Seminario Musicoterapia Anziani Alzheimer 21 Giugno San Benedetto del Tronto

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SEMINARIO LABORATORIO a SAN BENEDETTO DEL TRONTO
Domenica 21 Giugno MUSICOTERAPIA ANZIANI ALZHEIMER
Seminario Laboratorio “La musica della vita”
INFO SU www.lamusicadellavita.eu
Sede dell’incontro Centro Biancazzurro Viale dello Sport 110
San Benedetto del Tronto(AP)

Alcune considerazioni riguardo il caso di M. donna affetta da ritardo mentale gravissimo

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Alcune considerazioni riguardo il caso di M.
di Pavan Marco – musicista – musicologo – musicoterapista – Alessandria.

M. è una donna di 61 anni affetta da Ritardo Mentale gravissimo, residente all’Istituto Divina Provvidenza di Alessandria nel quale io lavoro da 8 anni. M. partecipa già alle sedute di musicoterapia recettiva di gruppo nel suo reparto, con cadenza settimanale e alterna periodi di tranquillità ad altri nei quali è molto nervosa. Durante uno di questi suoi periodi di agitazione nei quali è autolesionistica, urla e fatica più del solito ad avere relazioni sociali (perché diventa aggressiva anche con gli altri), mi è stato richiesto un ciclo di sedute di musicoterapia individuale, del quale vorrei presentarvi in questo articolo i tratti salienti. Premetto che durante i succitati periodi di nervosismo M. di solito alterna urla molto forti a una produzione s/m (una terza minore ascendente sulle le vocali O ed E che suona tipo “dov’è”). In questo modo continua per tutto il giorno senza interrompersi se non per mangiare e per dormire. Il mio intervento è nato proprio con l’obiettivo principale di ridurre queste produzioni almeno all’interno della seduta di musicoterapia, come contenitore per sfogare il suo malessere e poi anche per fare in modo di avere uno strumento sul medio-lungo termine per gestire questi periodi; un altro obiettivo era quello di contenere la sua aggressività attraverso la manipolazione dello strumentario orff. La durata del ciclo è stata di 10 sedute di musicoterapia attiva, il setting è stato inizialmente la sua stanza da letto, poi dopo 3 sedute un’altra stanza sempre molto simile alla sua. La durata delle sedute oscilla tra i 20 e i 25 minuti effettivi; sono io che la vado a prendere e che la riporto nella sala dove si trova di solito. Lei si muove quasi sempre volentieri con me e mi conosce da quando ho iniziato a lavorare nell’Istituto, per questo mi ubbidisce (alzati, siediti, non mi picchiare/farmi male,…). Il suo comportamento osservabile è di tipo resistivo, asociale e auto-offensivo; i suoi arti non hanno compromissioni motorie gravi e si muovono in modo fluido, non noto nessuna compromissione uditiva e visiva; il suo contatto visivo è discreto. Mantiene l’attenzione in modo sporadico, non si riscontrano manierismi. La sua andatura è impacciata e la postura scarsa. Per ciò che riguarda il dominio motorio cammina da sola e mantiene tutte le abilità non locomotorie quali piegare le braccia e il tronco avanti e indietro, in alto e in basso, si gira e fa dietro-front, ha un equilibrio dinamico controllato e quello statico è stabile. Ha un uso non appropriato del suo corpo e agisce molte volte su imitazione, la motricità fine è regolare. Il dominio comunicativo è inadeguato, M. non ha un linguaggio comprensibile, ha un vocabolario ristretto e non forma frasi di senso compiuto, ma accosta alcune parole una dopo l’altra. Quando è molto agitata grida oppure canta le vocali O e E compulsivamente, una dopo l’altra con un tono di voce forte e sonoro (di solito, come già detto, produce una terza minore ascendente) e intercala la sua produzione con delle risa, sempre ad alto volume. L’articolazione non è intellegibile, la prosodia è cadenzata e la velocità moderata; non dimostra di capire le parole di una canzone e ha poca consapevolezza del proprio corpo. Per quanto riguarda il dominio affettivo, l’espressione del viso è dura, solo a volte piacevole, ha una gamma di sentimenti labile, raramente ha delle risposte emotive appropriate e comunque mai correlate agli stimoli musicali proposti. Ha consapevolezza relativa di sé, degli altri e dell’ambiente in cui vive; partecipa ballando da in piedi insieme a me alle sedute di gruppo e a volte canta le melodie di alcune canzoni religiose.

La musica come intervento
Molte attività che si fanno con persone disabili sono indispensabili non per curare o per guarire, ma per tenere attivo il Sé, per evitarne l’impoverimento e il collasso, sono misure preventive la cui assenza sarebbe dannosa, ma non sono terapie nel senso sanitario del termine, non per questo valgono meno o hanno minore importanza. Fatta questa premessa si può passare a spiegare l’azione che la musica, in forma attiva e passiva, ha su soggetti affetti da varie patologie ad espressione psichica, limitandosi ad alcune considerazioni generali:

– in primo luogo, l’apporto musicale, inteso sia come un senso passivo (ascolto) che attivo (far musica) agisce indipendentemente dal quoziente intellettivo. La musica – ritmo, melodia – è di per sé uno stimolo; a seconda poi dell’assetto personale (competenze culturali comprese), può essere ampiamente discusso;
– esso facilita la comunicazione ed il contatto, rappresenta un canale lungo il quale è possibile veicolare dei rapporti e costituisce, nella sua forma attiva, una concreta occasione per favorire la partecipazione;
– permette di esprimere il Sé, realizzando una specie di “autoritratto” che consente di conoscere inediti aspetti della persona ritardata (che ha, in genere, pochi modi ed occasioni di manifestarsi);
– fornisce agli operatori una possibilità di contatto più attiva e creativa della maggior parte delle procedure d’intervento che si fanno con i soggetti ritardati.
Certamente molte questioni restano aperte, tra le più importanti il ruolo che il musicoterapista ricopre in un lavoro lasciato così libero all’iniziativa personale (che peraltro accade in ogni psicoterapia). Ciò che conta di più però è l’apporto che la musicoterapia dà nella prassi operativa col Ritardo Mentale, soprattutto quando si lavora con pazienti istituzionalizzati o con pazienti gravi (proprio come M.), casi nei quali queste tecniche più fluide e meno codificate si dimostrano valide. Uno dei compiti della musicoterapia è quello di tenere vivo il Sé, di evitare l’impoverimento della persona ritardata che costituisce il più grave pericolo in quanto rappresenta la morte dell’individuo quando ancora la vita biologica lo abita; un compito non facile se lo si vuole svolgere, professionalmente, ad alti livelli.

Le sedute
L’obiettivo primario del ciclo di sedute era quello di tranquillizzare, calmare M. non solo nel tempo del trattamento ma anche di portare la sua calma fuori dalla seduta di musicoterapia. Per me inoltre era quello di stabilire prima un contatto utilizzando l’elemento s/m e il non-verbale che portasse appunto all’obiettivo di cui sopra. Lo schema delle sedute è la classica tecnica di svolgimento del trattamento individuale con la musicoterapia attiva (dato che le competenze del paziente non sono sufficienti per provare a utilizzare il trattamento della musicoterapia recettiva). M. accetta senza problemi di permanere all’interno della stanza (che in questo caso è il “setting”) senza cercare mai di uscire; contestualmente propongo a M., sempre utilizzando il canale non-verbale, di esplorare il mio strumentario (composto principalmente da tamburelli, maracas e sonagli che io porto con me in una borsa di stoffa verde) e di impiegarlo in un rapporto dialogico con me. La fase iniziale di accoglienza, in questo caso, è quella nella quale io vado a prendere M. e la porto in stanza ( come già precedentemente descritto). Nella fase centrale si sviluppano processi espressivi, comunicativi e relazionali non-verbali, mediati sempre dall’elemento s/m che è il mezzo attraverso il quale poter raggiungere il nostro obiettivo. Per ultima una fase conclusiva di congedo nella quale verbalizzo un breve commiato a M. (per esempio: “Ciao, sei stata brava oggi! Ci vediamo Venerdì.) anche come incoraggiamento e stimolo per rimandarle col tono della mia voce un feedback positivo e rassicurante. Qualche volta nella fase centrale delle sedute arriviamo ad avere un breve dialogo s/m che inizialmente sembrava un obiettivo irraggiungibile; la proposta s/ m parte sempre da M. (lei utilizza maracas come battenti tra loro e io tengo un tamburello e un altro sonaglio nella mano destra).

Conclusioni
Il ciclo di sedute è servito a M. per raggiungere alcuni degli obiettivi precedentemente illustrati quali quello principale di ridurre al minimo le sue produzioni sonore nell’arco della giornata e contenerle all’interno della seduta di musicoterapia e di rilassare M. al punto di ridurre l’assunzione di comportamenti lesionistici con gli altri e con sé stessa. Mi propongo di ripetere le sedute a distanza di qualche mese per dare continuità al percorso intrapreso da me e per raggiungere gli obiettivi anche sul lungo termine. Questo ciclo di sedute diventa un punto di partenza per affrontare la sua disabilità e le sue problematiche psichiatriche in un modo diverso, complementare alle cure mediche a lei necessarie, e avere un supporto psicologico adeguato inserito nell’ambiente nel quale si trova.

Bibliografia:

  • –  Garzantina della psicologia – Garzanti – 2004;
  • –  C. Moretti in Musica & Terapia – Vol. 5 n. 1 Gennaio 1997 – Ugo Boccassi Editore;
  • –  G. Manarolo – Manuale di musicoterapia – Edizioni Cosmopolis – Torino 2006;
  • –  E. H. Boxill – Il mondo interpersonale del bambino e la sua musicalità – Bollati Boringhieri – Torino 2000.

L’albero fiorito

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L’albero fiorito libro di Laura Gamba
La musica, il suono e la voce sono elementi fondamentali nella co‐ struzione della relazione con i nostri bambini. L’utilizzo del canto fina‐ lizzato allo sviluppo armonico e al potenziamento delle condotte
e‐spressive e del linguaggio può essere efficacemente applicato nei più diversi contesti musicali con l’infanzia, andando dall’ambito educati‐ vo a quello terapeutico e riabilitativo.

Questo volume nasce dalla lunga esperienza professionale dell’au‐ trice, musicoterapista all’interno di un servizio ospedaliero di Neuro‐ psichiatria infantile e, precedentemente, come insegnante di musica nella Scuola Primaria. Esso si rivolge quindi a insegnanti, in partico‐ lare quelli di sostegno, a educatori e terapisti, soprattutto logopedisti e musicoterapisti.

L’albero fiorito propone 38 canzoni, ognuna corredata da:
• uno spartito con la melodia, il testo e gli accordi per l’accompagna‐mento;
• il testo accompagnato da un disegno che ne illustra i contenuti; • suggerimenti e proposte di attività.

Il CD allegato contiene i singoli brani cantati con accompagnamento di pianoforte e i soli accompagnamenti strumentali da utilizzare come base musicale per le proprie esecuzioni.

Gli acquirenti potranno inoltre richiedere gratuitamente gli spartiti per pianoforte e voce, e scaricare dal sito le tavole illustrate in forma‐ to A4.

L’albero fiorito rappresenta un valido sussidio per chi opera con bambini che presentano difficoltà nel controllo psicomotorio e nel‐ l’attenzione, oltre che ritardo anche importante nel linguaggio; in ge‐ nerale per chiunque consideri il canto un mezzo per migliorare le ca‐ pacità relazionali, comunicative ed espressive nell’età infantile.

Per ulteriori informazioni si prega di contattare i nostri uffici:
tel 0722.816053 – 816895, fax 0722.816055, e-mail info@progettisonori.com oppure consultare il sito www.progettisonori.com
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Formato 195 x 265
Pagine 88 a colori + CD
ISBN 978888803894 • CAT. PS1503 Prezzo al pubblico Euro 25,00 (IVA inclusa)

Nuove frontiere e vuove sfide della cantoterapia

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Venerdì 20 febbraio presso la Fondazione Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone (MI), si è tenuto un incontro sul tema “Il Potere Terapeutico del Canto”.

L’argomento è stato presentato dalle fondatrici del CENTRO DI NEUROCANTO, Mirella de Fonzo e Federica Berti. Il CENTRO, recentemente attivato a Brugherio (MB), ha distinto al suo interno l’area dei PROGETTI da quella della RICERCA SCIENTIFICA sugli effetti terapeutici del canto, parallelamente alla corrispondente ricerca internazionale attinente alla Neuromusica. L’area dei PROGETTI permane sul fronte degli specifici itinerari di CANTOTERAPIA indirizzati ad una vasta gamma di patologie, proprio perché nel suo cammino ha incontrato, oltre ai più comuni disturbi depressivi e d’ansia, una pluralità di invito  sacra famigliadisabilità, dai deficit motori e linguistici (come accade nell’Afasia post-Ictus), a quelli associati a malattie neurodegenerative quali Parkinson, Alzheimer, Sclerosi Multipla. In quest’area è presente non solo la malattia nei suoi profili più o meno gravi (asma, ipoacusia, disturbi neurovegetativi, problemi relativi all’ospedalizzazione, ecc.), ma anche ogni forma di disagio che spesso assorbe e assimila adulti in difficoltà pur con problematiche di minore gravità, ma sempre a danno del viver bene e sano. Ed è per questo che, a seconda del caso, il termine terapia viene spesso alternato a quello di riabilitazione o di specifico supporto attraverso il metodo dei “Livelli Vocali”. Il passaggio o il passo dall’adulto alla fascia adolescenziale e pediatrica è breve, allorché nasce l’esigenza di un trattamento di sostegno o di supporto a beneficio di una serie di disturbi che fanno capo a quelli dello sviluppo neurologico (disturbi dello spettro autistico, della comunicazione, dell’apprendimento), oppure di aiuto per i piccoli pazienti dell’Oncologia Pediatrica, qualche volta in parallelo con la clown-terapiaE’ in questa direzione che il CENTRO, con l’attivazione del “Bosco Canoro”, sta dedicando ampio spazio anche ai bambini in età prescolare, con un percorso che non ha come obiettivo la cura della malattia, bensì il naturale sviluppo dell’equilibrio psicofisico e il raggiungimento di uno stato ottimale di energia, che solitamente va sotto il nome di “benessere”. Quando malata è la società e non il bambino, indirettamente l’intervento si trasferisce al piccolo fruitore della normale routine della vita quotidiana, con tutti gli annessi e connessi sotto forma di problematiche e non di patologie. E quando la società sta bene, il canto per i bambini non sarà più un “intervento”, ma una naturale “espressione di vita” che dovrebbe accompagnare la crescita e qualsiasi percorso pedagogico. L’area della RICERCA SCIENTIFICA va invece ad affondare le proprie radici, non tanto sulla considerazione dell’azione benefica del canto sull’organismo, che è ormai indubbia, ma su quanto questa sia estesa, pervasiva, efficace e scientificamente valida; un’area nella quale si muovono attivamente neuroscienziati, talora accompagnati da altrettanti orientamenti teorici, messi in pratica da psicologi, fisiatri, logopedisti, psicomotricisti, fisioterapisti, professionisti del canto. Questa azione diffusa ben si presta alla presa in carico di alcune fra le malattie neurodegenerative, invalidanti per la vita dell’anziano, nel quale si accompagnano alla sintomatologia principale proprio quelle patologie depressive, ansiogene e neurovegetative, che si sovrappongono con esiti viziosi, ma sulle quali il canto si dimostra efficace. In questi casi, l’azione canora assomma in un unico intervento sia la riabilitazione dei deficit motori, (Parkinson) o rallentamento della perdita di funzioni mnemoniche (Alzheimer), sia il trattamento dei disturbi accessori, attraverso un’attività che risulta gradita all’anziano e gli consente di rafforzare, quando effettuata in gruppo, quegli aspetti relazionali che risultano gravemente inficiati dal progredire della malattia. Il CENTRO di NEUROCANTO nella sua attività di studio oggi si integra nella più recente ricerca scientifica, viaggiando parallelamente alla Neuromusica, ramo delle neuroscienze dedito ad analizzare gli effetti dell’ascolto e della produzione musicale sul sistema nervoso umano, e che ad oggi vede nel ruolo di protagonisti internazionali il BRAMS (Università di Montreal, Canada), l’EBRAMUS (Consorzio di Enti di Ricerca Europei) e la Fondazione Mariani di Milano. Proprio quest’ultima, fiore all’occhiello della neuropsichiatria infantile italiana, è la promotrice e principale partner dei Congressi internazionali “The Neurosciences and Music”, organizzati ogni tre anni (a partire dal primo Congresso di Venezia del 2002) e durante i quali i principali ricercatori, attivi in questo campo a livello mondiale, possono presentare le loro ricerche e soprattutto le novità in termini di strumenti terapeutici basati sulla musica. Durante l’ultimo Congresso, tenutosi a Digione nel maggio 2014 e intitolato “The Neurosciences and Music – Cognitive Stimulation and Rehabilitation”, Mirella de Fonzo è stata invitata dalla Fondazione a presentare i risultati del suo lavoro: “Vibratory Singing Phenomenon: stimulation and rehabilitation in neurodegenerative disease” ovvero: del Fenomeno Vibratorio del Canto. Nello stesso anno a seguito dell’invito dei “Parkinsoniani” di Mestre, l’argomento veniva preso in considerazione anche a Venezia, in occasione della presentazione del film “Flawless” all’interno del Congresso sul tema “La riabilitazione divertente”. Il Fenomeno Vibratorio del Canto rappresenta la dinamica connessa al suo stesso Potere Terapeutico e alla sua capacità di intervenire con un effetto di riequilibrio e di rigenerazione sull’organismo, capacità così potente da spiegare i suoi effetti su molteplici livelli, di natura fisica e psicologica, come evidenziato dall’ampiezza dell’ambito in cui è possibile intervenire con efficacia terapeutica.
Quali sono “le nuove frontiere e le nuove sfide della Cantoterapia”? Tra le nuove frontiere la “teoria del nervo vago”, elaborata da Mirella de Fonzo nel suo fondamento centrale sia a Venezia che a Digione, è stata ripresa in esame presso il CENTRO DI NEUROCANTO dalle due fondatrici, per delineare e sviluppare in modo organico tutte le interconnessione tra azione canora e sistema vagale, attraverso cui si stabilisce l’effetto–riequilibrio, per il quale il canto si rivela in tutte le sue potenzialità terapeutiche.
Perché il canto dunque è così potente?
Perché è verosimile che in ognuna delle diverse fasi in cui può essere teoricamente scomposta l’azione canora (respirazione, fonazione, risonanza e ascolto) si verifichino due macro conseguenze:

  • Il corpo entra in uno stato di VIBRAZIONE COSTANTE derivante dalla trasmissione interna delle onde sonore e dall’utilizzo e trasformazione dell’energia in esse incorporata. Da questo punto di vista il canto si configura come un vero e proprio “GENERATORE DI ENERGIA
  • Si determina una profonda ATTIVAZIONE DEL NERVO VAGO con un conseguente effetto di RIEQUILIBRIO OMEOSTATICO e rigenerazione delle funzioni dell’organismo.

Analizzando le fasi dell’azione canora, è possibile dimostrare come – per ognuna di esse – questi effetti, potenziandosi, agiscano con influenza reciproca.
La produzione del suono avviene nella laringe, che è il cuore del processo fonatorio, attraverso la messa in vibrazione delle corde vocali in conseguenza della pressione aerea sottostante. Ciò che le corde vocali fanno, vibrando centinaia di volte al secondo, è frammentare il flusso d’aria in altrettanti centinaia di sbuffi che producono movimenti di contrazione e rarefazione dell’aria dando origine all’onda sonora.
Già a questo livello l’onda comincia a propagarsi all’interno dell’organismo: ecco che il corpo entra in stato di vibrazione. Il suono, attraversando le cavità risonanti (faringea, buccale e nasale), si amplifica e si arricchisce, e ancor di più si diffonde nelle strutture circostanti, proseguendo e rinforzando lo stato vibratorio e generando quella che viene definita “vibrazione costante”, ciò che spiega quelle sensazioni così particolari, esperite durante il canto, descritte come microscosse, come piccole punture, come biglie che esplodono in tutte le direzioni o come flusso di corrente elettrica. La sensazione della microscossa che partorisce l’azione canora è infatti la somma di specifiche vibrazioni che pulsano in tutte le direzioni, determinando il momento della trasformazione di ENERGIA: l’energia meccanica contenuta nell’onda sonora viene a convertita in energia elettrochimica a disposizione di tutto l’organismo e di ogni sua cellula. Il corpo ha bisogno di molta energia per funzionare al meglio e, se il livello di energia è troppo basso, il corpo si adatta a tale minor livello, con depressione di tutte le sue attività. Ma non appena il livello di energia aumenta si possono rimettere in moto funzioni che erano rimaste latenti, compare la forza che consente di sciogliere le contratture muscolari, potenziare le difese immunitarie, aumentare la produzione di sostanze che sostengono positivamente il tono dell’umore, fino alla fatidica influenza in termini di plasticità cerebrale, con recupero e/o stimolazione di processi cognitivi, formazione di nuovi network e anche crescita di nuove strutture neurali. Come diceva A. Lowen, padre della Bioenergetica: “La vibrazione è dovuta a una carica energetica nella muscolatura ed è simile a quella di un “filo elettrico” quando è attraversato da una corrente… Un corpo sano è in uno stato costante di vibrazione, sia da sveglio che Progetto Digionedurante il sonno, proprio perché il corpo vivo è in moto costante, che si arresta solo con la morte. Questa intrinseca motilità … è alla base dell’attività spontanea di un essere vivente…” ed in definitiva: “La vibrazione è la chiave della vitalità”. La seconda direzione “riequilibrativa e rigeneratoria” dell’azione canora si sviluppa lungo le ramificazioni del NERVO VAGO, il nervo cranico più lungo e complesso, che per le sue estese ramificazioni e per la presenza contemporanea di fibre sensitive e motorie, sia di tipo somatico che viscerale, nonché di un centro regolatore di controllo, può essere considerato come un vero e proprio “sistema” (qualcuno lo ha nominato appunto “sistema vagale”). La teoria vagale elaborata da Mirella de Fonzo appare affascinante e ricca di implicazioni euristiche, ed infatti ci auguriamo che gli scienziati che si occupano di Neuromusica possano cogliere le intuizioni in essa più o meno dichiarate e magari ricavarne il fulcro per una ricerca futura. Ad oggi, a livello di neuroscienze, gli studi sugli effetti terapeutici del canto si sono soffermati su un numero ristretto di applicazioni, essenzialmente riferibili alla riabilitazione di deficit motorii o linguistici insorti a seguito di ictus (e conseguente afasia di Broca) o correlati a disturbi dello sviluppo neurologico (autismo) o patologie degenerative (Parkinson), a cui si affiancano studi – pochi – sulle potenzialità del canto nel riattivare zone di memoria oscurate dall’Alzheimer. Questi studi hanno dimostrato che il canto ha, più di qualsiasi altra produzione musicale attiva (ovvero con strumento), effetti in termini di plasticità cerebrale strutturale e funzionale, ovvero è in grado di dar vita a processi di ristrutturazione dei network neuronali che presiedono alle funzioni vocali-linguistiche e addirittura all’incremento di strutture neurali: sinapsi, assoni, dendriti e forse anche nuovi neuroni. Nel caso dell’ictus cerebrale, di fronte ad una lesione dei circuiti del linguaggio localizzati nell’emisfero sinistro, è stato dimostrato che terapie di riabilitazione basate sull’intonazione melodica (Melodic Intonation Therapy o MIT), quindi incorporanti l’elemento canoro, unitamente a tecniche di induzione motoria manuale (tapping con la mano sinistra in accompagnamento al canto) sono in grado di attivare analoghi circuiti linguistici nell’emisfero destro, con sviluppo di nuovi network fronto-temporali e modifiche strutturali (incremento di strutture di collegamento fra le aree cerebrali), migliorando infine le capacità comunicative del soggetto afasico. Nel caso del morbo di Parkinson, sono attive già da parecchi anni tecniche di riabilitazione linguistica che sfruttano l’intonazione melodica (ad esempio il Lee Silverman Voice Treatment o LSVT). Entrambe le tecniche (MIT e LSVT), pur ufficialmente riconosciute, non sfruttano comunque a pieno le potenzialità dell’azione canora, limitandosi ad appoggiarsi ad un piccolo frammento, ovvero l’intonazione melodica di poche sillabe o frasi. Nel corso del 2013, Mirella de Fonzo con la realizzazione di uno studio su un gruppo di pazienti parkinsoniani ospiti della struttura “Bosco in Città” di Brugherio (MB), ha verificato che la terapia basata sul canto, quindi con l’utilizzo di specifiche tecniche canore (vocalizzi, canto libero, ecc.), è in grado di produrre concreti miglioramenti, non solo per quanto riguarda i deficit linguistici, ma più in generale nei deficit motori, come evidente dal perfezionamento nell’andatura e nella coordinazione (misurata con il finger tapping). Dunque oggi possiamo affermare che, grazie al supporto scientifico e agli studi condotti dai ricercatori della Neuromusica, comprovanti ormai una vasta letteratura sul rapporto musica-cervello, anche il numero di sperimentazioni sull’azione canora inizia a prendere consistenza, lasciando che il Canto si configuri come un reale, efficace, naturale ed estremamente piacevole strumento terapeutico, privo di controindicazioni e di effetti collaterali. Inoltre, quando è associato ad una pratica costante, si dimostra in grado di indurre un profondo processo di riequilibrio e rigenerazione interna, nonché di intervenire specificamente su un ampio range di patologie di tipo fisico e psichico.

Ci auguriamo che i lettori desiderino sperimentare in prima persona quale sia la forza – e la bellezza (lasciatemelo dire) – del Potere Terapeutico del Canto.

Federica Berti

Ricordiamo i testi già pubblicati da Mirella de Fonzo: Cantoterapia. Il Teorema del Canto, Armando Editore, 2010 (in ristampa nel 2015); L’Altra Faccia della Musica, Note Musicali, 2011; Canta che ti passa! Il Fenomeno vibratorio della voce, Sovera Edizioni, 2012.

Mentre di Federica Berti, dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche, cantautrice e chitarrista, ricordiamo il Metodo Livelli Vocali”, diretto a migliorare l’equilibrio e lo sviluppo psico-fisico attraverso la voce e il canto, con percorsi rivolti non solo agli anziani, ma anche alle scuole dell’infanzia.

 CENTRO DI NEUROCANTO
Via Volturno, 80 – Edilnord, Brugherio (MB), Italia – 039 882659

Oscar, il vegano malato di Alzheimer che vuole mangiare solo polpette

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Vol VII n.16

Un caso accaduto in Svezia accende il dibattito sull’autodeterminazione delle persone affette da demenza che vivono in strutture residenziali. L’uomo, assaggiata la carne per errore, non vuol più saperne della verdura. E una sentenza ha rispettato il suo volere

ROMA – Oscar è un signore svedese di 75 anni, nell’arco della sua vita è stato un convinto attivista del movimento vegano, malato di Alzheimer si ritrova oggi, a vivere in una casa di accoglienza in Svezia. In continuità con le sue abitudini precedenti e per volere della moglie, la struttura propone al suo ospite pasti rigorosamente vegani, privi cioè di alimenti di origine animale.

Capita però un giorno che l’anziano signore svedese provi per errore una porzione di polpette al sugo, cosa che gli fa notare per la prima volta che a lui vengono serviti piatti diversi da quelli degli altri. Da quel pasto Oscar non vuole più sapere del suo menù e si rifiuta categoricamente di mangiare solo verdura. Gli operatori non sanno come comportarsi e dall’altra parte la moglie si oppone a un regime alimentare diverso da quello che, secondo lei, “avrebbe voluto il marito”.

 A chi spetta il diritto di decidere dell’alimentazione di Oscar: agli assistenti sociali che lo seguono, alla moglie, o spetta ad Oscar, nonostante l’Alzheimer?

“Oscar e le polpette” è una storia vera che è stata raccontata in un articolo pubblicato sulla rivista “Lavoro sociale” del Centro studi Erickson. Il caso ha suscitato una serie di riflessioni etiche circa l’autodeterminazione e la libertà individuale di un paziente affetto da demenza. Per sciogliere il dilemma di quanto accaduto ad Oscar, è dovuto intervenire un apposito Comitato etico, il caso infatti è approdato al ministero svedese della Salute e del Welfare che ha emesso una sentenza che divide. Il verdetto è andato a favore della scelta del paziente, il cui desiderio deve essere rispettato dal personale della struttura residenziale e naturalmente dalla moglie. Nelle pagine della rivista, sono riportate alcune opinioni di esperti a confronto, che si sono pronunciati in merito, con motivazioni ora favorevoli, ora contrarie. Per Titti Fränkel (Akademikerförbundet SSR, associazione professionale) ed Erik Blennberger (Ersta Sköndal University College, membro del Comitato etico del ministero svedese della Salute e del Welfare) se si pone “valore intrinseco al principio dell’autodeterminazione e lo si considera dal punto di vista della deontologia professionale” Oscar avrebbe diritto alle polpette. Per loro in una struttura assistenziale “gli ospiti residenti dovrebbero avere lo spazio per poter ‘essere se stessi’”.

Diverso il parere di Hilde Lindemann docente di Filosofia (Michigan State University, Usa) per la quale Oscar non è libero di scegliere “dato che soffre di demenza a uno stadio così avanzato da non poter più essere assistito a casa sua; sembra molto probabile che egli sia uno ‘sregolato’ non più in grado di controllare il suo desiderio” e la moglie in questo caso, avendo trascorso trent’anni con lui, deve essere chiamata in causa “ma non è una decisione che può prendere da sola, dato che coinvolge anche gli operatori”.

Quali sono le priorità per la qualità della vita di una persona malata di Alzheimer ospite in una casa di accoglienza, quali possibilità di scelta personale può avere e sin dove ci si può addentrare nel rispettare i suoi desideri nei limiti di quanto riesce ancora a esprimerli, e quanto, questa capacità di desiderare, può essere compromessa o ridotta, a causa della malattia? Una riflessione amplia, che comprende tutti gli “Oscar” che soffrono di demenza e non hanno più controllo e tutela della propria vita, ai quali occorre dare un’attenzione specifica e nella presa in carico, porre rilevo caso per caso, ad una valutazione completa della situazione attraverso la considerazione di tutti gli aspetti: la persona e la sua storia prima di tutto, la sua malattia, il parere dei familiari che sono ‘garanti’ dell’identità di quella stessa persona perché conosciuta in passato e probabilmente capaci di ipotizzare “cosa avrebbe voluto”, le conseguenze medico-legali ma anche umane e in certi casi, prendersi la responsabilità o il coraggio, di accogliere e soddisfare alcuni desideri.

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