Vol III n.46

Articolo completo su http://www.caring.com/interviews/concetta-tomaino-about-music-therapy-for-alzheimer-s-patients
By Camille Peri, Caring.com features editor
Music can literally work wonders for people with Parkinson’s, dementia, or strokes.
A leading music therapist talks about how caregivers can make the best use of it……..

read more

Condividi nei circuiti network:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • del.icio.us
  • Print
  • Technorati
Vota articolo con preferenza da 3.00 a 5 stelle

Articoli collegati

Musicoterapia-anziani.eu – Rivista Online

Vol III n.45

Condividi nei circuiti network:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • del.icio.us
  • Print
  • Technorati
Vota articolo con preferenza da 3.00 a 5 stelle

Articoli collegati

Musicoterapia-anziani.eu – Rivista Online

Vol III n.44
La rivista è stata rinnovata, potete trovare Online nuovi servizi e nuove aree interattive. A breve l’avvio della piattaforma e-learning (formazione a distanza) DISCENTES ideata da Stefano Centonze e Roberto Bellavigna e progettata dell’ Istituto di Arti Terapie e Scienze Creative di Lecce, inserita all’interno del Network denominato CIRCOLO VIRTUOSO, di cui l’associazione fondatrice fa parte. La piattaforma ospiterà corsi per varie categorie di operatori, professionisti, imprenditori, studenti, ecc… In Settembre l’avvio di un corso Online di approfondimento sulla Musicoterapia Anziani con dispense Online, area internet di autoapprofondimento e discussione, collegamenti video in diretta, servizi  speciali online riservati agli studenti.
Su www.discentes.it in Settembre verranno pubblicati i dettagli del corso.

Continuate a visitarci e a rimanere aggiornati con le proposte della rivista.

Condividi nei circuiti network:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • del.icio.us
  • Print
  • Technorati
Vota articolo con preferenza da 3.00 a 5 stelle

Musicoterapia-anziani.eu – Rivista Online

Vol III n.43

Condividi nei circuiti network:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • del.icio.us
  • Print
  • Technorati
Vota articolo con preferenza da 3.00 a 5 stelle

Musicoterapia-anziani.eu – Rivista Online

Vol III n.42

In occasione della XVII Giornata Mondiale Alzheimer, 21 Settembre 2010, la Federazione Alzheimer Italia organizza il convegno aperto al pubblico dal titolo: “Alzheimer. E’ tempo di agire insieme!!” Proposta per una rete nazionale di orientamento per i malati e i loro familiari La Federazione Alzheimer Italia propone una rete nazionale di orientamento: i familiari dei malati di Siracusa hanno diritto ad essere informati come quelli di Milano.

Sulla base del primo censimento e valutazione dei servizi di assistenza e cura ai malati in Lombardia, realizzato dalla Federazione Alzheimer Italia in collaborazione con l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano č stata creata ed č online sul sito www.alzheimer.it la banca dati delle strutture in Lombardia.

La Federazione Alzheimer Italia, a conferma della sua funzione di “ponte” fra i bisogni dei malati di Alzheimer e il sistema pubblico dei servizi di cura e assistenza, propone di avviare una collaborazione concreta mettendo a disposizione delle Istituzioni regionali il progetto e le relative procedure, replicabili in tutte le Regioni italiane, per realizzare una rete di orientamento uniforme su tutto il territorio nazionale: dalla Sicilia alla Lombardia..

21 settembre ore 09.00-13.30 Sala delle Colonne, Banca Popolare di Milano Via San Paolo, 12 – Milano

La partecipazione č gratuita. Si prega confermare a Segreteria Organizzativa: tel. 345.90.25.573, e-mail: info_convegno@libero.it

Per ulteriori informazioni: www.alzheimer.it.

Condividi nei circuiti network:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • del.icio.us
  • Print
  • Technorati
Vota articolo con preferenza da 3.00 a 5 stelle

Musicoterapia-anziani.eu – Rivista Online

Vol III n.41

Dall’archivio articoli del sito www.pamonline.it
Dal 1999, all’interno del progetto dell’Associazione A.M.A.T.A. di sperimentazione di un centro diurno per persone anziane affette da demenza, è stata inserita la musicoterapia, affiancata dalla terapia di riattivazione globale (supportate in una seconda fase da ginnastica dolce e laboratorio di manualità). Quattordici le persone coinvolte, con un’età media di 65-70 anni e con un grado di Demenza di Alzheimer lieve-medio e moderatamente severo. Durata dell’intervento: un mese e mezzo con una frequenza di tre incontri settimanali per ogni terapia di riattivazione, nei periodi: febbraio/marzo e maggio/giugno 1999, febbraio/marzo e maggio/giugno 2000. La struttura di ogni incontro prevedeva una progressione nelle proposte, con un’attività musicale iniziale più calma e con minore coinvolgimento (l’ascolto di canzoni e brani musicali registrati) seguita da un’attività più coinvolgente e partecipante (il cantare in gruppo) per andare poi verso esperienze musicali sempre più coinvolgenti, sia a livello fisico che emozionale (il suonare strumenti a percussione, le sequenze ritmiche o la danza) per chiudere con un ritorno ai tempi lenti dell’inizio. Nella prima fase di ogni incontro si iniziava con l’ASCOLTO di brani registrati: di musica classica, operistica, folklorica e soprattutto di canzoni del repertorio di musica leggera italiana e di canzoni popolari, in versione originale. I malati venivano incoraggiati, con modalità non-verbali, a cantare, e in modo spontaneo loro stessi cercavano di riconoscere il motivo e indovinarne il titolo dopo l’ascolto delle prime note, cantavano sulla voce dei cantanti o negli intermezzi strumentali. In una fase successiva si passava al CANTO A VIVA VOCE DI CANZONI CON ACCOMPAGNAMENTO DI CHITARRA. Il fare musica dal vivo aumentava il livello di partecipazione e di coinvolgimento, anche in termini di mobilizzazione di maggiore energia. Inoltre consentiva al musicoterapeuta di adattarsi al tempo del cantore, rallentando o velocizzando l’esecuzione, cambiando registro, improvvisando soluzioni musicali particolari. Si trattava di canzoni del repertorio di musica leggera italiana e di canzoni popolari. Modalità concrete del cantare canzoni: il cantare in gruppo, la struttura solista/coro, il cantare con accompagnamento di piccoli strumenti a percussione. La terza e quarta fase di ogni incontro prevedevano diverse attività centrate su un maggiore coinvolgimento gestuale-motorio, che venivano scelte alternativamente, a seconda dei loro potenziali effetti, dei bisogni che esprimevano i partecipanti direttamente o che venivano colti dal musicoterapeuta:

- il MUOVERSI CON GESTI STRUTTURATI IN SEQUENZE RITMICHE. Con musiche registrate utilizzate come base (brani caratterizzati da semplicità di forma e da riconoscibilità) venivano realizzate sequenze ritmico-motorie con gesti e movimenti ritmici precisi (ad es.: battito di mani, delle mani sulle cosce e il battere i piedi); passaggio più complesso: movimenti degli arti alternati: sia mani, che piedi, che cosce, con l’obbiettivo di coordinare il movimento secondo il ritmo e l’alternare il movimento di un arto con quello dell’arto controlaterale;

- il SUONARE STRUMENTI A PERCUSSIONE (maracas, legnetti, triangoli, tamburello, tamburo) usati per accompagnare sia canzoni che brani strumentali (in forma spontanea o con battito di tempo regolare, di misura e di particolari figurazioni ritmiche); usati pure sotto forma di improvvisazione strumentale collettiva spontanea e abbozzi di dialogo sonoro;

- il BALLO sia libero che sotto forma di semplici DANZE POPOLARI con i seguenti obbiettivi: coordinare il movimento secondo il tempo musicale; favorire la capacità di sapersi organizzare spazialmente, di adattarsi allo spazio, al tempo, alle regole, alla presenza di altre persone e di destreggiarsi tra varie posizioni spaziali; favorire una certa destrezza e la capacità di controllo del proprio corpo.

Nel momento finale, destinato alla CHIUSURA dell’incontro, si ridava spazio a brani melodici per ristabilire l’energia a livelli più bassi e preparare le persone al distacco. Era il momento del saluto, a volte segnato da canzoni di arrivederci. La finalità di questa strutturazione era quella di far entrare le persone nel clima dell’incontro, costruendolo lentamente insieme, in modo tale da favorirne la massima partecipazione ed espressione. Nel setting di musicoterapia si è fatto ricorso alla complicità nel gioco e nella comunicazione, perché l’affetto e il ricorso all’ironia ritempra lo spirito e suscita il buon umore e soprattutto l’esperienza di piacere stimola l’energia vitale e il desiderio di vivere. L’impatto della musicoterapia con il gruppo degli anziani affetti da demenza è stato molto positivo soprattutto per il miglioramento del tono dell’umore, per la capacità di relazione con gli altri e per la motivazione ad intraprendere nuove attività. L’azione terapeutica, in alcuni casi, ha consentito l’espressione comunicativa e la capacità di trasferire a livello simbolico il significato delle esperienze fatte. Pensiamo a quando i malati hanno sottolineato gli effetti benefici del fare musica assieme e il potere della musica di “dar nuova vita” o di “rifare nuove” le persone. Emblematiche, a tale proposito, alcune loro affermazioni legate alla metafora della crescita, come quella di una signora, che alla fine del primo incontro di musicoterapia, ha definito quanto appena fatto con la frase: “È come se fosse che ti sboccia un fiore!”. L’immagine dello sbocciare del fiore, utilizzata per esprimere il senso di “fioritura”, di apertura e di trasformazione dei malati, rappresenta simbolicamente il rimettersi in moto della vita dentro di sé. In senso sonoro-musicale è lo stare dentro alla vita convibrando, è il riscoprire un “corpo vibrante” di emozioni. Dal punto di vista delle caratteristiche musicali, il cantare è stata l’attività più praticata, quella più familiare e benaccetta, che consentiva anche di esibirsi in assolo. L’ascolto e il canto a viva voce di canzoni portavano i malati a muoversi a tempo di musica, coinvolgendo tutte le parti del corpo, e li spingevano anche a parlare: la verbalizzazione riguardava le impressioni suscitate dall’ascolto e gli elementi costitutivi del brano, oltre all’emersione di ricordi personali legati a momenti cruciali della propria vita: il lavoro, la guerra, le figure familiari, gli amori, ecc. Anche se frammentari, i ricordi avevano spesso una forte connotazione emotiva. Il piacere di suonare uno strumento e di battere e di percuotere diverso dal semplice e solito battito di mani, è stata una scoperta imprevista. Così pure il piacere di “fare ginnastica con la musica” e di muoversi liberamente senza consegne su stimolo musicale. La musica è stata un supporto ed una spinta per la mobilizzazione attiva, favorendo anche il controllo motorio. Uno dei risultati più positivi assolto dalla musica è stato il riapprendimento di una destrezza menomata in seguito alla malattia d’Alzheimer: è il caso di Bruno che, dopo anni è tornato a suonare di nuovo il suo strumento in una situazione di piccolo gruppo musicale, prendendo sempre più confidenza con lo strumento, fiducia in se stesso e nel gruppo che l’ascoltava. La musica, inoltre, ha facilitato l’apprendimento o l’ampliamento di nuove competenze musicali per compensare e arricchire quelle menomate: pensiamo all’attiva e creativa esplorazione dei piccoli strumenti a percussione. Infine, da non trascurare il recupero della familiarità con conoscenze fattive ormai dimenticate o attività abbandonate da molti anni, come il muoversi su stimolo musicale e la pratica del ballare. Altri effetti positivi della musicoterapia: la partecipazione attiva alle attività proposte, con un coinvolgimento, un entusiasmo e un investimento emotivo davvero ammirevoli; spirito di iniziativa; espressione di sentimenti e di idee; buon livello di comunicazione, di capacità di relazionarsi e di legarsi in senso affettivo con gli altri; consapevolezza nei malati di ciò che stavano facendo o di ciò che stava succedendo. È sembrato, inoltre, che l’attività di musicoterapia abbia consentito ai malati di allentare l’attenzione su se stessi e i propri disturbi, allontanando pensieri negativi: c’è stata, infatti, una caduta e una diminuzione degli stereotipi (riso isterico, paura di sbagliare e di essere giudicato, logorrea, ripetizione ossessiva di uno stesso ricordo, atteggiamenti di resistenza, di opposizione e di critica alle novità). Il clima disteso, di cooperazione e di coesione tra i partecipanti, il condividere la stessa esperienza musicale, il ruolo unitivo svolto dal canto e dalla musica, hanno favorito un’attenuazione (se non regressione) della paura di non essere accettati, il poter convivere con la propria difficoltà senza preoccuparsi del giudizio altrui, mettendo a tacere anche l’ansia emergente legata a tali difficoltà. Varie persone hanno apertamente dichiarato le proprie difficoltà nel recuperare ricordi o nel ricercare la parola giusta. Qualcuno ha pure raccontato gli episodi in cui era insorto ed emerso il proprio problema. Miglioramenti nel tono umorale e nella motivazione nelle attività domestiche sono stati segnalati nell’ambiente familiare. Da non trascurare, inoltre, l’aiuto e il sollievo per i familiari dei malati e la riduzione del problema dell’isolamento sociale: per molte persone è stato positivo fare questa attività con una cadenza trisettimanale per spezzare il loro isolamento; alcuni di loro, infatti, lamentavano spesso di stare da sole in casa, di non avere scambi. Le attività musicoterapiche nel centro diurno sono sembrate costituire, quindi, un tempo ricco di senso e di significati; paradossalmente anche la scarna e angusta stanza delle attività musicali, è sembrata essere un luogo “positivo” contrapposto allo spazio “di solitudine” della propria casa; un luogo libero, spontaneo, nel quale è possibile avere rapporti con altre persone, fatti di accoglienza, di interesse reciproco, di scambi e di condivisione di qualche esperienza; un luogo dove qualcuno ci dormirebbe pure, un luogo dove “siamo felici e tranquilli qui perché non pensiamo a niente”, dove addirittura “è troppo de lusso sentì la musica”, dove grazie alla musica “van via tutte le malinconie”, “van via tutte le cose e resta la musica”, la musica soltanto.

(tratto da A.M.A.T.A. UMBRIA INFORMA Foglio periodico di collegamento interno all’Associazione Malati Alzheimer Telefono Alzheimer, n°8, gennaio-aprile 2001, numero speciale dedicato alla musicoterapia).

Francesco Delicati

Condividi nei circuiti network:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • del.icio.us
  • Print
  • Technorati
Vota articolo con preferenza da 3.00 a 5 stelle

Musicoterapia-anziani.eu – Rivista Online

Vol III n.40

Negli ultimi decenni molte ricerche hanno dimostrato con una certa coerenza come più a lungo si studi nella prima parte della propria vita più basso sia il rischio di sviluppare demenza in terza età. Tuttavia, uno studio recente realizzato in collaborazione da un team di ricercatori Inglesi e Finlandesi ha riscontrato, grazie ad un’indagine post mortem, come entrambi le categorie di persone, sia quelle che avevano ricevuto una maggiore istruzione che quelle che non avevano studiato, presentassero gli stessi segni di demenza nel cervello, vale a dire avessero sviluppato lo stesso livello della malattia, nonostante ne manifestassero i sintomi in modo diverso. Rebecca Wood, amministratore delegato dell’Alzheimer’s Research Group ha spiegato: “Durante la demenza le proteine si accumulano nel cervello e le cellule nervose vengono danneggiate. Questa ricerca sugge risce che lo studio non è in grado di fermare tale fenomeno ma permette al cervello di affrontare meglio questo processo e ne allevia l’impatto”. “Le ragioni di questa differenza non sono ancora note”, aggiunge la dottoressa Ruth Sutherland, amministratore delegato dell’Alzheimer’s Society, “forse le persone che studiano più a lungo sviluppano una maggior adattabilità ai cambiamenti associati alla demenza, oppure riescono a trovare il modo per meglio gestire o nascondere i propri sintomi più a lungo, ma il messaggio, in ogni caso, sembra essere lo stesso, studiate il più a lungo possibile.”

(BBC News, 26 luglio 2010)

Condividi nei circuiti network:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • del.icio.us
  • Print
  • Technorati
Vota articolo con preferenza da 3.00 a 5 stelle

Articoli collegati

Musicoterapia-anziani.eu – Rivista Online

Vol III n.39

Un’azione, il suo contesto, l’ambiente. Che rapporto lega azione e ambiente? Questo ambiente condiziona quello che stiamo facendo e in che modo?In ogni pratica dove c’è di mezzo la parola “terapia”, non si sottovaluta mai l’ambiente dove si agisce, anzi, talvolta assume un aspetto dominante nella cura. Così anche in musicoterapia tutti gli aspetti che riguardano un incontro (luogo, orario, costo, ecc.) sono presi attentamente in considerazione e si parla di “setting”. Lo spazio fisico e la sua organizzazione hanno gran peso e ne parlano un po’ tutti i manuali. La funzionalità dell’ambiente all’attività svolta (dimensioni, forma, qualità acustica), la presenza di elementi che rendano riconoscibile il carattere dell’incontro (strumenti musicali), l’assenza di elementi che possano avere significati non coincidenti con l’oggetto del trattamento (colori, foto, pitture), la delimitazione rispetto ad altri spazi dove si fanno altre cose. Alcuni testi importanti indicano come requisito l’isolamento acustico da e verso l’esterno. In un centro per anziani sarebbe ideale avere una stanza con tutte queste caratteristiche (improbabile nella situazione economica attuale dei servizi), luogo che tornerebbe utile anche al musicoterapista che vedrebbe oltretutto consolidata l’immagine della propria professionalità (quello che ha la sua stanza). Mi sono posto in merito un paio di domande. Lavoro con una persona disorientata la cui patologia potrebbe essere malattia di Alzheimer. Non parla, non ha molte possibilità di scegliere quello che preferisce. Che faccio, la allontano da un ambiente dove forse è riuscita a trovare qualcosa di vagamente familiare e la porto nella stanza isolata acusticamente (quindi piuttosto disorientante)? Se svolgo un’attività isolata non rischio di perdere legami e continuità con quello che la persona vive quando è fuori della stanza? Sarà quindi giusto allontanarla da quel contesto comunque suonante e risuonante che sarà ben diverso da quello offerto nel mio incontro (breve)? Ecco come sono giunto ad avvicinarmi al concetto di “setting itinerante”. Una definizione che ha del paradosso essendo riferita a qualcosa che in principio è estremamente rigido, invariabile, precostituito, cornice stabile di un evento dinamico. Assumiamo come setting anche la cornice abituale in cui vivono le persone, un ambiente quotidiano fatto di strutture architettoniche, luci, arredamenti, ritmi delle varie attività e naturalmente di altre persone. Andiamo oltre, facciamo vibrare questa cornice, rivolgiamole i nostri suoni determinando un processo di armonizzazione che non riguarda esclusivamente l’ospite. Un semplice corridoio dopo che ci abbiamo cantato “è un’altra cosa” (lo dicono i suoi abitanti).  Suoni e musiche saranno inoltre calibrati sulla vita effettiva delle persone, su quello che si coglie stando nei loro spazi, parlando con chi le vede tutti i giorni pulendo loro la camera o servendo loro da mangiare. Il personale assistenziale potrà dal canto suo prendere atto di come la persona appaia in una condizione diversa dal solito, osservare una persona che si sta esprimendo.
“Il carrello della musica” Un elemento riconoscibile che definisce il contesto nei diversi momenti delle attività itineranti: un carrello di legno con tre ripiani sul più alto dei quali troneggia un vecchio grammofono di legno col diffusore a tromba dorata. Un mini impianto hi-fi, una chitarra, alcuni strumenti a percussione, almeno un tamburo grande,  dischi, cassette, spartiti,  saxofono personale e in alcuni casi un  riproduttore per dischi a 45 e 78 giri. Un collega (S. Iacopozzi), ha introdotto una variante aggiungendo un apparecchio a batterie per riprodurre musica. In questo modo può fare musica anche durante gli spostamenti, evocando ad esempio il suono di una banda di paese che si avvicina o allontana. Ilsetting viene proposto ancor prima di apparire visivamente. La mobilità inoltre consente, come sostiene un altro collega, Luca pozzi (Abbiategrasso, MI, conferenza del 29/9/2001),  di rispecchiare in musica un comportamento tipico della malattia di Alzheimer, il wandering. L’accompagnamento musicale di quello che viene definito “girovagare afinalistico” di queste persone dà loro dei punti di riferimento, un ritmo che aiuta anche noi nella ricerca di un senso di un’azione che ne appare priva.
Giacomo Downie casa di riposo “Il Gignoro” Firenze Articolo pubblicato sul sito www.pamonline.it

Condividi nei circuiti network:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • del.icio.us
  • Print
  • Technorati
Vota articolo con preferenza da 3.00 a 5 stelle

Musicoterapia-anziani.eu – Rivista Online

Vol III n.38

Il Polo Cittadino della Salute di Torino è un luogo destinato alla Comunità, dove persone e organizzazioni possono confrontarsi ed essere parte attiva di un percorso di promozione della salute. La Salute “in comune” è un appuntamento che si rinnova anche quest’anno affinché lo “star bene” sia un valore condiviso, che va salvaguardato attraverso corrette scelte individuali e appropriate azioni pubbliche.  Il Centro Maderna , per l’edizione di quest’anno, è stato chiamato a partecipare con un intervento da parte della Dott.ssa Anna Maria Melloni – direttrice del centro – sul tema: “Prendersi cura: lampi di verità da cinema e narrativa.Il sostegno all’attività dei Caregivers attraverso strumenti di formazione innovativi”, utilizzando brani tratti da “Il diario di Jane Somers” di Doris Lessing e alcuni spezzoni di film tratti dal dvd che il Centro Maderna ha curato nell’ambito del progetto Europeo Ring (www.comune.torino.it/pass/ring)  L’evento avrà luogo giovedì 15 luglio, ore 17.00, presso i Giardini Reali Inferiori, Corso S. Maurizio 4, Torino  Locandina della manifestazione disponibile su www.centromaderna.it nella sezione news

Condividi nei circuiti network:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • del.icio.us
  • Print
  • Technorati
Vota articolo con preferenza da 3.00 a 5 stelle

Musicoterapia-anziani.eu – Rivista Online

Vol III n.37

Articolo presente nell’archivo del sito www.pamonline.it Articolo di Giacomo Downie

Come annunciato traccerò una sintesi dell’esposizione dell’esperienza di Francesco Delicati che ho già pubblicato nel 1993 nel giornale della mia casa di riposo ; il paragrafo “Verifiche e valutazioni” è qui riportato per esteso. L’attività veniva svolta in gruppi di 8-12 anziani. Lo spunto di partenza fu casuale: il rintocco della campana di una chiesa vicina al luogo dove Delicati faceva musica con gli anziani. Da qui il via a un’attività di narrazione “quali erano i suoni che c’erano una volta e che adesso non si udivano più?” Il primo ad emergere alla mente degli anziani fu quello delle campane con il suo effetto di scandire le varie fasi della giornata. Alcuni anziani evidenziarono la sua funzione di “segnale”, la differenzazione del tocco a seconda della situazione e dell’avvertimento che doveva dare. Fu quindi sottolineata la “sparizione” o comunque la diminuizione del suono delle campane dovuta alla crescita del rumore ambientale, alla perdita delle finalità originarie o dell’attenzione ad essa “tanto tutti hanno l’orologio”. Successivamente vennero fatte ascoltare registrazioni del suono in tre diverse situazioni: a festa, a lutto e durante il temporale. Gli anziani colsero la diversità dello scampanio prestando particolare attenzione per il suono della “malacqua”. La campana nella tradizione popolare faceva parte di un complesso di scongiuri fatti per allontanare, fra le altre cose, anche il temporale. Sull’esempio del suono delle campane e delle sensazioni legate ad esso nacque un confronto sui suoni che piacevano di più e “quelli che non vi piacevano per niente”. Dai ricordi emerge l’uso di uno strumento il “crepitacolo”. Il ripresentarlo agli anziani è motivo di nuove narrazioni. Le attività proseguirono con la proposta di nuove situazioni-stimolo legate al tema della campana: la registrazione di frammenti di canti che parlano di campane ricordati dagli anziani; la successiva esecuzione con accompagnamento; l’invenzione di parole su un frammento melodico sulla campana; l’ascolto di canzoni sullo stesso tema tratte dal repertorio della canzone italiana; la registrazione di filastrocche e storie sulla campana e sul suo simbolismo sessuale; presentazione e improvvisazioni su campane tubolari; incontro e intervista con campanaio.

Verfiche e valutazioni

L’esperienza fatta conferma l’importanza del suono come linguaggio sociale della cultura di ciascuno e del gruppo e come linguaggio degli affetti, delle emozioni e della memoria. Questo è estremamente vero per il suono della campana, evento sonoro carico di contenuti simbolici e di significati, vera “impronta sonora” (Murray Shafer), uno di quei suoni peculiari verso i quali gli anziani hanno un atteggiamento, un attaccamento e una capacità di riconoscimento particolari. Si può dire che questo suono, di per sé semplice, ma al tempo stesso eterogeneo e complesso, è stato il vero e proprio contenitore delle varie esperienze proposte sulla campana. Grazie ad esso gli anzian hanno vissuto un’esperienza di coinvolgimento, di partecipazione e di contatto; lo testimonia il piacere provato nel raccontare, il risveglio della curiosità e dell’interesse, il miglioramento delle proprie capacità di socializzazione e di integrazione nel gruppo, il protagonismo e il recupero di un ruolo attivo e propositivo. In modo particolare, suscitata dall’ascolto dei suoni, la narrazione ha consentito agli anziani di raccontare le proprie esperienze in un clima di condivisione e di ascolto: non a caso un aspetto dell’esperienza narrativa è stato quello di un “sano contagio” tra i membri del gruppo che si è tradotto in una collaborazione e in uno scambio reciproco di ricordi e di esperienze. Il gruppo ha funzionato come cassa di risonanza, e come contesto che ha favorito la partecipazione di tutti: ciascuno ha potuto far emergere la sua identità, aprendosi all’esperienza secondo i propri tempi, rispecchiandosi e identificandosi in quello che diceva l’altro, attraverso il legame analogico, l’associazione e la dialettica del contrasto. Per quanto riguarda infine, l’interazione operatore-soggetto, ho fatto semplicemente da tramite tra la proposta e gli anziani, raccogliendo gli stimoli e i suggerimenti che venivano da loro, guidandoli nel percorso rievocativo e lasciandomi guidare a mia volta da loro. Dal punto di vista professionale e umano questa esperienza è stata per me molto significativa, e di essa sono grato agli anziani soprattutto per aver ritrovato con loro un pezzo della mia storia e delle mie radici.

Condividi nei circuiti network:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • del.icio.us
  • Print
  • Technorati
Vota articolo con preferenza da 3.00 a 5 stelle

Articoli collegati

Musicoterapia-anziani.eu – Rivista Online

Vol III n.36
In un paese con il 20% di anziani e in cui si prevede di avere 13milioni di over 65 nel 2020 (dati Istat) affrontare il tema dell’invecchiamento anche come opportunità di lavoro è un imperativo. Il Pietro Piumetti di CSAC, sottolinea che spesso si pensa che le persone siano preparate ad affrontare la vecchiaia, in realtà non è così, sarebbe necessario sin da giovani preparasi al cambiamento, prendendo confidenza con la trasformazione che ci traghetta verso la terza età. Col passare degli anni è inevitabile confrontarsi con il cambiamento fisico, con l’aumentare dei lutti, la perdita del lavoro che è anche sinonimo di ruolo sociale, le ferite, la frustrazione fanno sì che spesso l’anziano si comporti da malato. Saper metter in campo e essere professionalmente aiutati a contrastare la nuova situazione serve a vivere meglio e con maggiore equilibrio questa fase della vita. Partendo da queste valutazioni la SSF Rebaudengo, sede piemontese dell’Università Pontificia Salesiana, insieme con il Consorzio Socio Assistenziale del Cuneese che da anni ha sviluppato un metodo chiamato Palestra di Vita, ha organizzato un corso di perfezionamento universitario in Psicologia dell’invecchiamento. Dal punto di vista professionale e occupazionale è importante sottolineare che in Piemonte le norme regionali (DGR 17/2005 e DGR 25/2009) prevedono il sostegno di “supporto psicologico professionale” nelle strutture di accoglienza di anziani per gli ospiti non autosufficienti. Il corso nasce proprio per dare una qualifica a coloro che sono chiamati a ricoprire questo ruolo. Partirà ai primi di ottobre a Cuneo: iscrizioni prima della pausa estiva su rebaudengo.it (segreteria 011.2340083)

Condividi nei circuiti network:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • del.icio.us
  • Print
  • Technorati
Vota articolo con preferenza da 3.00 a 5 stelle

Musicoterapia-anziani.eu – Rivista Online

Vol III n.35
STAGE INTENSIVO DI STUDIO MUSICOTERAPIA – ANZIANI
“La Musica della Vita” Musicoterapia in struttura con Anziani, malati Alzheimer e ParkinsonRoma 4-5 Settembre 2010 Teatro Piccolo Re di Roma Via Trebula, 5, 00183 ROMA Docente: ROBERTO BELLAVIGNA

A CHI SI RIVOLGE Il corso vuole essere un approfondimento intensivo sulla tematica Musicoterapia Anziani. Possono partecipare allo Stage musicisti, operatori del sociale, medici, infermieri, fisioterapisti, insegnanti, insegnanti di sostegno, coordinatori struttura, psicologi, studenti di scuole di musicoterapia di nazionalità italiana o straniera. Non vi sono limiti d’età. Non è richiesta una competenza musicale specifica di base.

INTRODUZIONE Fin dagli anni 90 Roberto Bellavigna lavora stabilmente in strutture geriatriche con progetti di musicoterapia rivolti agli Anziani autosufficienti, malati di Alzheimer, malati di Parkinson. La casa di riposo “Rossi Sidoli” sede storica del lavoro di musicoterapia di Roberto Bellavigna è sede di incontri e di confronto verifica sulla tematica musica anziani che hanno prodotto negli anni Convegni, corsi di formazione e collegamenti con altre esperienze a carattere nazionale ed internazionale sul tema della valutazione in musicoterapia e sull’organizzazione di percorsi terapeutici musicali con anziani e malati di Alzheimer. Negli scorsi anni l’esperienza della Rossi Sidoli è stata illustrata ed è tuttora presente a convegni nazionali ed internazionali. Attualmente la rivista tematica www.musicoterapia-anziani.eu fondata da Roberto Bellavigna e di cui è direttore editoriale è punto di riferimento documentale e informativo sulla tematica Anziani Musicoterapia in Italia e all’estero.

DURATA E SVOLGIMENTO DEL CORSO Il masterclass si terrà nei maglifici locali del Teatro Piccolo Re di Roma in Via Trebula, 5, 00183 ROMA. Gli incontri alterneranno attività laboratoriali ad attività didattiche frontali che in ogni modo saranno condotte con esemplificazioni video.  Al termine del corso verrà consegnato attestato di partecipazione
Orario di lezione Sabato 10,00 13,00 – 14,30 18,30  Domenica 9,30 13,00 – 14,30 17, 30

Contenuti:

-Musicoterapia in casa di riposo organizzazione, valutazione, lavoro di equipe.

-Programmazione dell’intervento, anamnesi musicale, identità sonoro musicale.I bisogni e gli obiettivi del lavoro terapeutico.

-Musica movimento, Musica e animazione musicale.

-Musica, Alzheimer recupero cognitivo.

-Canzoni in terapia, Canto canzoni reminiscenza identità, la canzone creativa.

-Analisi Video sedute di musicoterapia (singoli e gruppi)

-Musicoterapia con anziani alla fine della vita. Accompagnare la vita con la musica.

-Setting di musicoterapia proposte e analisi attuative, pratica strumentale e dialogo sonoro, lo strumentario,

-Valutazione intervento, schede correlate.

DOCENTE DEL CORSO: Roberto Bellavigna www.robertobellavigna.it

Costi:
125 euro Numero massimo di partecipanti: 15, numero minimo di iscrizioni per l’attivazione del corso 6 partecipanti Il seminario verrà attivato al raggiungimento di una quota minima di partecipanti. In caso di adesione superiore alle 15 unità si programmerà un SECONDO incontro per i richiedenti fuori numero.

INFO E MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE Le richieste di partecipazione dovranno pervenire alla segreteria dell’ Associazione Arti e Suoni via fax o via mail con indicazione (nome cognome, recapito telefonico, indicazione professione) su carta semplice all’Associazione Arti e Suoni entro il 30 AGOSTO 2010 ai ricapiti dell’associazione sotto riportati. E’ possibile utilizzare il modulo di iscrizione generico presente sulla rivista www.musicoterapia-anziani.eu  I PAGAMENTI DELLE QUOTE E RETTE DOVRANNO PERVENIRE ENTRO E IL GIORNO DELL’INIZIO DEL MASTER A MEZZO DI BONIFICO BANCARIO O NORMALE BOLLETTINO POSTALE INTESTATO A ASSOCIAZIONE CULTURALE ARTI E SUONI C/C 84234186 ABI 07601 CAB 12700 IBAN: IT 02 B 07601 12700 000084234186 IMPORTANTE: Portare all’inizio corso copia del versamento effettuato Per tutte le info e iscrizioni: ASSOCIAZIONE CULTURALE ARTI E SUONI Via La Spezia, 177 – 43126 PARMA Tel. Fax : 0521 989315 – Cell 3477568402 Roberto Ughetti

Scarica Programma e scheda di iscrizione

Condividi nei circuiti network:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • del.icio.us
  • Print
  • Technorati
Vota articolo con preferenza da 3.00 a 5 stelle

Articoli collegati

Vol III n.34

Comunicazione e relazione Come gestire dialoghi e legami nel quotidiano Maria Menditto

Viviamo in un’epoca in cui tutto è mirato al successo, all’essere perfetti, a possedere qualità vincenti. Possediamo innumerevoli strumenti di comunicazione, eppure mai come al giorno d’oggi l’uomo si sente così solo, immerso, e perso, in un mondo dove potenzialmente tutto è alla portata di tutti. Questo libro nasce dall’intento di restituire la comunicazione agli individui come risorsa quotidiana, base sicura per far emergere nella vita di tutti i giorni forza d’animo, competenza, autostima, benessere e armonia. Con il preciso obiettivo di consolidare la sicurezza interiore e il senso di connessione e potenziare la capacità di relazionarsi, il testo offre delle linee guida per migliorare la vita della persona e la qualità dei rapporti con gli altri.

(Dal sito dell’editore)

Menditto Maria, “Comunicazione e relazione. Come gestire dialoghi e legami nel quotidiano”, Erickson, Gardolo (TN), 2010, 332 pp.

Condividi nei circuiti network:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • del.icio.us
  • Print
  • Technorati
Vota articolo con preferenza da 3.00 a 5 stelle

Vol III n.33

Notizia da www.centromaderna.it
Sarà questo il titolo del congresso organizzato dall’Università degli Studi di Milano e dalla Fondazione IRCCS Cà Granda, che si terrà sabato 18 Settembre 2010 presso l’Aula Magna dell’Università, in Via Festa del Perdono, 4 a Milano. L’evento, articolato in una serie di interventi a tema, tratterà argomenti quali la domanda sanitaria in Lombardia e il modello sociosanitario regionale, l’invecchiamento della popolazione, i disturbi della sfera affettivo-emozionale, i rischi cardiovascolari, lo stato cognitivo, la fragilità e la qualità della vita e l’anziano in Pronto Soccorso. L’iscrizione al convegno è completamente gratuita, ma è comunque necessario compilare la scheda di registrazione che può essere scaricata dal sito www.aimgroup.eu/2010/geriatria.

(Università degli Studi di Milano, 28 giugno 2010)

Clicca qui per maggiori informazioni

Condividi nei circuiti network:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • del.icio.us
  • Print
  • Technorati
Vota articolo con preferenza da 3.00 a 5 stelle

Vol III n.32

Dal mese di Novembre 2001 a Maggio 2002, è stata realizzata una attività di Musicoterapia con pazienti anziani.Gli incontri musicali si sono incentrati sull’ascolto e sul canto, la musica è sempre stata realizzata dal vivo senza l’ausilio di registratori o impianti stereofonici. Gli incontri musicali hanno avuto una modalità di gruppo, ad ogni incontro erano presenti dalle 10 alle 20 persone. Il repertorio dei canti proposti dal Musicoterapeuta era di tipo popolare. Gli anziani hanno partecipato con entusiasmo, molti di loro hanno cantato seguendo i testi delle canzoni, altri hanno ascoltato con attenzione. I canti sono stati seguiti da verbalizzazioni e discussioni di gruppo sui ricordi e sulle sensazioni emotive che le musiche suscitavano nelle persone. La musica ha permesso il riaffiorare di ricordi della loro giovinezza, l’intensità emotiva raggiunta in determinate situazioni è risultata molto coinvolgente. Soprattutto in alcuni pazienti privi della vista l’attività del canto è stata vissuta come un appuntamento settimanale importante dal punto di vista personale. Durante gli ascolti alcuni pazienti hanno sentito il bisogno di esprimere la carica vitale espressa dalla musica tramite il corpo, chi cercando di ballare, chi battendo il tempo con le mani. La Musicoterapia ha fini socializzanti importanti, è una occasione per ritrovarsi insieme e per esprimere i propri stati d’animo positivi e negativi. Il Musicoterapeuta deve creare quel “clima” ideale dove riesce ad esprimersi sia il paziente estroverso sia quello più schivo e riservato. Nel gruppo di anziani che hanno seguito l’attività di Musicoterapia è stato possibile riscontrare un coinvolgimento ed una partecipazione progressiva anche in quei pazienti più chiusi e meno socializzati.

Articolo già presente nell’archivio articoli del sito www.pamonline.it
Autore Andrea Benecchi

Condividi nei circuiti network:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • LinkedIn
  • del.icio.us
  • Print
  • Technorati
Vota articolo con preferenza da 3.00 a 5 stelle

Articoli collegati

Page 1 of 121234510...Last »