Anche se frammentari, i ricordi avevano spesso una forte connotazione emotiva. Il piacere di suonare uno strumento e di battere e di percuotere diverso dal semplice e solito battito di mani, è stata una scoperta imprevista. Così pure il piacere di “fare ginnastica con la musica” e di muoversi liberamente senza consegne su stimolo musicale. La musica è stata un supporto ed una spinta per la mobilizzazione attiva, favorendo anche il controllo motorio. Uno dei risultati più positivi assolto dalla musica è stato il riapprendimento di una destrezza menomata in seguito alla malattia d’Alzheimer: è il caso di Bruno che, dopo anni è tornato a suonare di nuovo il suo strumento in una situazione di piccolo gruppo musicale, prendendo sempre più confidenza con lo strumento, fiducia in se stesso e nel gruppo che l’ascoltava. La musica, inoltre, ha facilitato l’apprendimento o l’ampliamento di nuove competenze musicali per compensare e arricchire quelle menomate: pensiamo all’attiva e creativa esplorazione dei piccoli strumenti a percussione. Infine, da non trascurare il recupero della familiarità con conoscenze fattive ormai dimenticate o attività abbandonate da molti anni, come il muoversi su stimolo musicale e la pratica del ballare. Altri effetti positivi della musicoterapia: la partecipazione attiva alle attività proposte, con un coinvolgimento, un entusiasmo e un investimento emotivo davvero ammirevoli; spirito di iniziativa; espressione di sentimenti e di idee; buon livello di comunicazione, di capacità di relazionarsi e di legarsi in senso affettivo con gli altri; consapevolezza nei malati di ciò che stavano facendo o di ciò che stava succedendo. È sembrato, inoltre, che l’attività di musicoterapia abbia consentito ai malati di allentare l’attenzione su se stessi e i propri disturbi, allontanando pensieri negativi: c’è stata, infatti, una caduta e una diminuzione degli stereotipi (riso isterico, paura di sbagliare e di essere giudicato, logorrea, ripetizione ossessiva di uno stesso ricordo, atteggiamenti di resistenza, di opposizione e di critica alle novità). Il clima disteso, di cooperazione e di coesione tra i partecipanti, il condividere la stessa esperienza musicale, il ruolo unitivo svolto dal canto e dalla musica, hanno favorito un’attenuazione (se non regressione) della paura di non essere accettati, il poter convivere con la propria difficoltà senza preoccuparsi del giudizio altrui, mettendo a tacere anche l’ansia emergente legata a tali difficoltà. Varie persone hanno apertamente dichiarato le proprie difficoltà nel recuperare ricordi o nel ricercare la parola giusta. Qualcuno ha pure raccontato gli episodi in cui era insorto ed emerso il proprio problema. Miglioramenti nel tono umorale e nella motivazione nelle attività domestiche sono stati segnalati nell’ambiente familiare. Da non trascurare, inoltre, l’aiuto e il sollievo per i familiari dei malati e la riduzione del problema dell’isolamento sociale: per molte persone è stato positivo fare questa attività con una cadenza trisettimanale per spezzare il loro isolamento; alcuni di loro, infatti, lamentavano spesso di stare da sole in casa, di non avere scambi. Le attività musicoterapiche nel centro diurno sono sembrate costituire, quindi, un tempo ricco di senso e di significati; paradossalmente anche la scarna e angusta stanza delle attività musicali, è sembrata essere un luogo “positivo” contrapposto allo spazio “di solitudine” della propria casa; un luogo libero, spontaneo, nel quale è possibile avere rapporti con altre persone, fatti di accoglienza, di interesse reciproco, di scambi e di condivisione di qualche esperienza; un luogo dove qualcuno ci dormirebbe pure, un luogo dove “siamo felici e tranquilli qui perché non pensiamo a niente”, dove addirittura “è troppo de lusso sentì la musica”, dove grazie alla musica “van via tutte le malinconie”, “van via tutte le cose e resta la musica”, la musica soltanto.

(tratto da A.M.A.T.A. UMBRIA INFORMA Foglio periodico di collegamento interno all’Associazione Malati Alzheimer Telefono Alzheimer, n°8, gennaio-aprile 2001, numero speciale dedicato alla musicoterapia).

Francesco Delicati

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Libro Francesco Delicati, Musicoterapia Anziani

Vol III n.10

LIBRO: Il canto fa venire fuori il paese più in fretta. Esperienza di musicoterapia con gli anziani di una casa-albergo, Edizioni Musicali Pro Civitate Christiana, Assisi, 1997.

Francesco Delicati, è uno dei pionieri della musicoterapia con gli anziani e i malati di Alzheimer, che si riuniscono nel gruppo P.A.M. – Progetto Anziani Musicoterapia, di cui è l’attuale presidente. Questo testo, edito nel 1997 ma risalente operativamente a 20 anni fa (al triennio 1989-1991), è stato il primo in Italia sull’argomento. A quel tempo esperienze del genere venivano sistematicamente screditate e sconfermate tra gli addetti ai lavori proprio perché si tendeva – erroneamente – a considerare la canzone come un “materiale” di serie B. Le attuali ricerche scientifiche nel campo delle neuroscienze e i progressi nelle tecniche di riproduzione per immagini e di scansione del cervello, oltre a farci comprendere cosa succede nella materia grigia quando i pazienti ascoltano musica, suonano strumenti a percussione o cantano, hanno rivalutato l’oggetto-canzone e ridato dignità e valore alle intuizioni operative, metodologiche e teoriche di Francesco Delicati. Basti pensare ad esempio, a come le ultime ricerche scientifiche (descritte su “Cerebral Cortex” dagli studiosi dell’Università di Davis, in California) hanno scoperto che la regione del cervello (la corteccia prefrontale mediana) dove viene conservata e richiamata la memoria del nostro passato serve anche da centro di raccolta della musica che ci è familiare e delle emozioni che ci ha fatto vivere. Quest’area è una di quelle che si deteriorano più lentamente e questo forse spiega perché la musica è in grado di stimolare profondamente gli anziani ed anche i malati di Alzheimer. Tali ricerche, quindi, dimostrano che la musica è uno strumento privilegiato nel tenere viva in queste persone la plasticità cerebrale e quindi nel riattivare aspetti specifici dell’attività mentale: funzioni cognitive elementari legate all’attenzione, alla percezione e alla memoria. Anche lo stesso Oliver Sacks, nel suo ultimo libro “Musicofilia” afferma che la musica attiva il rilascio di sostanze chimiche nel cervello in grado di influire sull’umore e su emozioni e ricordi da tempo perduti. Questo testo di Delicati (una vera e propria ricerca), ancora attuale sull’argomento canto-ricordi, è la storia di un’esperienza che testimonia come interventi come questo aiutino a contrastare il decadimento e il deterioramento fisico, mentale e psicologico di anziani ricoverati. Questo testo “è – come scrive l’autore – la storia di un’esperienza vissuta assieme agli anziani di una casa-albergo, sui settanta-ottanta anni. È la narrazione di un viaggio nelle terre dei ricordi e della memoria, seguendo le “vie dei canti”, una sorta di viaggio rituale nel quale il canto, stimolo per la rievocazione di altri canti e di ricordi ad essi collegati, non ha mai rappresentato un fine in sé, ma un mezzo per entrare in contatto con il proprio mondo interno, valorizzando l’elemento comunicativo e simbolico e l’interscambio nel gruppo”. Nell’esperienza gli anziani di una casa-albergo vengono invitati a narrare la propria storia, la storia di sé, della propria gente, del proprio paese, facendola riemergere attraverso i ricordi personali e soprattutto attraverso il canto. L’ipotesi di lavoro musicoterapico si sviluppa quindi nella relazione tra canto e narrazione, dove il canto è considerato nella sua dimensione simbolica e semantica come linguaggio degli affetti, delle emozioni e della memoria, come stimolo per veicolare ricordi offuscati e come mezzo che può creare la motivazione al narrare. L’autore pone alla base del progetto di ricerca il valore della memoria, l’efficacia del canto, la funzionalità della narrazione. “Il tutto non per dimostrare una teoria, ma come strumenti da adattare e da reinventare ‘in situazione’, raccogliendo da vari ambiti disciplinari (letteratura, etnomusicologia, pedagogia, psicologia, ecc.) idee, spunti, suggestioni metodologiche da piegare ai bisogni, ai desideri, ai ricordi, ai sogni di un gruppo di anziani che sembravano destinati solo a sopravvivere all’interno di una istituzione” (dalla presentazione di Mario Piatti). Il libro documenta l’esperienza, descrive una metodologia complessa, informa su situazioni e materiali, rimanda a teorie più o meno formalizzate, invita a riflettere. Ma soprattutto ci racconta di come il lavoro musicoterapico “rianimi” gli anziani, li aiuti a sviluppare le loro potenzialità espressive o comunicative, li aiuti ad uscire dal loro stato di apatia, di rassegnazione e di frustrazione, facendoci partecipi di una “freschezza giovanile” che gli ospiti della casa-albergo di Perugia hanno saputo ritrovare ed esprimere. Quali sono le fonti ispiratrici di questa ricerca? Innanzitutto il romanzo di Bruce Chatwin “Le vie dei canti”, la cui grande forza evocativa ha ispirato le premesse teoriche di questa ricerca, e l’opera letteraria di Marcel Proust (sul ruolo della memoria involontaria); un ruolo fondamentale è svolto dai lavori di Bèla Bartòk nel campo dell’etnomusicologia, di Erving Polster nell’ambito della psicologia della Gestalt e della valorizzazione terapeutica del raccontarsi, della musicoterapia in ambito geriatrico con le esperienze di Helen Odell, Juliette Alvin, Ruth Bright, Susan Munro, Silke Jochims. Nel primo capitolo viene preso in esame il processo di invecchiamento con particolare attenzione agli aspetti psicologici, al problema dell’istituzionalizzazione ed al fenomeno della depressione che colpisce i vecchi ricoverati nelle case di riposo. Nel secondo e nel terzo capitolo vengono delineate la realtà problematica nella quale si è operato, la scelta degli strumenti di intervento e l’impianto metodologico del lavoro musicoterapico centrato sul canto e la narrazione. Particolare attenzione è stata data al meccanismo del recupero memoriale attraverso il canto considerato come chiave di accesso per recuperare i ricordi, alla memoria involontaria capace di recuperare il passato per vie irrazionali, alle risonanze affettive della musica e alla funzione evocativa del canto. Nel quarto e nel quinto capitolo vengono presentate le attività svolte con i canti, con particolare attenzione al processo di reminiscenza delle canzoni e ai richiami tra queste e i ricordi. Il sesto capitolo contiene la verifica, le valutazioni e la conclusione del lavoro stesso. Il testo si conclude con un’appendice con le trascrizioni di alcuni canti e con una ricca e approfondita bibliografia ragionata sui temi della vecchiaia e dell’invecchiamento, della psicogeriatria, della depressione e nostalgia, della musicoterapia con gli anziani, della memoria, della reminiscenza e della narrazione, dell’animazione e della comunicazione toccati nel corso dei vari capitoli.

Per ordini indirizzare a:
CEP Sezione Musica Pro Civitate Christianavia Ancajani n°3 – 06081 Assisi (PG)
(spedizione in contrassegno €.10,33 + spese spedizione)

Per contattare l’autore: fdelicati@yahoo.it

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Libro Il canto fa venire fuori il paese più in fretta

Vol III n.9

Delicati Francesco Il canto fa venire fuori il paese più in fretta (Pro Civitate Christiana, Assisi, 1997)

Il libro narra la storia di un’esperienza vissuta assieme agli anziani di una casa-albergo, prevalentemente sui settanta-ottanta anni. È la narrazione di un viaggio nelle terre dei ricordi e della memoria, seguendo le “vie dei canti”, una sorta di viaggio rituale nel quale il canto, stimolo per la rievocazione di altri canti e di ricordi ad essi collegati, non ha mai rappresentato un fine in sè, ma un mezzo per entrare in contatto con il proprio mondo interno, valorizzando l’elemento comunicativo e simbolico, e l’interscambio nel gruppo. È la storia di un insieme di persone che sono diventate gruppo con un saldo legame affettivo, un gruppo che manifesta capacità autonoma di attivazione, di curiosità e di attenzione verso le novità.

Una delle prime esperienze documentate di musicoterapia con anziani in Italia.
Un libro che non può mancare nella bibliografia di chi lavora con la musicoterapia e gli anziani.

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Musicoterapia per il risveglio delle energie vitali

Vol II n.21

Si riporta documento filmato pubblicato su youtube.it
Musicoterapia per il risveglio delle energie vitali (in due parti)
Fondazione Tamaro, Orvieto Centromusica
Musicoterapeuta Francesco Delicati

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Francesco Delicati intervista Uno mattina Rai 1

Vol II n.17 

  Trasmissione televisiva su Rai 1 “UNO MATTINA” con Susanna Tamaro, Anna Rita Catarcia e Francesco Delicati si parla di Musicoterapia e Anziani Per avviare il video clicca sul simbolo > dentro l’immagine.   
http://www.orvietocentromusica.it 

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La Musicoterapia Umanistica per persone anziane e malati di demenza Alzheimer

delicatimusicoterapiajpgVol II n.5
Francesco Delicati PERUGIA

Musicoterapia: un termine che deriva dalla fusione di due concetti. Da un lato la Musica, e dall’altro la Terapia, il prendersi cura. Si tratta quindi di una disciplina specialistica (di carattere preventivo e terapeutico-riabilitativo) che utilizza l’espressione musicale, in quanto forma di comunicazione non verbale, come strumento per intervenire sulla sofferenza e il disagio (De Leonibus R. – Delicati F., 1991a). La musica viene proposta come mezzo e come stimolo per la crescita personale e lo sviluppo di funzioni quali l’affettività, la motricità, il linguaggio, ecc… Elemento importante all’interno della definizione della musicoterapia: la centralità del rapporto che si stabilisce tra paziente e musicoterapeuta, dove il linguaggio per comunicare è quello dei suoni. La situazione terapeutica si avvale perciò di una comunicazione agita prevalentemente verso il linguaggio non-verbale della musica, dove per “musica” s’intende l’intero mondo del suono e cioè: musica propriamente detta, suono/ritmo, suono/movimento, vocalità (De Leonibus R. – Delicati F., 1991b).
I principi base della pratica musicoterapica sono i seguenti:

- il lavoro è centrato sulle “parti sane” della persona e sulla valorizzazione di tutte le sue potenzialità residue (il paziente è parte attiva della terapia);

- la centralità del rapporto di fiducia e l’accettazione incondizionata rispetto al paziente;

- l’adattamento e la personalizzazione della tecnica volta per volta;

- l’accoglimento delle proposte della persona che vengono ampliate ed arricchite in uno scambio reciproco tra paziente e musicoterapeuta (Delicati F., 2001 e 2002).

La Musicoterapia Umanistica (MU) applicata ad anziani e a malati di demenza Alzheimer prende le mosse dal riconoscimento dell’unicità di ogni persona umana e del valore e della significatività che ogni vita rappresenta, anche quella vicina all’età della morte e quella colpita da malattie devastanti come l’Alzheimer.

Nessuna teoria, neanche la migliore, può pregiudicare il destino di un uomo. Questa affermazione rimette al centro dell’indagine e del fare terapeutico la persona, mentre la teoria diventa solo una “mappa” per conoscere meglio l’oggetto della conoscenza. L’importante è capire che la “mappa” non è il “territorio”.

Diceva K. G. Jung: “Il terapeuta deve ricordarsi che il paziente è lì per essere trattato e non per verificare una teoria”. La cosa importante non è l’invecchiamento, ma l’uomo che è vecchio. La cosa importante non è la malattia, ma l’uomo che ha la malattia. In questa prospettiva la scelta di un metodo non dipende dal suo valore intrinseco, ma dalla sua efficacia nei confronti di un dato individuo in un dato momento.

Mettere al centro del lavoro di musicoterapia la persona anziana o affetta da demenza, intesa nella sua globalità di corpo-mente-anima significa che:

va considerata come un individuo senza uguali, un essere unico, irripetibile, non totalmente definibile (Maslow A., 1971);

ogni essere umano è prezioso indipendentemente dal suo grado di disorientamento (Feil N., 1996);

esiste una causa dietro il comportamento delle persone molto anziane e disorientate (Feil N., 1996);

occorre dare senso ai comportamenti insensati e alle stereotipie, che vanno considerati come tattiche di sopravvivenza: l’arte di vivere è fondata su un’innata sapienza del corpo ed è governata dal principio del piacere, che assume compiutezza umana nel compiacimento e nell’agire porta all’accomodamento (Erickson M.H., 1982-84);

vanno utilizzate le potenzialità della persona e vanno considerati i suoi sintomi non solo come il segnale di una sofferenza o come manifestazioni di patologia, ma come il risultato di risorse bloccate e anche come strategie di comunicazione, come un mezzo di comunicazione e un messaggio dell’inconscio (Erickson M.H., 1982-84).

Il modello di Musicoterapia Umanistica si basa sulla relazione, sull’ascolto empatico, sull’accettazione incondizionata dell’altro per come è nel momento presente e sull’utilizzo del suono e della musica come mezzi per scoprire e sviluppare i potenziali e le risorse della persona. Si parte dal presupposto che ogni persona abbia in sé tutte le risorse necessarie per adattarsi all’ambiente. C’è una sostanziale fiducia nella persona che ha dentro di sé le potenzialità per superare le difficoltà nelle quali si trova e di venirne fuori (Rogers, 1961). Il musicoterapeuta si pone empaticamente all’ascolto dell’altro per cercare di scoprire come lui viva la realtà, cercando il senso del suo modo di essere e di comportarsi, andando a ricercare non ciò che manca, ma quello che c’è. Il musicoterapeuta suona “dialogando” con le persone di cui si prende cura.

La risonanza: convibrare con l’anziano e il malato d’Alzheimer

La persona anziana ricoverata vive dentro di sé una sorta di “frammentazione del sé”, con sofferenza, sensazione di perdita, disorganizzazione, depressione. Anche la persona demente vive dentro di sé una situazione di “disintegrazione” e di “frammentarietà” che la porta ad una fragilità nella vita affettiva e sociale e ad un’instabilità piena di ansia e angoscia. In termini musicali l’invecchiamento associato al ricovero e la Malattia di Alzheimer rappresentano la rottura di un ordine, la rottura di un’armonicità della persona. Attraverso la musicoterapia ci si può relazionare con la persona e riuscire a ritrovare l’ordine che sembrava perduto. Non si tratta di intervenire per o su una patologia, ma ci si relaziona con la persona. Tutto accade nella reciprocità, nella relazione, nel rispetto. La comunicazione autentica presuppone comprensione, risonanza da parte di un altro essere umano. Essa costituisce la fonte primaria della sensazione di sicurezza derivante dalla conferma del Sé. Nella relazione col paziente, al musicoterapeuta non interessa stimolare atteggiamenti imitativi, né operare con fini meramente ricreativi, ma dare al paziente la possibilità di esprimere se stesso in modo comunicante. Per questo egli si pone in ascolto di fronte alla materia-uomo che ha davanti, la quale, attraverso la naturale capacità di associare suono e movimento, suono e ritmo, suono e tonicità muscolare, può esprimere la sua parte emotiva, per natura intangibile.  Il musicoterapeuta cerca la comunicazione col paziente riconoscendo ed attivando la capacità innata dell’uomo di “risuonare del mondo” e percepire “come il mondo risuona di lui”. L’essere umano è il primo strumento musicale: è un “corpo vibrante di onde che non sono mai soltanto sonore, bensì sonoro – tonico – comunicativo – emotive” (Cremaschi Trovesi G., 1996). Possiamo supporre una convibrazione con qualcosa di profondo come schemi motori, o di pensiero, emozioni, memorie. La risonanza ripropone alla persona anziana e demente il mondo di emozioni impresso nella sua memoria che il quel momento sta riaffiorando. La risonanza coinvolge e compenetra. Essa è la relazione che fa ritrovare un mondo che è in noi, è una relazione che non frammenta l’uomo nelle sue parti, ma lo rinvia alla sua unicità e originalità. Nei momenti in cui la persona anziana e demente ascolta, canta e fa musica con gli strumenti musicali, ritrova in un modo naturale, con tutta se stessa, una sensazione di unità. A questa integrazione corrisponde un dinamismo vitale che si traduce nella persona in una certa pienezza d’essere, una certa armonia e unità di vita affettiva, intellettiva e sociale.

Il dialogo sonoro

La musica è usata per influenzare direttamente il corpo, i sensi, i sentimenti, i pensieri o i comportamenti del paziente anziano e demente. Quindi il terapeuta “diventa una guida, colui che facilita, un ponte che porta il paziente in contatto terapeutico con la musica.” (Bruscia K., 1993). Nella Musicoterapia Umanistica il modello musicoterapeutico principale, integrato da altre tecniche, è quello del “dialogo sonoro” (Scardovelli M., 1992). Esso è un particolare tipo di interazione in cui vengono amplificati ed evidenziati attraverso il linguaggio sonoro certi aspetti della comunicazione:

  • sintonizzazione sul piano temporale – ritmico – energetico;
  • precisione nei tempi di risposta;
  • equilibrio tra familiarità e novità nella variazione;
  • creatività nella produzione di nuovi messaggi.

Tre sono i momenti fondamentali del Dialogo sonoro:

matching: il ricalco, combaciamento o sintonizzazione di alcuni aspetti della fisiologia (respirazione, tono posturale, gestualità) e del tono emotivo della persona;

pacing: letteralmente andare al passo con la persona assecondandola;

leading: guidare o condurre la persona in una nuova direzione.

Principi metodologici

L’approccio metodologico si basa primariamente sulla creazione di una relazione empatica con i singoli e col gruppo, basata su un rapporto di fiducia e un’accoglienza calda e incondizionata. Particolarmente importante è creare un’atmosfera disinvolta, centrata sull’ironia, la gioia e il buonumore.  A questo scopo la seduta non è mai rigidamente strutturata, ma fluisce liberamente momento dopo momento e permette al processo terapeutico di svolgersi fenomenologicamente.  L’attenzione costante alle risposte e ai segnali che provengono dal singolo e dal gruppo orienta il musicoterapeuta nella scelta dell’attività da proporre, ispirandosi a ciò che i malati suggeriscono e seguendo le “direzioni” che loro propongono (il loro progetto). Viene accolta in primis la proposta del soggetto che viene ampliata ed arricchita in uno scambio reciproco tra paziente e musicoterapeuta.  Il lavoro è centrato sulle “parti sane” dell’anziano e del malato di demenza di cui vengono valorizzate tutte le potenzialità fisiche e intellettive residue; si parte da ciò che alla persona piace fare e da ciò che sa, puntando a mete accessibili nelle quali possa sperimentare una riuscita gratificante.  L’intervento musicoterapeutico guarda alla globalità della persona (coinvolgimento di tutti i sensi, fantasia, movimento, emotività, funzioni cognitive) e di conseguenza utilizza tutte le potenzialità del linguaggio musicale: canto, ascolto, movimento, suono degli strumenti, danza.  Vengono proposte “situazioni significative” attraenti per gli anziani e i malati dementi, capaci di attivarne la curiosità l’interesse e la motivazione e di favorirne la partecipazione in prima persona.  C’è adattamento e personalizzazione della tecnica e delle proposte ai bisogni delle persone. Tutto ciò che avviene all’interno dell’incontro a livello musicale o relazionale è valorizzato come elemento di un “processo“; in questo senso il prodotto estetico finale ha una valenza molto relativa.  Nel lavoro in gruppo si punta da una parte sulla socializzazione e sullo scambio comunicativo tra i membri del gruppo (che sentano di non essere soli), e dall’altra sulla valorizzazione del singolo nel gruppo stesso (l’approccio è personalizzato): la finalità è quella di farlo sentire utile e accettato.

Viene favorito il contatto corporeo: il musicoterapeuta sfiora e tocca le persone, li fa sedere molto vicini e lui stesso si avvicina molto alla soglia della riservatezza; inoltre viene favorito il contatto con lo strumento musicale.

Struttura degli incontri

Ogni incontro è concepito come un tempo ed uno spazio sonoro-musicale e relazionale nel quale, una volta fissate le coordinate di base (rappresentate dalle attività musicali) accadono degli eventi, si fanno degli incontri, si creano relazioni, si mettono in movimento energie. L’incontro, quindi, è una struttura dinamica che ha un inizio, uno svolgersi ed una fine; in esso l’elemento ritmo rappresenta l’acme, il momento della messa in circolo di energie, del movimento corporeo, delle emozioni (Delicati F., 2000). Nelle sue grandi linee l’intervento di musicoterapia prevede un percorso dinamico con la modificazione delle seguenti variabili:

Musica: passare dalla melodia al ritmo e ritorno e utilizzare brani musicali caratterizzati da pulsazione lenta per arrivare gradualmente a brani ritmati, con un aumento della velocità e concludere con un ritorno a tempi lenti.

Movimento: passare dallo stare fermi al muoversi sempre di più, coinvolgendo progressivamente tutte le parti del corpo, mettendosi in gioco ed appropriandosi della musica con il movimento del corpo intero, da seduti allo stare in piedi.

Spazio: passare da un uso limitato ad un uso ampio dello spazio.

Energia emotiva: passare da un coinvolgimento emotivo e affettivo contenuto ad un coinvolgimento intenso per ritornare a un coinvolgimento misurato.

Linee di intervento

Cercare di ricreare il clima delle “veglie” serali del passato, quando attorno a un focolare si andava a veglia presso una famiglia di amici o parenti e ci si intratteneva con racconti, canti e balli; ripristinando in qualche modo l’atmosfera del contesto/ambiente familiare e sociale in cui i canti furono appresi, fruiti, o sperimentati, si poteva consentire alla persona anziana e disorientata di ritrovare una modalità di intrattenimento più consona alla sua storia e ai suoi bisogni e rendere più facilitante il richiamo, il ricordo o il riapprendimento delle pratiche musicali come canto o ballo;

offrire un menù vario di attività musicali, in modo da assecondare e di andare incontro alle esigenze di ogni componente del gruppo;

prevedere una progressione nelle proposte: da attività musicale iniziale più calma e con minore coinvolgimento (l’ascolto di musica registrata) ad attività più coinvolgente e partecipante (il cantare in gruppo) per proseguire verso esperienze musicali sempre più coinvolgenti, sia a livello fisico che emozionale (il suonare strumenti a percussione, le sequenze ritmiche o la danza, l’improvvisazione strumentale) sempre più coinvolgenti sia a livello fisico che emozionale, per chiudere con un ritorno ai tempi lenti dell’inizio. L’obbiettivo è quello di favorire la partecipazione e l’espressione delle persone, facendole entrare gradualmente nel clima dell’attività;

partire dall’informale per arrivare alle regole, allo strutturato: si parte da una situazione informale, non costrittiva, senza precise consegne o regole, lasciando che le cose accadano da sole, e che le persone reagiscano liberamente agli stimoli della musica; i loro spunti, stimoli o reazioni vengono raccolti dal musicoterapeuta, e “rilanciati”, in modo amplificato, riproposti in una forma più strutturata, secondo il metodo di intervento del dialogo sonoro.

Attività musicali

Un programma di lavoro di musicoterapia prevede molteplici attività musicali per assecondare le esigenze e i bisogni di ogni persona che frequenta il piccolo gruppo. Nel lavoro vengono integrate tecniche attive e ricettive, tra cui: il canto di canzoni del repertorio della musica leggera e popolare, l’ascolto di brani musicali, l’associazione musica/movimento (dal rilassamento fisico, ai gesti liberi o strutturati in sequenze ritmiche, al ballo libero e alle danze popolari) l’improvvisazione strumentale. Queste attività musicali (integrate anche da terapia del ricordo e da attività extra-musicali) vengono usate singolarmente o in combinazione tra loro, a seconda dei soggetti, dei loro bisogni e degli obbiettivi da perseguire.

Strumenti di lavoro

Per lo svolgimento dell’attività è necessaria una dotazione di strumenti musicali a percussione (strumentario Orff): claves, triangolo, maracas, tamburi, piatto sospeso, piattini, maracas, xilofono, wood-block, sonagli…. Inoltre, anche material euritmici e oggetti (palla, stoffe, corda, foulards), oggetti della quotidianità, utensili della cucina, barattoli, vecchi strumenti musicali, oggetti del passato, materiali vari. Il musicoterapeuta fa uso di chitarra, fisarmonica, pianoforte, strumenti a fiato (flauti, clarinetto,…) strumenti a corda (violino, viola,…).

Lavoro di gruppo

In genere l’intervento di musicoterapia con anziani è di gruppo, con un numero di persone che varia dalle 8-10 alle 15 unità. Anche l’intervento con malati Alzheimer è di gruppo (dalle 5 alle 12 unità che vengono sottoposte a valutazione neuropsicologica). In alcune situazioni viene prevista una selezione di pazienti attraverso l’applicazione di criteri di inclusione determinati da strumenti operativi (ad es.: Mini Mental) il che comporta la costituzione di gruppi più omogenei a livello di malattia (ad es. tutti di grado “lieve-medio”). Tuttavia, anche il lavoro con gruppi “disomogenei” con livelli differenti di condizioni e di situazioni, pur comportando difficoltà, risulta comunque creativo e sempre pieno di sorprese, proprio perché è “ricca” l’esperienza umana. L’intervento individuale in genere non viene richiesto dai committenti (lo si attua solo nelle grandi istituzioni). All’interno di lavoro di gruppo è comunque possibile attuare interventi individuali. E comunque a chi fa musicoterapia di gruppo sono richieste delle competenze particolari.

Frequenza degli incontri

Un incontro o due a settimana, per la durata di un’ora-un’ora e mezzo, a seconda delle esigenze e dei bisogni delle persone e della gravità della malattia di demenza.

Luoghi e setting

Case di riposo per anziani, case protette e centri diurni per malati Alzheimer.

Collaborazione con l’équipe multiprofessionale

Nelle case di riposo per anziani sono previsti incontri di verifica e di monitoraggio del lavoro con le altre figure professionali, come geriatra, assistente sociale, educatori, animatori ed assistenti.

Nei centri diurni Alzheimer della U.S.L. ogni mese è previsto un incontro di verifica con le altre figure professionali che operano con lo stesso paziente. È previsto l’uso di schede di valutazione e di verifica del lavoro con il monitoraggio di alcune variabili significative (musicali e relazionali). Sarebbe utile poter accostare a questa valutazione quantitativa una valutazione di carattere qualitativo, oltre che raccogliere informazioni ed opinioni non solo da anziani e malati (laddove è possibile) ma anche dai familiari e dagli operatori che si prendono cura delle persone. Questo consentirebbe di avere un quadro molto più articolato e vivo rispetto all’andamento di linee di grafico o di schemi asettici.

Collaborazione con le famiglie

Il rapporto con i familiari è auspicabile proprio perché la visione e la stessa partecipazione al lavoro consente ad essi di verificare la validità del trattamento e in alcuni casi offre l’opportunità di “scoprire” aspetti del proprio anziano o malato inaspettati e sorprendenti. Occasioni concrete per far questo sono: l’incontro iniziale per la raccolta dei dati e delle informazioni sulla storia sonoro-musicale del soggetto, le feste e gli incontri conclusivi dell’attività, che risultano più efficaci delle parole per mostrare e monitorare i cambiamenti intervenuti. In un’ottica sistemica, vengono condotti piccoli gruppi di musicoterapia per familiari e malati Alzheimer (2-3 famiglie) e gruppi di musicoterapia e counseling per caregivers (familiari impegnati nell’assistenza a malati di demenza). Tali gruppi hanno ricadute ed effetti positivi nelle persone, sia nel rapporto con il proprio malato, sia nella gestione e nel vissuto della malattia stessa.

Bibliografia

Bruscia K.E. (1993) Definire la Musicoterapia, ISMEZ, Roma.

Cremaschi Trovesi G. (1996) Musicoterapia, arte della comunicazione, Ed. Scientifiche Ma.Gi, Roma.

De Leonibus R. – Delicati F. (1991a), “La musica come intervento sulla sofferenza e sul disagio”, in Rocca, pp. 48-52.

De Leonibus R. – Delicati F. (1991b), “Da un lato la Musica e dall’altro il Curare”, in Umbria, Anno I, n°3, pp. 56-59.

Delicati F. (2000), “Anziani e demenza senile”, in Musica et Terapia,”Quaderni italiani di musicoterapia, Anno 00, n°1, pp.27-38.

Delicati F. (2001), “La musicoterapia per il malato di Demenza Alzheimer”, in A.M.A.T.A. Umbria Informa, Foglio periodico di collegamento interno all’Associazione, n°8, pp. 2-6.

Delicati F. (2002), “Grazie alla musica van via tutte le malinconie”, in Anaste – Pro terza età, pp. 12-19.

Erickson M.H., (1982-84) Opere, Astrolabio, Roma.

Feil N., (1996) Il metodo Validation, Sperling e Kupfer Editori, Milano.

Maslow A., (1971) Verso una psicologia dell’essere, Ubaldini, Roma.

Rogers C. (1961) Terapia centrata sul cliente, Martinelli, Firenze.

Scardovelli M. (1992) Il dialogo sonoro, Cappelli, Bologna.

Francesco Delicati Perugia

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Seminari Orvieto 2009

Vol II n.4
CONVIBRARE IN MUSICOTERAPIA:
La relazione e la comunicazione con l’anziano e il malato di demenza Alzheimer
Orvieto (TR) sabato 4 aprile 2009 

Docente: Francesco Delicati – musicoterapeuta e art-counselor 

Per: Educatori, Animatori, Musicoterapisti, Psicologi e personale che a diverso titolo opera nella relazione d’aiuto con anziani e malati Alzheimer.
La Musicoterapia, “arte della comunicazione”, utilizza il suono all’interno di una relazione terapeutica, con lo scopo di procurare benefici alla persona sotto ogni aspetto: fisico, psicologico, sociale e spirituale. Anche a fronte di un declino delle funzioni vitali e alla perdita progressiva di competenze cognitive e del linguaggio, la persona può comunque mantenere la capacità di “risuonare” al mondo esterno grazie al suono e alla musica. Suono e musica, quindi, come mezzi di comunicazione non verbale, e come strumenti privilegiati di contatto e di relazione con l’anziano ed il malato di Alzheimer.
Obiettivo primario del seminario, articolato in 7 ore di formazione complessive, è quello di sviluppare competenze sia teoriche che pratiche per il miglioramento della relazione di aiuto con anziani e malati di Alzheimer attraverso la terapia della musica.

L’approccio è centrato su:

  • coinvolgimento diretto dei partecipanti;
  • utilizzo di metodologie pratiche ed esperienziali;

• integrazione di momenti di trasmissione del sapere, con visione di filmati video e discussione di gruppo e con una sperimentazione su di sé di attività proposte ad anziani e malati.

  

MUSICA E MOVIMENTO IN MUSICOTERAPIA:
La fruizione motoria della musica
Orvieto (TR) sabato 9 maggio 2009

Docente: Francesco Delicati – musicoterapeuta e art-counselor 

Per: Educatori, Animatori, Musicoterapisti, Psicologi e personale che a diverso titolo opera nella relazione d’aiuto.
Il movimento esprime tutta la personalità dell’individuo ed è parte della sua esperienza emotiva: muoversi vuol dire “sentire”, avere sensazioni che si collegano a un’emozione, a un ricordo, a un desiderio, ad una fantasia. Il corpo del cliente che incontriamo in musicoterapia (bambino handicappato, anziano,…) è connotato quasi esclusivamente in senso negativo: è un corpo “muto”, chiuso al piacere del movimento e scarsamente utilizzato come mezzo di espressione e di comunicazione con se stessi e con l’altro. Riattivare il desiderio di muoversi o di sentire è uno dei compiti fondamentali per chi lavora nella relazione d’aiuto, e la musica rappresenta una forte motivazione e una grande spinta in questa direzione.
Obiettivo primario del seminario, articolato in 7 ore di formazione complessive, è quello di sviluppare competenze sia teoriche che pratiche per il miglioramento della relazione di aiuto con i soggetti di cui ci prendiamo cura attraverso la terapia della musica.

L’approccio è centrato su:

  • coinvolgimento diretto dei partecipanti;
  • utilizzo di metodologie pratiche ed esperienziali;

• integrazione di momenti di trasmissione del sapere, con visione di filmati video e discussione di gruppo e con una sperimentazione su di sé di attività proposte ad altri soggetti.

 Scuola Centromusica via Monte Argentario, Orvieto (TR)
ore 10-13; 14-18
Costo del Corso: 80,00 Euro
Scuola 0763 393127
Cell. 368-35.11.583
Skipe: centromusica
info@orvietocentromusica.it

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