Vol III n.19
Relazione di Tirocinio presso la “Rossi-Sidoli”- Compiano (Pr)

Il mio rapporto con la Rossi Sidoli e la terza età è strettamente legato dal rapporto  didattico formativo con il tutor, Roberto Bellavigna, che ho avuto la fortuna di conoscere cinque anni fa. Dico fortuna perché a lui, in assoluto, devo l’interesse per la musicoterapia che mi ha permesso, in seguito, di arricchire la mia formazione professionale e soprattutto umana in questi ultimi anni. Ritengo che sia una premessa necessaria, oltre che dovuta, poiché spiega la presenza della Rossi-Sidoli nel mio percorso ed il mio interesse per la musicoterapia con le persone nella terza età. Roberto Bellavigna, infatti, opera in questa cura di cura da molto tempo, ed là che ho iniziato a partecipare ai seminari, anni fa, frequentandola in seguito come tirocinante. Il mio tirocinio, in effetti inizia allora, con il primo seminario, in un luogo che mi spaventava, per motivi di vissuti personali, e che nello stesso tempo mi incuriosiva. Compiano è un posto suggestivo, nel parmense e la Casa di Cura mi ha subito colpita per l’organizzazione, la location e per la ricchezza delle proposte riabilitative; mi aspettavo un luogo triste e, al di là della sofferenza di tanti ospiti, ho trovato un posto comunque accogliente e di molto curato.  I luoghi dove si svolgono gli incontri di musicoterapia sono diversi: c’è un salone, dove si riuniscono i gruppi, c’è la palestra per la riabilitazione, ci sono le stanze degli ospiti; in tutti questi posti la presenza della musica e di Roberto accompagnano la vita ed anche la morte degli anziani residenti. Io ho frequentato la casa di cura per trenta ore, suddivise in 4 weekend ed ho partecipato alle sedute di mt, passando da un ruolo di osservatore ad un’azione più diretta, badando sempre a non risultare invasiva nella relazione delicata e già consolidata del musicoterapeuta con persone che hanno bisogno di punti di riferimento costanti.

La giornata della musicoterapia in casa di cura è organizzata secondo questo schema: h 8,30 -9 ginnastica dolce, con fisioterapista;h 9-10attività musicale con gruppi; 10-11 attività con singoli o piccoli gruppi; 14-15 gruppo, 15-16 singoli;16-17 interventi nelle camere private.  Gli ospiti sono anziani con patologie cliniche e demenze; il lavoro è coordinato con quello dell’equipe riabilitativa (medici, fisioterapista, psicologo, infermiere..) e con l’animatore della struttura per un progetto di riabilitazione condiviso.  L’impostazione metodologica di musicoterapia è basata sulla relazione: relazione tra soggetti con identità diverse, il musicoterapeuta e l’anziano. In quest’ottica relazionale i bisogni sono il punto di partenza di progetti riabilitativi, cognitivi e sociali a breve, medio e lungo termine; la musica in terapia quindi è un tramite di risposta alle esigenze. Parlando di identità l’avvio è nella valorizzazione del patrimonio culturale dell’anziano, questo per motivi di ordine scientifico e culturale: tanti anziani amano ripensare alla propria vita passata: i ricordi, soprattutto quelli gradevoli, sono in grado di favorire l’ elaborazione razionale dunque anche la facoltà di parlare. Stimolare la memoria, quindi, è un modo per ostacolare la comparsa delle sindromi da demenza con e i deficit della memoria che essa provoca. In più, secondo recenti studi svolti, risulta che la sollecitazione della memoria agisce efficacemente sull’affettività: rivivendo nel ricordo, gli eventi passati connotati emotivamente consentono alle persone anziane di sentirsi coinvolti grazie ad emozione già provata e riconosciuta. Le immagini associate ad emozioni vengono ricordate più saldamente e che le immagini legate alla sfera individuale hanno un maggior impatto emotivo; inoltre gli studi constatano che le immagini che hanno una coloritura emotiva e che si riferiscono alla nostra sfera personale sono più durature. Le canzoni e la ricostruzione, per quanto possibile, del loro paesaggio sonoro, sono, quindi, una “chiave giusta” di accesso privilegiato alla memoria. Nell’approccio terapeutico di Roberto Bellavigna le canzoni della “memoria” hanno anche un carattere culturale che le pone come punto di partenza del discorso musicoterapeutico: poiché per le persone nate nella prima metà del secolo scorso era consuetudine impiegare il canto e la musica per accompagnare le attività lavorative, le feste (politiche, religiosiose, goliardiche, da osteria), per consolare durante gli avvenimenti di distacco e dipartita (canto come ricordo del proprio paese natio, canti di guerra, morte di un congiunto o di un amico, lontananza dalla famiglia) la musica rendeva comunque il soggetto protagonista nell’agire sociale, la pratica canora accompagnava in modo rilevante i vari momenti della vita. La canzone aveva una forte caratterizzazione aggregativa: univa nella distanza, leniva il dolore, procurava gioia e divertimento. Oggi, invece, la persona è assoggettata ai criteri commerciali dell’editoria, che può gestire oggetti musicali e influenzare i gusti. Da queste premesse, e dalla conoscenza diretta delle persone sono stati individuati alcuni obiettivi per permettere un cambiamento positivo in una prospettiva umanistica:

-Scandire la temporalità creando momenti di svago e di proposta.
-Incentivare la condivisione di interessi comuni per facilitare i rapporti sociali
-Stimolare la capacità cognitiva e l’immaginazione, attivare la memoria, ristabilire e migliorare la concentrazione.
-Essere promotrice di attività che implicano esercizio fisico stimolare e sostenere l’affettività e le emozioni del malato attraverso la memoria autobiografica e la sua connotazione emotiva
-Promuovere nuovo apprendimento.
-Rivalutare il soggetto come fonte sonora creativa dalla quale attingere idee e insegnamenti .

Gli ospiti sono tutti conosciuti dal MT (d’ora in poi per musicoterapeuta) che nel tempo ha condotto osservazioni e schede anamnestiche. Vista la lunga frequentazione del MT in casa di cura con la maggior parte degli ospiti il clima è di confidenza ed attesa; per i nuovi ospiti e quelli con situazioni di demenza particolarmente grave c’è un ‘attenzione particolare, soprattutto nel momento dell’accoglienza.
Parlando quindi di accoglienza, il momento dell’inizio dell’incontro con i gruppi e spesso anche con i singoli,avviene nel salone al piano terra; il setting prevede per gli ospiti la possibilità di muoversi liberamente anche con le carrozzine, ed eventualmente di poter uscire. Il MT usa abitualmente la fisarmonica, con la quale esegue brani di repertorio presumibilmente o sicuramente conosciute dagli ospiti o dal singolo. Io ho sostenuto con strumenti a percussione o melodici le proposte del MT che individuava fin da subito la situazione psico-fisica regolando sia il B.t.M. , sia l’intensità, sia la prassi esecutiva. L’ospite veniva letto nei suoi comportamenti posturali, di tono, di respirazione, di movimento come se fosse stato uno spartito con indicazioni, timbriche e ritmiche da interpretare. Le canzoni venivano variata nei parametri in modo da rispecchiare la fisiologia e gli aspetti emozionali delle persone partecipanti. Nella stanza erano presenti anche gli strumenti; quelli in possesso del Mt sono davvero tanti e di diversa fattura e costruzione ma in seduta sono presentati solo una parte, studiati e disposti per essere agevolmente usati anche dagli ospiti con difficoltà motorie. Ad esempio inserivamo tante pelli di piccole dimensioni, a doppia membrana e con battenti corti, piatti sospesi,sonagli da poter impugnare o infilare nei polsi; molto del materiale era colorato e particolare nella forma e nella decorazione in modo da risultare anche più accattivante. Le canzoni iniziali avevano lo scopo di accogliere i partecipanti, in seguito, verificato il clima emotivo e/o gli obiettivi per il singolo o il gruppo si continuava con canzoni o ascolti, meno in verità, che consolidassero la situazione relazionale. le canzoni sono uno strumento utilissimo perchè ridesta emozioni profondamente legate ad eventi vissuti, è un contenitore di sentimenti, di storie personali, essa veicola i ricordi e incentiva il dialogo. In più c’è l’aggiunta che la musica agisce ad un altro livello rispetto ad altri linguaggi. Il repertorio era quello popolare; la forma ed il testo erano funzionali per un lavoro sull’attenzione alle parole, all’alternanza tra solista e coro, al ritorno di elementi conosciuti, come il ritornello .Ad esempio i testi a struttura strofica erano maggiormente utilizzati quando si voleva fare un lavoro cognitivo, sul testo, rispetto alla memoria ed al linguaggio; le canzoni con il ritornello costituivano un aggancio potente anche per le persone con demenza poiché il ritornello è la parte di canzone che essi tendono a ricordare meglio e da quella si può avviare il lavoro sulla ricostruzione testuale; in più ha una valenza comunicativa ed aggregante. Gli anziani, anche i malati d’Alzheimer riconoscevano e spesso intonavano per primi sia i ritornelli che le parole di molte canzoni, soprattutto se erano in reazione con il loro contesto di appartenenza. L’esecuzione corale era un momento di grande coinvolgimento per la grande maggioranza degli ospiti e spesso le persone più orientate richiedevano al MT l’esecuzione dei loro brani preferiti. Il clima in seduta è sempre stato molto accogliente e gioioso; alcune ospiti si affaccendavano per catturare l’attenzione esclusiva del MT, gli uomini amavano raccontare del loro passato.le canzoni erano un motivo generatore di queste dinamiche. Per me è stato molto divertente imparare e cantare questo repertorio ed ho iniziato ad apprendere le possibilità della canzone nel contesto terapeutico. Questa competenza si è dimostrata utile anche in altri contesti in cui mi sono trovata a lavorare ed è un grande strumento che traggo da questo tirocinio.  Nell’organizzazione delle sedute c’erano dei momenti precisi, che potevano essere canzoni o improvvisazioni, che scandivano i tempi per dare dei riferimenti temporali; questa prassi si rivelava utile poiché gli ospiti erano persone con disorientamento spazio-temporale. La sequenza seguiva un andamento parabolico; dopo la lettura del tono psico-fisico, a seconda dei bisogni dell’anziano, l’esecuzione era adattata nella velocità, nel timbro, nell’intensità per condurlo verso la situazione desiderata. Ad esempio la stesa canzone poteva essere riproposta con una pulsazione più lenta, una densità timbrica più rada, un “soffio” del mantice della fisarmonica più prolungato se l’ospite andava condotto verso uno stato di maggior rilassamento. Nessuna ricetta precostituita, ogni situazione aveva uno sviluppo a sé. Solitamente nello volgersi degli incontri, si raggiungeva un acme per poi gradatamente ritornare ad una condizione simile a quella iniziale. Il canto ed il movimento erano momenti centrali delle sedute;   canto per ricordare le parole, canto per respirare più profondamente, canto per liberare la tensione e condividere con gli altri un’esperienza piacevole. Il movimento poteva essere finalizzato alla fisioterapia o essere una componente dell’accompagnamento ai canti con gli strumenti, oppure un ‘attività con la musica che sottolinea il gesto e lo sostiene, in modo divertente. Si è fatto largo uso di teli colorati , cerchi e palloncini, con attività che coinvolgevano prima le parti periferiche per arrivare anche a far muovere l’intero corpo con il ballo. Per le persone senza problemi della deambulazione il ballo era un’attività molto gratificante perché oltre a procurare un piacere senso-motorio stimolava il ricordo del passato e dei momenti di festa in cui nei paesi il ballo era una componente fondamentale assieme alla musica .Nelle persone non deambulanti l’attività motoria rispetto allo schema motorio utilizzava battenti e tamburi su cui battere la pulsazione, sonagli alla mani da muovere con movimenti diversi; per gli arti inferiori era molto apprezzato anche il gioco con palloncini di plastica da far volare calciandoli verso il centro. Uno dei lavori preferiti anche da me era il cerchio con le funi colorate, in cui a turno un ospite o il fkt si ponevano al suo interno facendolo ruotare con diverse inclinazioni e facendo muovere così le persone che reggevano le funi collegate al diametro del cerchio. Un’altra attività di musica e movimento era quella realizzata con teli elastici, colorati, ispirata alla globalità dei linguaggi; su questo telo steso e sorretto dagli ospiti venivano fatti volare dei palloncini, mossi agitando il telo secondo le indicazioni della musica. Il lavoro nelle stanze è stato quello più delicato per me; gli ospiti costretti a letto di solito erano molto compromessi e la nostra permanenza non aveva durata stabilita. il MT decideva l’attività e la durata dell’incontro in base all’esigenza della persona; molto spesso riproponeva canzoni a loro conosciute, già utilizzate negli altri contesti della casa di cura, variandole nei parametri agonici per renderle strumenti efficaci per soddisfare i bisogni dei pazienti.  L’esperienza di questi anni a Compiano è stata altamente formativa. La personalità del musicoterapeuta, le sue scelte metodologiche, i presupposti, il clima emotivo caratterizzante, hanno contribuito a fornirmi motivazione e un avvio entusiasta verso competenze professionali di musicoterapia. Non è stato facile per me confrontarmi con vecchiaia e demenza e spesso ha prevalso il senso di inadeguatezza. Ritengo che in un’ottica di crescita quale la mia, la chiave di volta sia nell’acquisizione di strumenti e tecniche e nell’interiorizzazione di un modus operandi che abbia solido ancoraggio anche nelle premesse di vita. Sono grata al mio tutor perché mi ha permesso di sperimentarmi e perché è stato un esempio positivo di “buone prassi” .

Tirocinante Maria Elena Pizzichemi
Musicoterapeuta Roberto Bellavigna

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Vol III n.17
Esperienza di Musicoterapia in Casa Protetta in favore di un gruppo di pazienti anziani affetti da Demenza di variuo genere e grado. Articolo pubblicato sul mensile 50 & Più – numero di Febbraio 2007 -, sul bimestrale di settore Arti Terapie – numero di Marzo/Aprile 2007 – e sul bimestrale di settore Pro Terza Età (Ed. Anaste) – numero di Giugno 2007 -   Autore Stefano Centonze

Perdere il contatto con se stessi e con la propria storia personale. E’ quanto accade con i pazienti che, a causa della degenerazione delle cellule del Sistema Nervoso Centrale, si ammalano di Demenza. Questo lavoro racconta l’esperienza fatta – e tuttora in corso – con due gruppi di ospiti delle Residenze Sociali Assistenziali, già Case Protette, Buon Pastore di Lecce e Residenza Solaria di Carmiano (www.rsa.lecce.it) con diagnosi di Demenza di diverso genere e grado. L’obiettivo? Far riscoprire la capacità di emozionarsi, di rivivere sensazioni dimenticate, di sorridere…. Ovvero, permettere a ciascuno di recuperare tasselli della propria storia personale, attraverso il recupero della storia sonora, per un generale miglioramento della qualità della vita.

Le Demenze
Con il termine di Demenza si intende un processo patologico, generalmente riscontrabile in persone anziane, che implica un deterioramento progressivo del tessuto cerebrale e, di conseguenza, del comportamento. Alcune di queste malattie sono di comune riscontro, altre sono rare. Oggi le patologie neurologiche degenerative, non inquadrabili in un fisiologico invecchiamento, vengono suddivise in tre grandi ceppi: tra le Demenze cosiddette Primarie trovano posto le D. di Alzheimer e di Parkinson, tra le Secondarie la D. Vascolare Ischemica e da Trauma Cranico, tra le Pseudodemenze, infine, le D. da Istituzionalizzazione (ovvero quelle da cui sono stati riscontrati affetti i pazienti dimessi dagli Ospedali Psichiatrici dopo la chiusura di questi ultimi con l’entrata in vigore della Legge 180). Tutte hanno in comune la morte delle cellule nervose quale fattore centrale per le manifeste alterazioni neurologiche e comportamentali e, tutte insieme, influenzano percentuali crescenti della popolazione di età superiore ai 65 anni, di cui circa un terzo con menomazioni tali da richiede assistenza a tempo pieno. Nelle fasi precoci, ovvero prima che i pazienti arrivino a condividere le numerose caratteristiche comportamentali comuni negli stadi avanzati, le diverse forme di Demenza presentano significative differenze neuropsicologiche con cui si manifestano i disturbi degenerativi.

Tra questi rivestono un’importanza notevole:

• la regressione psicosociale;

• i disturbi dell’attenzione – come l’incapacità a concentrarsi – e la distraibilità;

• l’apatia – con l’alterazione della capacità di iniziare, programmare ed eseguire attività complesse -;

• l’intero spettro dei disturbi della memoria;

• la perdita delle funzioni cognitive – incapacità di articolare un pensiero, impoverimento del vocabolario ecc. -;

• nei casi più gravi e più avanzati, le sintomatologie psicotiche accompagnate da deliri ed allucinazioni.

Nelle fasi avanzate, quando la maggior parte delle funzioni cognitive si è deteriorata in maniera significativa, i pazienti avranno perduto la coscienza della propria persona, la capacità di giudizio e quella di provvedere a se stessi. Come estremo termine nella maggior parte dei soggetti che soffrono di queste malattie c’è la totale dipendenza dagli altri. Al di là di alcune terapie farmacologiche in grado, solo in alcuni casi, di rallentare in minima parte il processo degenerativo, non ci sono ancora, ad oggi, cure in grado di interrompere il progressivo declino cognitivo e funzionale che caratterizza la demenza. Tuttavia, diversi metodi di intervento riabilitativo, basati su nuove modalità e tecniche di comunicazione, proprie del contesto non-verbale, permettendo di utilizzare capacità espressive diverse da quelle convenzionali (di impossibile accesso per questo tipo di pazienti) hanno dimostrato di avere notevole efficacia nel rallentare il decadimento mentale, nel controllare i disturbi comportamentali, nel mantenere le abilità funzionali, nel migliorare, quindi, la qualità di vita dei pazienti e dei loro familiari.

Plasticità Neuronale e Musicoterapia
Le premesse scientifiche a questo intervento sono le recenti scoperte in materia di Plasticità Neuronale (“Distinct Roles of D1 and D5 Dopamine Receptors in Motor Activity And Corticostriatal Synaptic Plasticity” – Bernardi G., Calabresi P., Centonze D. et al. – Dip. Neuroscienze dell’Università di Roma Tor Vergata) che hanno evidenziato come ambienti ricchi di stimoli favoriscano nuove connessioni sinaptiche delle cellule cerebrali, con conseguente riorganizzazione neurale, anche in soggetti gravemente compromessi. A ciò si aggiunga che, nello specifico, l’efficacia di un intervento con tecniche Musicoterapiche, quali stimoli esterni, nel trattamento riabilitativo di pazienti affetti da Demenza viene rafforzata:

1. dalla presenza attiva di strutture sottocorticali – amigdala, giro limbico ed ippocampo – responsabili dell’elaborazione e della memoria emozionale, atte a determinare un livello di consapevolezza emotiva;

2. dall’azione della musica sulla produzione di endorfine e di alcune catecolamine atte a favorire il rilassamento e l’innalzamento del tono dell’umore e di proteine che rinforzano la risposta immunitaria;

3. infine, dall’effetto stimolante della musica, con i suoi quattro parametri – intensità, altezza, durata e timbro -.

Musicoterapia e Demenze
Tra i linguaggi della creatività, che oggi trovano sempre di più applicazione nei contesti non-verbali degli interventi volti alla riabilitazione di persone con gravi disagi, la Musicoterapia si presenta come disciplina privilegiata per consentire il recupero di molte facoltà perdute nel paziente con Demenza. Ciò non implica la sua unicità. Del resto, la citata Teoria della Plasticità Neuronale fa riferimento all’importanza dello stimolo esterno, dell’esercizio nel senso più ampio. Tra le varie possibilità, però, l’universo del suono e della musica sembra essere il più adatto a questa tipologia di pazienti. La musica, infatti, prima o poi ha incontrato tutti e non esiste essere umano che non si riconosca nella propria canzone. Parlando direttamente alle emozioni, essa “aggira” la sfera cognitiva – ormai compromessa – e crea autentiche forme di contatto, con se stessi e con gli altri. Molti sono gli studi a supporto dell’uso della Musicoterapia nei casi Demenza. Nel nostro piccolo abbiamo sperimentato che essa:

 aiuta il processo di comunicazione, rende possibile il processo di ascolto e facilita lo sviluppo di contatti sociali e l’interazione con gli altri, evitando il problema della comunicazione con un linguaggio che, giorno dopo giorno, perde di significato;

 aiuta a stabilire e mantenere contatti con la realtà attraverso il suonare e il cantare che racchiudono in sè il profondo significato di esistere e che divengono possibilità d’espressione di sentimenti ed emozioni;

 consente l’espressione di meccanismi e di conflitti inconsci che il soggetto è incapace di verbalizzare fino ad una maggiore consapevolezza dell’ambiente circostante e un maggiore coinvolgimento con esso.

Il nostro intervento non prevede la Musicoterapia solo in ambito psicosociale. Anzi, la maggior parte del lavoro con i pazienti con Demenza si concretizza con finalità di prevenzione terziaria (prevenzione del peggioramento con pazienti cronicizzati) e, in misura minima, riabilitative. In tali ambiti, il corretto utilizzo della Musicoterapia mira a permettere:

 l’attivazione di processi che stimolino le funzioni linguistiche, la memoria, la capacità di discriminare, la possibilità di esprimersi in modo creativo;

 il recupero dell’identità di ogni paziente, attraverso la storicizzazione – dal punto di vista sonoro – delle vicende personali e la creazione di un percorso storico emotivo sonoro mediante il quale risulti possibile riattivare la memoria del passato;

 il miglioramento del tono dell’umore, il recupero del processo creativo associato – ove possibile – ad un parziale recupero del deficit cognitivo (memoria, linguaggio, attenzione);

 la stimolazione dei processi di attenzione e concentrazione, il recupero della coscienza di sé, lo sviluppo della capacità di orientarsi nell’ambito di un gruppo e l’interazione e socializzazione tra i membri del gruppo.

Esperienze di Musicoterapia in Casa Protetta
Come detto, l’intervento, iniziato nel 2004 con due gruppi per un totale di circa 20 pazienti, è tuttora in corso. Ogni anno, però, gli obiettivi vengono riprogrammati in funzione della composizione del gruppo, delle sue necessità e delle indicazioni fornite dai test somministrati dall’equipe (composta da neurologo, psichiatra, psicologa e musicoterapista) e che concludono ogni ciclo annuale di sedute. In linea di massima, il lavoro è improntato sul recupero o sul mantenimento di attenzione, memoria e benessere, demandando l’eventuale impegno nella stimolazione delle funzioni cognitive residue alle evidenze documentali circa le individuali risorse personali. Gli incontri con ciascuno dei due gruppi avvengono con cadenza settimanale. Ad ogni appuntamento, della durata di circa 50 minuti, oltre al sottoscritto, sono presenti almeno 2 allievi musicoterapisti dell’Istituto di Arti Terapie e Scienze Creative di Carmiano (LE), oltre ad un operatore della struttura ospite per evidenti necessità.

Fasi dell’intervento
Ogni ciclo annuale si articola in 6 fasi:

1. Test in entrata (per la verifica del grado di compromissione);

2. Compilazione della scheda di Musicoterapia col paziente o con un familiare (per i nuovi ospiti);

3. I parte dell’intervento;

4. Verifica semestrale dei risultati a mezzo di test;

5. II parte dell’intervento;

6. Test in uscita.

Nelle fasi operative di ogni ciclo annuale, si utilizzano tecniche di Musicoterapia abbinate ad interventi psicosociali quali la R.O.T. (Terapia di Orientamento nella Realtà) e la Validation Therapy (basata sul riconoscimento e sull’accettazione di sentimenti e vissuti).

Conclusioni
La questione è se sia possibile migliorare la qualità e le aspettative di vita del paziente con demenza grazie alla Musicoterapia. Io credo che questo lavoro contenga molte risposte positive in questo senso ed i test fin qui svolti forniscono importanti e significative indicazioni. Ciò vale pur ammettendo un naturale adattamento del paziente al test medesimo. Dirò che il risultato ottenuto in questi tre anni di lavoro consolida la convinzione che mettere il paziente nella condizione di recuperare i propri ricordi, la propria storia, le proprie emozioni, la propria dimensione interpersonale, la stima di sé ed il benessere ne migliora la qualità della vita. La musica, in tutto questo, agisce come oggetto intermediario di una relazione che va costruendosi attraverso l’evocazione, lo sperimentarsi nel raccontare, la danza e i suoni. E’ come se, grazie alla musica, il paziente imparasse di nuovo cose su di sé e questo processo di ri-apprendimento lo stimolasse all’attenzione che il processo stesso richiede ed alla presenza a se stesso a cui lo invitano i suoi anni d’argento.

Ricerca condotta dall’Istituto di Arti Terapie e Scienze Creative di Carmiano (LE) : www.artiterapielecce.it – email: info@artiterapielecce.it

Brevi note biografiche
Stefano Centonze, Leccese, Musicoterapista diplomato presso la Scuola di Arti Terapie e Psicoterapie Espressive di ROMA, Presidente e Coordinatore del Training di Formazione Triennale in Musicoterapia dell’Istituto di Arti Terapie e Scienze Creative di Carmiano (LE) – Associato WFMT – World Federation of Music Therapy -, Fondatore e Amministratore Delegato del PMM – Polo Mediterraneo di Musicoterapia, Confederazione di Associazioni, Scuole ed Operatori Professionisti della Musicoterapia.

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Vol III n.16
Al via il primo numero della rivista telematica “Arti Terapie e Neuroscienze on line”, un’occasione per riflettere su temi che, soltanto da pochi anni, sono emersi all’attenzione del pubblico: cosa sono le Arti Terapie? Quale la loro capacità d’incidere sul benessere della persona? A questi interrogativi ci proponiamo di rispondere mediante gli articoli presenti sulla rivista che si apre a suggerimenti e proposte dei lettori e che, nel contempo, cerca di costituire un ambito di pensiero per quanti ritengono necessario interrogarsi sulla persona e sulla sua condizione esistenziale. Kant scriveva che la lettura di Hume lo aveva risvegliato dal “sonno dogmatico”, forse è ora che la sveglia torni a suonare.

Per visualizzare la rivista: http://www.artiterapielecce.it/index.php?option=com_content&task=blogsection&id=0&Itemid=74

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Vol III n.15

Questa canzoni sono state composte con la tecnica del songwriting in  musicoterapia. E’ una canzone scritta (testo) ed eseguita da un gruppo di utenti di un centro psichiatrico, grazie all’intervento di facilitatore del musicoterapeuta dr. Paolo Caneva. La partitura della canzone e le procedure compositive si possono trovare nel volume “Songwriting. La composizione di canzoni come strategia di intervento musicoterapico” edito da Armando (libro visualizzabile all’indirizzo http://www.musicoterap.blogspot.com/

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Vol III n.14
La musicoterapia può essere utilizzata anche con persone malate gravi o terminali.
Un progetto indaga sui rapporti che intercorrono tra musica e riabilitazione.

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Vol III n.13
Tutta la musica, ad eccezione del canto, è prodotta attraverso strumenti musicali e/o oggetti sonori. Non esiste genere musicale che non abbia bisogno dei propri specifici strumenti.

Anche la musicoterapia ha un proprio strumentario di base. Ci sono strumenti complessi e strumenti più accessibili all’essere suonati.Ogni strumento ha una propria voce ed un proprio gesto musicale, come pure una propria forma, colore ed a volte anche odore. Normalmente chi pensa di iniziare a far musica, pensa subito ad uno strumento gia esistente, non pensa invece che magari la propria musica abbisognerebbe di uno strumento particolare che ancora non è stato commercializzato, standardizzato, codificato o costruito. La questione diventa ben più evidente nel caso della musicoterapia, dell’educazione musicale e dell’animazione musicale, infatti, scoprire lo strumento più adatto ad una specifica applicazione è cosa di fondamentale importanza e quindi l’avere a disposizione strumenti e oggetti sonori di vario tipo è indispensabile.  I motivi che spingono alla realizzazione di un laboratorio per la costruzione di strumenti musicali e oggetti sonori sono molteplici, non ultimo il fatto di potersi costruire uno strumentario a basso costo magari riciclando materiali inutilizzabili. Costruendo strumenti è possibile partire dai gusti, dalle aspirazioni, dalla fantasia e dalle potenzialità specifiche dell’utente con un progressivo apprendimento di nozioni relative allo strumento costruito e a metodologie di lavorazione. Lo strumento in questione inoltre gratifica il costruttore e crea in questo un legame affettivo ben più importante che con uno strumento anonimo.  Il laboratorio musicale fa vivere inoltre una diversa dimensione della musica, quella che non è dei conservatori o delle sale da concerto e neanche quella delle feste da ballo o dei concerti rock, ma neppure quella di un incontro di musicoterapia o di una lezione di musica. Costruendo strumenti si può parlare di loro e di noi, si può stare ad osservare come lavora un compagno oppure si può ascoltare musica a programma o fischiettare una canzonetta mentre si lavora, si può inoltre provare il nostro strumento in fase di realizzazione udendone i primi vagiti.  Oltre a tutto quello che è stato detto ci sono una miriade di attività che possono nascere come conseguenza al laboratorio di costruzione musicale creando una rete con l’ambiente sociale circostante e con le realtà del lavoro (artigianale, commerciale ed industriale) presenti sul territorio, ad esempio mostre degli strumenti realizzati, spettacoli particolari ed originali, fiere, mercati, realizzazione di musiche e suoni nuovi altrimenti irrealizzabili, musiche d’insieme con organici non convenzionali.  Altro aspetto non meno importante è che possono essere realizzati strumenti con note diverse dalle 12 da noi anche troppo conosciute, ad esempio strumenti quartitonali, pentafonici, ad ottavi di tono, a temperamenti differenti dal nostro, a scale naturali, etniche o intonate diversamente secondo i nostri gusti. Si possono realizzare inoltre, oggetti sonori dal suono o rumore complesso. In questa nuova dimensione l’accademismo perde di significato ma in compenso acquistano valore la creatività e la peculiarità delle persone, in qualsiasi situazione fisica o psicologica che siano. Il valore educativo del laboratorio di costruzione musicale può essere visto come integrato ed integrante in altre attività quali la drammatizzazione, l’educazione musicale, la storia dei popoli, la matematica, la geometria, la fisica, il disegno, le applicazioni tecniche, la composizione, la geografia, l’educazione artistica, la psicologia e la psicomotricità. Dall’esperienza fatta si può affermare che questo tipo di attività si adatta a diverse tipologie di utenti, bambini, ragazzi, portatori di handicap, tossicodipendenti, anziani, disadattati, psicotici ed addirittura malati del morbo di Alzheimer ed ai musicisti. Chiaramente ogni utenza necessita di propri accorgimenti, tempi e progetti e in ogni modo, giacché l’attività parte dalla persona e dalle sue scelte, sì riesce sempre a realizzare dei percorsi creativi.

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Vol III n.13
Dire Fare Creare: un corso sulla creatività negli anziani
(Centro Maderna)

“Dire Fare Creare – La dimensione creativa nel lavoro con gli anziani: da risorsa delle persone al benessere delle istituzioni”, sarà questo il titolo del corso organizzato a marzo dalla Provincia di Milano e tenuto da due formatrici del Centro Maderna esperte in animazione. Molti sono i cambiamenti che le persone devono affrontare quando superano i 60 anni ed è proprio grazie alla creatività, dote troppo spesso erroneamente attribuita solo ad artisti e bambini, che queste persone riescono ad affrontare i mutamenti di questa fase della loro esistenza, facendo appello a pensieri, fantasie e modi completamente nuovi per adattarsi e sopravvivere con dignità nella loro nuova dimensione. Tramite la creatività dunque, gli anziani esprimono le proprie emozioni ed al contempo imparano ad affrontare i propri limiti senza abbattersi o rifiutarli, dando al contrario maggior valore a ciò che invece rimane. Il corso, rivolto ad operatori nel settore dei servizi per anziani, mira dunque a stimolare nei partecipanti la riflessione sulla creatività, fornendo loro strumenti teorici e metodologici ma anche spunti creativi pratici. Oltre alle lezioni frontali infatti, le lezioni prevederanno anche momenti di discussione e vere e proprie sperimentazioni creative individuali e di piccolo gruppo effettuate utilizzando materiali poveri.
Per ulteriori informazioni rivolgersi alla segreteria dei corsi: Sig.ra Carmela Gualtieri, tel. 02.7740.69.25, e-mail c.gualtieri@provincia.milano.it
www.centromaderna.it

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Vol III n.12
Istituto MEME: Manuale di artiterapie e musicoterapia – teorie e pratiche

ISBN: 978-88-471-0387-0
Edizioni: Marco Del Bucchia – Lucca E-mail: info@delbucchia.it
Curatori:Roberta Frison, Silvia Cavatorta, Daniela Vecchi.Introduzione di Marco Alessandrini.

Titolo:Manuale di artiterapie e musicoterapia: teorie e pratiche

I contributi presenti nel manuale sono frutto dell’attività di formazione e ricerca, svolta presso le Scuole di Specializzazione Triennale in “Arti Terapie” e in “Musicoterapia” – Istituto MEME.

Contributi di: Roberta Frison, Marco Alessandrini, Silvia Cavatorta, Elisa Bioli, Francesca Polverini, Giuliana Galante,
Anna Maria Russo,Sara Alberini, Barbara Tarozzi, Sonia Fabbrocino, Francesca Curti Giardina, Stefania De Donno, Lara Simonazzi,  Silvina Selmin, Anna Rossi, Michela Ambrosin, Daniela Vecchi, Giorgia Pugiotto, Patrizia Savani, Laura Spinazzé, Marco Catelli, Ana Spasic.

http://www.istituto-meme.it

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Articoli collegati

Vol III n.11

….l’Alzheimer continuera’ a scrivere la partitura piu’ importante nella musica di Sol.

Benvenuti in questo angolo di cuore.Lascio il pentagramma per seguire l’istinto dei miei pensieri. Navighero’ verso l ‘isola che non so per cercare musica dentro me, seguendo sentieri di parole tracciati da altri… Sol

Il viaggio di una nota
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Vol III n.10

LIBRO: Il canto fa venire fuori il paese più in fretta. Esperienza di musicoterapia con gli anziani di una casa-albergo, Edizioni Musicali Pro Civitate Christiana, Assisi, 1997.

Francesco Delicati, è uno dei pionieri della musicoterapia con gli anziani e i malati di Alzheimer, che si riuniscono nel gruppo P.A.M. – Progetto Anziani Musicoterapia, di cui è l’attuale presidente. Questo testo, edito nel 1997 ma risalente operativamente a 20 anni fa (al triennio 1989-1991), è stato il primo in Italia sull’argomento. A quel tempo esperienze del genere venivano sistematicamente screditate e sconfermate tra gli addetti ai lavori proprio perché si tendeva – erroneamente – a considerare la canzone come un “materiale” di serie B. Le attuali ricerche scientifiche nel campo delle neuroscienze e i progressi nelle tecniche di riproduzione per immagini e di scansione del cervello, oltre a farci comprendere cosa succede nella materia grigia quando i pazienti ascoltano musica, suonano strumenti a percussione o cantano, hanno rivalutato l’oggetto-canzone e ridato dignità e valore alle intuizioni operative, metodologiche e teoriche di Francesco Delicati. Basti pensare ad esempio, a come le ultime ricerche scientifiche (descritte su “Cerebral Cortex” dagli studiosi dell’Università di Davis, in California) hanno scoperto che la regione del cervello (la corteccia prefrontale mediana) dove viene conservata e richiamata la memoria del nostro passato serve anche da centro di raccolta della musica che ci è familiare e delle emozioni che ci ha fatto vivere. Quest’area è una di quelle che si deteriorano più lentamente e questo forse spiega perché la musica è in grado di stimolare profondamente gli anziani ed anche i malati di Alzheimer. Tali ricerche, quindi, dimostrano che la musica è uno strumento privilegiato nel tenere viva in queste persone la plasticità cerebrale e quindi nel riattivare aspetti specifici dell’attività mentale: funzioni cognitive elementari legate all’attenzione, alla percezione e alla memoria. Anche lo stesso Oliver Sacks, nel suo ultimo libro “Musicofilia” afferma che la musica attiva il rilascio di sostanze chimiche nel cervello in grado di influire sull’umore e su emozioni e ricordi da tempo perduti. Questo testo di Delicati (una vera e propria ricerca), ancora attuale sull’argomento canto-ricordi, è la storia di un’esperienza che testimonia come interventi come questo aiutino a contrastare il decadimento e il deterioramento fisico, mentale e psicologico di anziani ricoverati. Questo testo “è – come scrive l’autore – la storia di un’esperienza vissuta assieme agli anziani di una casa-albergo, sui settanta-ottanta anni. È la narrazione di un viaggio nelle terre dei ricordi e della memoria, seguendo le “vie dei canti”, una sorta di viaggio rituale nel quale il canto, stimolo per la rievocazione di altri canti e di ricordi ad essi collegati, non ha mai rappresentato un fine in sé, ma un mezzo per entrare in contatto con il proprio mondo interno, valorizzando l’elemento comunicativo e simbolico e l’interscambio nel gruppo”. Nell’esperienza gli anziani di una casa-albergo vengono invitati a narrare la propria storia, la storia di sé, della propria gente, del proprio paese, facendola riemergere attraverso i ricordi personali e soprattutto attraverso il canto. L’ipotesi di lavoro musicoterapico si sviluppa quindi nella relazione tra canto e narrazione, dove il canto è considerato nella sua dimensione simbolica e semantica come linguaggio degli affetti, delle emozioni e della memoria, come stimolo per veicolare ricordi offuscati e come mezzo che può creare la motivazione al narrare. L’autore pone alla base del progetto di ricerca il valore della memoria, l’efficacia del canto, la funzionalità della narrazione. “Il tutto non per dimostrare una teoria, ma come strumenti da adattare e da reinventare ‘in situazione’, raccogliendo da vari ambiti disciplinari (letteratura, etnomusicologia, pedagogia, psicologia, ecc.) idee, spunti, suggestioni metodologiche da piegare ai bisogni, ai desideri, ai ricordi, ai sogni di un gruppo di anziani che sembravano destinati solo a sopravvivere all’interno di una istituzione” (dalla presentazione di Mario Piatti). Il libro documenta l’esperienza, descrive una metodologia complessa, informa su situazioni e materiali, rimanda a teorie più o meno formalizzate, invita a riflettere. Ma soprattutto ci racconta di come il lavoro musicoterapico “rianimi” gli anziani, li aiuti a sviluppare le loro potenzialità espressive o comunicative, li aiuti ad uscire dal loro stato di apatia, di rassegnazione e di frustrazione, facendoci partecipi di una “freschezza giovanile” che gli ospiti della casa-albergo di Perugia hanno saputo ritrovare ed esprimere. Quali sono le fonti ispiratrici di questa ricerca? Innanzitutto il romanzo di Bruce Chatwin “Le vie dei canti”, la cui grande forza evocativa ha ispirato le premesse teoriche di questa ricerca, e l’opera letteraria di Marcel Proust (sul ruolo della memoria involontaria); un ruolo fondamentale è svolto dai lavori di Bèla Bartòk nel campo dell’etnomusicologia, di Erving Polster nell’ambito della psicologia della Gestalt e della valorizzazione terapeutica del raccontarsi, della musicoterapia in ambito geriatrico con le esperienze di Helen Odell, Juliette Alvin, Ruth Bright, Susan Munro, Silke Jochims. Nel primo capitolo viene preso in esame il processo di invecchiamento con particolare attenzione agli aspetti psicologici, al problema dell’istituzionalizzazione ed al fenomeno della depressione che colpisce i vecchi ricoverati nelle case di riposo. Nel secondo e nel terzo capitolo vengono delineate la realtà problematica nella quale si è operato, la scelta degli strumenti di intervento e l’impianto metodologico del lavoro musicoterapico centrato sul canto e la narrazione. Particolare attenzione è stata data al meccanismo del recupero memoriale attraverso il canto considerato come chiave di accesso per recuperare i ricordi, alla memoria involontaria capace di recuperare il passato per vie irrazionali, alle risonanze affettive della musica e alla funzione evocativa del canto. Nel quarto e nel quinto capitolo vengono presentate le attività svolte con i canti, con particolare attenzione al processo di reminiscenza delle canzoni e ai richiami tra queste e i ricordi. Il sesto capitolo contiene la verifica, le valutazioni e la conclusione del lavoro stesso. Il testo si conclude con un’appendice con le trascrizioni di alcuni canti e con una ricca e approfondita bibliografia ragionata sui temi della vecchiaia e dell’invecchiamento, della psicogeriatria, della depressione e nostalgia, della musicoterapia con gli anziani, della memoria, della reminiscenza e della narrazione, dell’animazione e della comunicazione toccati nel corso dei vari capitoli.

Per ordini indirizzare a:
CEP Sezione Musica Pro Civitate Christianavia Ancajani n°3 – 06081 Assisi (PG)
(spedizione in contrassegno €.10,33 + spese spedizione)

Per contattare l’autore: fdelicati@yahoo.it

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Vol III n.9

Delicati Francesco Il canto fa venire fuori il paese più in fretta (Pro Civitate Christiana, Assisi, 1997)

Il libro narra la storia di un’esperienza vissuta assieme agli anziani di una casa-albergo, prevalentemente sui settanta-ottanta anni. È la narrazione di un viaggio nelle terre dei ricordi e della memoria, seguendo le “vie dei canti”, una sorta di viaggio rituale nel quale il canto, stimolo per la rievocazione di altri canti e di ricordi ad essi collegati, non ha mai rappresentato un fine in sè, ma un mezzo per entrare in contatto con il proprio mondo interno, valorizzando l’elemento comunicativo e simbolico, e l’interscambio nel gruppo. È la storia di un insieme di persone che sono diventate gruppo con un saldo legame affettivo, un gruppo che manifesta capacità autonoma di attivazione, di curiosità e di attenzione verso le novità.

Una delle prime esperienze documentate di musicoterapia con anziani in Italia.
Un libro che non può mancare nella bibliografia di chi lavora con la musicoterapia e gli anziani.

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Vol III n.8

Con firma di Gian Ugo Berti un articolo pubblicato nel sito Online di repubblica.it.
Per visualizzare l’articolo
http://canali.kataweb.it/salute/2009/12/17/alzheimer-la-musicoterapia-puo-risvegliare-i-ricordi/?h=0
nella sezione Salute del giornale Online.

Altri articoli sulla medesima tematica su repubblica.it

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/08/13/da-vivaldi-ai-ritmi-tribali-la-musica.html

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/08/13/uso-le-canzoni-di-una-volta-come.html

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/12/18/canti-di-natale-che-curano-la.html

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Vol III n.7

All’indirizzo http://bibliomediateca.santacecilia.it/bibliomediateca/cms.view?munu_str=0_1_0_5&numDoc=128 un interessantissima biblioteca di fonti musicali registrate negli anni passati (fin dal 1945) dal Centro Nazionale di Studi di Musica Popolare una fonte bibliografica fra le più interessanti in Italia nel campo della Etnomusicologia. Le campagne del Centro Nazionale di Studi di Musica Popolare e successivamente degli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia di Santa Cecilia costituiscono il nucleo informativo di questa base dati. Uno strumento per ascoltare le fonti registrate nei luoghi di origine, i timbri vocali, che hanno permeato l’identità sonora musicale dei nostri Anziani e poterne meglio comprendere l’identità sonoro musicale (Iso).

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Nuova sezione Eventi

Vol III n.6

Inserita una nuova sezione Eventi all’interno della rivista per la notifica di Convegni, Mostre, Seminari ecc ecc.
La rivista acquista definitivamente un nuovo volto, con servizi integrati dinamici (Wiki, network, chat), con aree di ricerca tematiche (motore di ricerca Ding, area link), area Eventi, e ovviamente gli immancabili articoli della rivista scritti da differenti autori. A breve l’attivazione e la presentazione  dell’area Formazione Online.
Prosegue la volontà di rendere questa rivista un luogo dinamico di apprendimento e di conoscenza in cui i visitatori diventano protagonisti. Nei prossimi mesi ancora molte novità………

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